L’autoironia della Mazzamauro
conquista il Comunale
TREIA - Divertente la performance della simpatica attrice romana
di Walter Cortella
La stagione di prosa del teatro Comunale di Treia si è aperta all’insegna della comicità con l’esibizione di una protagonista di grosso calibro, l’intramontabile Anna Mazzamauro, un’attrice che ha fatto dell’autoironia la sua carta vincente, sia al cinema che in teatro, riuscendo, lei che per sua ammissione bella non è mai stata, a ritagliarsi uno spazio importante là dove, parodiando un vecchio adagio, si potrebbe dire che “chi di bellezza ferisce di bellezza perisce”. In questo spettacolo, la Mazzamauro si racconta al pubblico. Partendo quasi dall’infanzia, ripercorre alcune tappe fondamentali della sua lunga carriera di attrice e narra gustosi aneddoti con la sua solita vis comica. Grazie a questa sua non comune peculiarità, nel 2013 si è aggiudicato il Premio Charlot «alla carriera», seguito dal «Queen of Comedy», due riconoscimenti molto ambiti nel mondo dello spettacolo.
Nuda e cruda, nato dal suo omonimo libro scritto recentemente, prende l’avvio da una divertente riflessione sulla propria bellezza, ma lo fa con la sua arcinota autoironia che l’ha resa una delle attrici più simpatiche ed amate del teatro italiano. Inevitabile la citazione della famosa Signorina Silvani, divenuta celebre grazie ai film interpretati accanto a Paolo Villaggio, ma non poteva non rievocare la grande Anna Magnani e il suo tormentato legame amoroso con il regista Roberto Rossellini. Molto coinvolgente il «quadro» in cui, nei panni di Nannarella, parla al telefono con il suo uomo. Il loro rapporto sentimentale sta andando in frantumi e la conversazione è struggente.
La Mazzamauro volge le spalle al pubblico, ma quella posizione inusitata è il frutto di una precisa scelta registica: quella donna seduta al telefono non vuol essere solo la Magnani, ma una delle tante donne che fanno o ricevono una telefonata che pone fine al loro amore travagliato. In quel momento la commedia si fa dramma, o forse addirittura tragedia. Il pathos della situazione deve affidarsi soltanto alla voce. Il volto non ha nessuna importanza, come invece nell’altro episodio, quello in cui la Mazzamauro parla delle donne fatte oggetto di violenza da parte dei maschi. Allora voce e volto esprimono tutto lo strazio di una mamma che sul banco di in una macelleria «rivede» i resti della figlia seviziata dal suo aguzzino ed acquistano un ruolo fondamentale. Dopo questo intermezzo altamente drammatico, la Mazzamauro torna ad essere la donna spiritosa che conosciamo da tempo e la serata riprende i toni della comicità. Non resiste alla tentazione di scendere in platea e di dialogare con gli spettatori. Ne prende graziosamente di mira alcuni, ma la vittima designata è quello «pelato» in prima fila. Il pubblico in genere gradisce molto questo piacevole coinvolgimento e quello del Comunale di Treia non ha fatto eccezione. La Mazzamauro nel corso dello spettacolo canta anche alcune canzoni scritte da Amedeo Minghi. Ha una voce un po’ roca ma sicuramente gradevole. L’accompagna alla tastiera e alla chitarra il giovane Sasà Calabrese che in più d’una occasione le fa da valida «spalla». Con un’attrice così solare e simpatica il divertimento è assicurato, anche nel foyer del teatro, dove la Mazzamauro si è intrattenuta in piacevole conversazione con alcuni spettatori.
(Foto di Alessandro Di Mattei)

