Come sarebbe stata
l’Italia con Mattei?

53° ANNIVERSARIO DALLA MORTE - Rispondono Adriano Ciaffi, Carlo Ballesi, Pietro Marcolini, Evio Hermas Ercoli, Nando Ottavi e Silvia Craia. In uscita un libro-inchiesta

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Enrico Mattei

Enrico Mattei

‘Enrico Mattei, il futuro tradito’ (Ilari Editore) è il ‘sequel’ de ‘La Leggenda del santo petroliere’, opera prima (sold out) sul fondatore dell’Eni da parte del giornalista Maurizio Verdenelli. Un libro-inchiesta che ruota, tra inediti ancora sul mito-Mattei, sul ‘What if?”. Come sarebbe stata l’Italia oggi se l’uomo che vedeva il futuro non fosse stato ucciso a 56 anni? A rispondere circa quaranta ‘firme’ eccellenti: politica, giornalismo, arte, cultura e via elencando. C’è spazio pure una nuova verità su questo terribile mistero italiano. E’ nel fil rouge che lega Mattei a Kennedy, Kruscev, Marilyn Monroe, Pasolini ed a William McHale, il giornalista di Time-Life, morto anch’egli nel bireattore ‘minato’, esploso a Bascapè, 53 anni fa. Il libro sarà presentato domenica 8 novembre ad Acqualagna, paese natale del fondatore dell’Eni nel corso di una cerimonia che vedrà la consegna da parte di Oscar Farinetti del 1. Premio Enrico Mattei. Poi ‘Il futuro tradito’ è di scena a Terni il 27 novembre ad Umbrialibri al Centro per le Arti.

Ieri a Matelica si è tenuta la cerimonia per il 53esimo anniversario dalla morte di Enrico Mattei (leggi l’articolo). Oggi riportiamo alcune risposte alla domanda “Come sarebbe stata l’Italia oggi se l’uomo che vedeva il futuro non fosse stato ucciso a 56 anni?”

Adriano Ciaffi

Adriano Ciaffi

ADRIANO CIAFFI (E’ stato parlamentare, sottosegretario di Stato per l’interno e presidente della regione Marche). “Agli inizi del rilancio economico marchigiano, Enrico Mattei, se fosse vissuto più a lungo, avrebbe potuto sviluppare ancor più le sue doti d’imprenditore e dirigente industriale sulla frontiera innovativa che stava portando avanti con coraggio ed intelligenza. Aveva già instaurato sul fronte dell’energia petrolifera e degli idrocarburi, realizzazioni e rapporti nazionali ed internazionali che già configuravano un nuovo modello e nuovi rapporti con i paesi produttori. Con lui saltano i vecchi equilibri coloniali e di sfruttamento dell’energia nei paesi sottosviluppati per instaurare collaborazioni paritarie ed innovazione tecnologica. Fu un grande marchigiano che fece della sua regione non solo il braccio intelligente del lavoro delle proprie imprese ma anche una squadra di collaboratori già impostata da partigiano e dirigente dell’Agip del dopoguerra. Marcello Boldrini, Raffaele Girotti ed Egidio Egidi sono economisti ed imprenditori che alla guida dall’Agip all’Eni proseguirono la sua opera, dopo la sua tragica scomparsa. Sono tutti marchigiani come lui che insieme con gli operai e i quadri sparsi nel mondo hanno sviluppato le sue idee, le sue intuizioni. E la Città-Regione Marche, nel suo insieme, ha trovato in Mattei un leader straordinario impostosi come manager e cittadino del mondo a capofila dei numerosi imprenditori protagonisti della grande trasformazione della regione”.

 

Carlo Ballesi

Carlo Ballesi

CARLO BALLESI . (E’ stato senatore, sindaco di Macerata e di Visso). Lapidario e deciso il suo commento al telefono: “Se avesse potuto continuare la sua attività l’Italia sarebbe stata concorrente con gli altri perchè pur non avendo le materie prime degli altri eravamo in grado di cercarle dovunque e farle nostre. Quindi economicamente e politicamente parlando sarebbe stato un paese più competitivo in Europa”.

 

 

 

Pietro Marcolini

Pietro Marcolini

PIETRO MARCOLINI (Esperto di politiche pubbliche, è stato assessore regionale al Bilancio). “Enrico Mattei ha lati molto chiari ed altri un po’ meno in riferimento ai finanziamenti della nuova politica che si andava imponendo in quegli anni. Cercava d’influenzare in senso positivo il paese innalzandolo ad un indice di modernizzazione al passo con il resto d’Europa, e se possibile, anche più superiore. Per le Marche la sua morte è stata una tragedia irreparabile. L’Eni rappresentava un drenaggio formidabile in termini di occupazione, soprattutto giovanile, ed occasione di sviluppo. Mattei ha significato poi il collegamento con Fuà, con Boldrini, ha significato i tanti motelAgip (ce n’erano addirittura due in provincia: a Macerata e a Muccia), gli stabilimenti della Nuova Pignone a Porto Recanati, della Saipem a Fano, a Matelica –dove ora c’è una sede universitaria- e a Fano della cui destinazione il consiglio regionale è tornato a dibattere di recente. Lo spirito di Mattei ha resistito potente nelle Marche ed in particolare nel Maceratese –ne ho ricordo vivo come giovane componente nel Cda della Fondazione matelicese ai tempi di Girotti e Miraglia- e potenti restavano i suoi lasciti. Con il tempo, la fondazione di San Donato Milanese ha un po’ sottratto linfa a questa del ‘paese marchigiano d’elezione’.

Evio Hermas Ercoli

Evio Hermas Ercoli

EVIO HERMAS ERCOLI (Ideatore di Popsophia, direttore della Biennale dell’Umorismo, presidente dell’Accademia di Belle Arti) – “L’apporto di un individuo è importante ma all’interno di un processo storico può rappresentare al massimo una spinta, un’inerzia. Mattei ha spinto moltissimo, sia nel bene che nel male. E’ stato spregiudicato, ha accelerato delle tendenze o delle realtà già presenti, come la comunicazione. Alcune cose fatte da Mattei si sarebbero affermate comunque, magari un po’ più tardi. Nel lungo periodo avremmo avuto le stesse identiche situazioni. Poi ogni ricostruzione su Mattei è possibile, come sono state fatte su Kennedy. Dopo Mattei l’Italia è andata a cercare altre persone – molte delle quali hanno deluso – che potessero dare speranza. Il demiurgo è stata da sempre una figura ricercata, un bisogno fisiologico di questo Paese. Ma un uomo da solo non può cambiare una nazione. Uno su mille può dare una mano per cambiarla”.

Nando Ottavi

Nando Ottavi

 

NANDO OTTAVI (industriale): “Se Enrico Mattei fosse vissuto ancora a lungo avrebbe valorizzato ancora di più l’Eni e con essa anche il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Si sarebbe tenuto fuori da ogni tentazione di fare politica attiva, ma avrebbe svolto un ruolo incisivo nella nostra politica economica, riducendo le inevitabili differenze tra nord e sud dell’Italia, anche attraverso un potenziamento del settore manifatturiero. Di tutto questo le Marche avrebbero beneficiato, sia in termini di crescita economica, sia in termini di visibilità e quindi anche di “peso” politico”.

 

Silvio Craia

Silvio Craia

SILVIO CRAIA (già curatore della pinacoteca e dei musei comunali di Macerata). Enrico Mattei era un talento a 360 gradi. Non solo grande manager, ma personalità profondamente sensibile ed aperta all’arte. Con ‘Il gatto selvatico’ house organ dell’Eni, diretto da Attilio Bertolucci, era costante punto di riferimento per generazioni di intellettuali (scrittori e poeti). Sul ‘fronte’ delle arti visive ancora di più, essendo un autentico appassionato di pittura. Soprattutto contemporanea: le sue case erano diventate in breve vere e proprie pinacoteche con ‘firme’ che facevano la storia dell’arte italiana del dopoguerra. La sua fine è stata dunque anche un irreversibile lutto per l’Italia della Cultura, la fine di un generosissimo mecenate che sapeva coniugare arte ed impresa, come mai nessuno prima e dopo. L’Italia avrebbe dunque progredito di più sotto questo strategico aspetto di civiltà. Voglio ricordare infine un episodio che la dice lunga circa la ‘verità’ del caso Mattei. Ero, nel 1962, ai funerali di Matelica a fianco di Rodolfo Tambroni (che l’anno dopo verrà eletto in Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato ndr) che mi dice: ‘Dentro quella bara, di Mattei non c’è quasi nulla…’. Era chiaro il riferimento ai resti mortali del fondatore dell’Eni, dissolti quasi in quello che in quelle ore e per lunghi decenni fu etichettato come ‘incidente aereo’. Tuttavia, sin dai primi momenti, in ambienti politici ‘beninformati’ già circolavano forti sospetti sulla reale fondatezza di quell’ipotesi”.

(m. z.)

 


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