Migranti, la Lega sta con Saltamartini

CINGOLI - Dopo l'incontro avvenuto in prefettura in merito all'accoglienza il coordinatore Gian Marco Paparelli appoggia il pensiero del primo cittadino. "L’impiego dei rifugiati in lavori di pubblica utilità dovrebbe essere fruibilì a chiunque, italiani e stranieri. Ci sono famiglie che vivono con meno di 34 euro al giorno"

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Alcuni migranti in piazza della Libertà, sotto la prefettura di Macerata

Alcuni migranti in piazza della Libertà, sotto la prefettura di Macerata

di Leonardo Giorgi

La Lega Nord di Cingoli appoggia il sindaco Filippo Saltamartini. Lo fa nel merito delle opinioni nei confronti dell’accoglienza dei rifugiati politici nei comuni della provincia, in seguito all’incontro sul tema avvenuto pochi giorni fa in prefettura. A renderlo noto è il coordinatore della sezione cingolana del partito Gian Marco Paparelli. «La Lega Nord – afferma Paparelli – si dichiara soddisfatta in merito alla presa di posizione del sindaco di Cingoli. Nell’incontro con gli amministratori locali avvenuto in prefettura, Saltamartini ha sollevato enormi perplessità sull’arrivo e l’impiego di migranti in lavori di pubblica utilità. Tali attività a nostro avviso dovrebbero essere fruibilì a chiunque, italiani e stranieri, senza distinzione di sorta. Moltissimi cingolani vivono con meno di 34euro al giorno e molte giovani coppie non possono sperare nemmeno lontanamente di formare una famiglia». L’esponente del Carroccio continua.

«Trovo veramente deprecabile – dice il coordinatore – questo pugno di ferro nei confronti degli amministratori comunali. Il fenomeno migratorio è evidentemente mal gestito a livello centrale, sia legalmente che materialmente. Si creano così, due enormi problemi: di effettiva attuabilità, per gli amministratori, e sociali, per i residenti. Come viene spiegato da Saltamartini, un minore costerebbe al Comune di Cingoli, 36mila euro l’anno. Fondi che, in caso di aumento numerico, immagino potrebbero essere sottratti da altri settori di pertinenza comunale». Paparelli conclude con una riflessione sulla difficoltà di verifica delle reali competenze delle persone eventualmente accolte: «Ci tengo inoltre a ricordare che, gran parte di questi stranieri, spesso nemmeno provenienti da zone di conflitto ma semplici migranti economici, non sono neanche in possesso di curriculum vitae o di qualche certificazione riscontrabile, attestante la formazione scolastica o professionale. Mi chiedo quindi, in quali mansioni dovrebbero essere impiegati tali soggetti, quando non si conoscono neanche le reali competenze»


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