Unicam, premio internazionale
alla ricercatrice Marianna Taffi

CAMERINO – La dottoressa ha lavorato ad un progetto sull'inquinamento nel mare Adriatico. Riceverà il Best Young Researcher Award dalla International Society for Ecological Modelling

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Il gruppo dei ricercatori Unicam

Il gruppo dei ricercatori Unicam (la seconda da destra Marianna Taffi)

Ancora successi per i giovani ricercatori che si sono formati all’università di Camerino. La dottoressa Marianna Taffi, infatti, che ha conseguito il titolo di dottore di ricerca ad Unicam lo scorso marzo, è risultata vincitrice del Best Young Researcher Award, assegnato ogni anno dalla International Society for Ecological Modelling (Isem). «Questo premio – ha dichiarato la dott.ssa Taffi – rappresenta per me una grande soddisfazione sia dal punto di vista personale che professionale e soprattutto rappresenta un importante riconoscimento scientifico per tutto il gruppo di ricerca con il quale ho collaborato». Il dottorato di ricerca della dott.ssa Taffi è nato dalla collaborazione tra l’università di Camerino e l’Istituto di Scienze Marine (Ismar) del Cnr di Ancona, sotto la supervisione della dott.ssa Sandra Pucciarelli per Unicam, del dott. Mauro Marini per l’Ismar e del dottor Pietro Liò del Computer Laboratory dell’Università di Cambridge. «Sono molto soddisfatta – ha dichiarato la prof. Sandra Pucciarelli, docente della sezione di Biologia della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria di Unicam – perché il premio rappresenta un ottimo risultato non solo per la dott.ssa Taffi, ma anche per tutto il gruppo di ricerca e l’intero Ateneo. Durante i tre anni del dottorato di ricerca, Marianna ha lavorato in modo eccellente ottenendo degli ottimi risultati, confermati appunto anche dal conseguimento del premio Isem». «Mi congratulo ancora con la dott.ssa Taffi – ha dichiarato il dott. Mauro Marini – per l’impegno che ha messo nel suo lavoro e che l’ha portata ad ottenere questo risultato».

Decaclorobifenile1-700x432Scopo del progetto è stato l’analisi di fenomeni di bioaccumulo e di biorisanamento di Bifenili Policlorurati (Pcb), inquinanti particolarmente persistenti e pericolosi, nella catena alimentare del Mare Adriatico. Pur essendo stati vietati dal 1986, i Pcb sono ancora diffusi in diversi comparti ambientali a causa della loro elevata stabilità e sono studiati per la loro capacità di legarsi ai tessuti grassi degli animali e di essere accumulati e trasferiti attraverso connessioni alimentari fino all’uomo (bioaccumulo). L’ambiente marino è tuttavia anche caratterizzato da un’ampia varietà di microrganismi, alcuni dei quali hanno la capacità unica di usare tali inquinanti come fonte di energia, degradandoli direttamente e diminuendo indirettamente la loro disponibilità, processo questo che viene definito biorisanamento. «La prima fase di indagine – ha proseguito la dott.ssa Taffi – è stata caratterizzata da un’intensa raccolta e catalogazione di dati. Attraverso l’uso di tecniche computazionali abbiamo ricreato un modello di tutta la rete alimentare del mar Adriatico, che ci ha permesso di stimare la concentrazione di PCB in specie per le quali non erano disponibili studi specifici. Abbiamo inoltre applicato tecniche di analisi delle reti, tipicamente usate anche in economia e nell’analisi dei social networks, per approfondire lo studio del ruolo di ogni singola specie nel trasferimento degli inquinanti all’interno di tutta la rete alimentare e sviluppato un nuovo indice per descrivere proprio questo tipo di centralità».

ISEM-300x280«Le nostre analisi sul mare Adriatico – ha concluso Marianna Taffi – rappresentano un valido e pratico strumento per la valutazione di strategie di recupero ambientale volte alla conservazione della biodiversità e delle risorse del territorio, tra cui la pesca». I risultati della ricerca sono stati ottenuti anche grazie ad una fruttuosa collaborazione con Pietro Liò del Computer Laboratory dell’università Cambridge e con Nicola Paoletti, dottore di Ricerca Unicam e attualmente post-doc all’università di Oxford. «La collaborazione tra ricercatori italiani in Italia e all’estero – ha dichiarato il dott. Liò – produce un arricchimento ed uno scambio di competenze reciproci e dovrebbe ricevere maggiore attenzione sociale». «Sono molto soddisfatto di questo riconoscimento – ha dichiarato il dott. Paoletti – non solo per il prestigio, ma soprattutto perché premia l’impegno e la passione messi dai ricercatori in questo lavoro. E’ il primo studio di questo tipo sull’ecosistema dell’Adriatico e credo quindi che il lavoro abbia valenza sia nei metodi, che nel suo impatto nell’ambito ambientale». Il premio verrà ufficialmente conferito durante la prossima conferenza di Isem 2016 a Baltimore in America.


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