Appropriazione indebita
di opere di Ripani,
sotto accusa una 69enne
CIVITANOVA - Questa la contestazione a una donna, che aveva avuto una relazione con l'artista civitanovese, e che è imputata al tribunale di Macerata
Le opere dell’artista civitanovese Walter Ripani finiscono al centro di un processo dove è imputata una 69enne osimana che aveva avuto una relazione con il maestro. La donna, Fiorenza Binci, deve rispondere di appropriazione indebita di diverse opere di Ripani in un processo che si è aperto oggi al tribunale di Macerata. I fatti risalgono al marzo dello scorso anno quando la figlia di Ripani, Maria Teresa, decide di organizzare una mostra, insieme al comune di Civitanova, per ricordare il padre, scomparso il 19 novembre del 2012. Per fare la mostra servono le opere, che erano in possesso di Binci, un po’ tenute nella sua casa, un po’ in soffitta (per un valore di 250mila euro). Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, la figlia di Ripani chiede la restituzione delle opere a Binci che però si sarebbe opposta. Da qui l’accusa di appropriazione indebita. Due le versioni che verranno illustrate al processo. Quella della figlia è che prima di morire, suo padre aveva temporaneamente depositato alcune delle sue opere più preziose da Binci, questo perché stava per scadere l’affitto del negozio dove l’artista teneva quadri e sculture. La versione di Binci, assistita dall’avvocato Roberta Bizzarri, è invece che i quadri le fossero stati donati dal pittore, prova ne sarebbe una etichetta sui quadri che indica che si tratta di donazioni e compare la firma dell’artista. Su questo punto l’avvocato Fabiola Cesanelli, che assiste la figlia di Ripani che oggi si è costituita parte civile, ha chiesto una perizia per valutarne l’autenticità delle etichette.
(Gian. Gin.)