Le tradizioni rivivono a Santa Croce
sulle rive dell’Ete Morto
MOGLIANO – Da domani a domenica la sesta edizione del festival dedicato alla riscoperta delle radici. Un cesto da record sarà intrecciato dai maestri locali
Il “Festival delle Tradizioni” di Santa Croce di Mogliano riscopre tempi antichi in quando “Tanto se fatigava, sano se magnava, con gusto se viia, e tanto ce se divirtia”. L’associazione Amici di Santa Croce, nata 15 anni fa con le finalità di recuperare e promuovere le tradizioni locali del territorio, dell’ambiente, e dell’attività antropica nonché per la valorizzazione della famiglia nell’ambito sociale, culturale ed economico, organizza annualmente il festival la penultima domenica di agosto lungo il torrente dell’Ete Morto nel parco fluviale di Santa Croce.
Da domani a domenica 24 agosto si rivivono attività rurali, lavorative e ricreative; i lavori di un tempo: la falciatura, la mietitura, lo scartoccià, la pigiatura dell’uva, la ricostruzione del pagliaio, il ricamo, l’intreccio manuale dei vimini (dei mastri cestai, con la realizzazione di un cesto grandissimo, da record, oggetto di cronaca nazionale) ed inoltre da quest’anno si proporrà l’apertura di una mostra temporanea sulla civiltà contadina, in modo tale che non si perda tale tradizione.
Oltre alla riproposizione dei mestieri vi è l’esposizione di antiche macchine, attrezzi e trattori d’epoca. Collateralmente si ripropongono i giochi di un tempo come: costa muro, il gioco dei birilli, il tiro alle galline, ecc.; la domenica mattina ci sarà la rappresentazione de “lu sposaliziu de una volta” con il pranzo su prenotazione come nella tradizione. Tutte le serate sono allietate da orchestre con la musica di un tempo.
«Riteniamo nostro dovere civico – dicono gli organizzatori – conservare le basilari e sane tradizioni per una necessaria memoria storica utile anche per la moderna società, e non permettere quindi mai di dimenticare quello che i nostri avi hanno fatto con umiltà e sacrificio per la crescita e lo sviluppo della nostra società. C’è un crescente interesse dei cittadini desiderosi di queste conoscenze, finalizzate all’alto e doveroso riconoscimento dell’operato dei nostri nonni. Oltre alla partecipazione di cittadini del luogo, arrivano anche da fuori provincia e anche da fuori regione, la cosa ci inorgoglisce e ci dà la forza di andare avanti, sempre e doverosamente ringraziando quanti con il loro contributo hanno permesso tutto ciò».
