Ucciso dalla bombola esplosa,
Mercuri ha provato a salvarsi
CORRIDONIA - Il 43enne si è trascinato per almeno cinque metri dopo la deflagrazione al distributore di metano. Ma un taglio profondo alla carotide non gli ha lasciato scampo. Intanto c'è il nome del primo indagato per omicidio colposo. E' il dipendente dell'impianto, Jacopo Ilari, 23 anni. L'avvocato: "Non ci sono responsabilità del ragazzo". Il legale della famiglia della vittima: "Valutare le responsabilità civili e penali della proprietà"
di Marina Verdenelli
Ha provato ad allontanarsi, per mettersi in salvo, trascinandosi per almeno cinque metri, dopo lo scoppio della bombola che lo ha investito uccidendolo poi per le lesioni riportate. Fatale è stata la ferita profonda, subita al collo. Un taglio all’altezza della carotide che gli ha causato una vasta emorragia. E’ morto dissanguato. E’ quanto emerso oggi dall’esame esterno disposto sul corpo di Antonio Mercuri, il 43enne di Corridonia morto ieri mattina per l’esplosione di una bombola da cucina a gpl, all’impianto di metano di Sarrocciano, lungo la strada che collega Piediripa a Trodica, nel comune di Corridonia (leggi l’articolo). Sulla morte del giovane papà, capo magazziniere in una officina di Tolentino, c’è il nome del primo indagato per omicidio colposo. E’ il dipendente dell’impianto di metano, Jacopo Ilari, 23 anni, presente quando è avvenuta la deflagrazione che ha ucciso Mercuri (leggi l’articolo). Ilari verrà sentito nelle prossime ore dai carabinieri di Corridonia, delegati per le indagini dalla procura di Macerata (coordinate dal pm Stefania Ciccioli) che ha aperto un fascicolo dove per ora non risultano altri indagati. Il giovane, che all’impianto di metano era stato assunto per l’estate, questa mattina era ancora provato per l’accaduto e ha avuto un colloquio telefonico solo con il suo avvocato, Damiano De Minicis, nominato d’ufficio. Il legale ha partecipato all’esame esterno effettuato sulla salma all’obitorio dell’ospedale di Macerata dove sono stati presenti anche i carabinieri di Corridonia, un assistente del medico legale e l’avvocato della famiglia del giovane papà morto, il legale Lorenzo Vitali. «Da quanto è emerso non ci sono responsabilità del ragazzo – commenta l’avvocato De Minicis – verosimilmente è stata una fatalità condizionata da una imprudenza della vittima».
I familiari di Mercuri vogliono accertare le responsabilità dell’accaduto. «Ci costituiremo parte civile – annuncia l’avvocato Vitali – per valutare le responsabilità civili e penali della proprietà. Questo per una tutela degli eredi. Il regolamento di questi impianti a metano vieta l’approvvigionamento di serbatoi mobili come appunto bombole o bottiglie. La cosa certa è che quella operazione non doveva essere eseguita o doveva essere impedita indipendentemente da quanto emergerà sui fatti accaduti dall’indagine ancora in corso. Mercuri doveva essere mandato via». La proprietà dell’impianto è la Metano 96 Srl dove risulta come amministratore delegato e quindi legale rappresentante Antonio Lazzarini, imprenditore di Morrovalle. L’esame esterno sul corpo è terminato alle 10. La procura ha poi dato il nullaosta per restituire la salma alla famiglia. Attorno alle 13 è stata allestita la camera ardente nella sala del commiato Verdini a Corridonia. Domani 8 agosto il funerale sarà celebrato alle 9,30 nella chiesa dei Santi Pietro Paolo e Donato. La famiglia ha chiesto no fiori ma una donazione alla Croce verde di Corridonia alla quale Mercuri era molto legato.


