L’addio a Salvatore, la città:
“Uomo libero che ha insegnato
a non avere pregiudizi”
CIVITANOVA - Tanti amici nella chiesa del Cristo Re per partecipare al funerale del clochard 53enne trovato morto in un garage. Lettera dei familiari per ringraziare quanti gli sono stati vicino durante la vita che aveva scelto di passare in strada. "Era un camminatore, restare chiuso in casa per lui era un sacrificio enorme, era una costrizione che non accettava".
di Laura Bocccanera
«Era un abitante della città e tutta la città era casa sua, era come un passero, un gatto randagio, ma gli piaceva questa libertà, un uomo delicato, sparuto e stralunato che mancherà a Civitanova che da oggi è un pò più povera senza di lui». E’ l’assessore Cristiana Cecchetti che dà un estremo saluto laico a Salvatore Verdini, il clochard civitanovese morto in uno dei tanti garage che spesso visitava (leggi l’articolo). Parole di affetto, il suo, che rappresentano però anche quello della città verso Salvatore, 53 anni, l’uomo bambino benvoluto da tutti, una presenza discreta e costante che faceva parte della vita di un po’ tutti i civitanovesi. Il rito religioso si è svolto oggi pomeriggio nella chiesa di Cristo Re. In prima fila a piangerlo i parenti, gli amici, ma anche gente comune che lo incrociava e che si era affezionata a quella “sentinella” sempre vigile in vari punti della città. L’omelia è stata affidata a don Mario Colabianchi che nella sua predica ha voluto andare controcorrente rispetto all’immagine che spesso si dà di Civitanova come città razzista e intollerante, ricordando come Salvatore abbia portato alla luce la carità e l’umanità di ciascuno di noi: «quello che mi ha sempre colpito di lui è stato quel candore di bambino, la semplicità di un piccolo che coglie le cose del mondo con l’empatia e l’intuizione. Nella sua vita Salvatore ha dato tutto, quel poco che era tanto, un sorriso, la riconoscenza, la gratitudine e la fiducia. In tanti lo hanno accolto e qui voglio spezzare una lancia per questa città che spesso viene accusata di non essere accogliente. Non è vero, siamo ancora capaci di generosità e accoglienza e a Salvatore chiedo questo: che ci insegni ad avere meno pregiudizi, atteggiamenti arroganti e prepotenti nei confronti degli altri. Non chiudiamo le porte in faccia, la carità che non costa nulla non serve, la carità è dono e servizio e mettersi dalla parte degli altri costa fatica. E allora facciamo in modo che Civitanova non diventi la città invisibile di Calvino dove gli ultimi sono fantasmi senza volto».
I tifosi della Civitanovese hanno voluto salutare Salvatore con un dono e hanno apposto sulla bara una sciarpa rossoblu. Sul feretro anche ghirlande di fiori, girasoli gialli. A ricordarlo al termine dell’omelia, come detto anche l’assessore che a nome dell’amministrazione ha rivolto un pensiero gentile e un ricordo di quel concittadino così particolare: «le città hanno un profilo che è disegnato dai palazzi, dagli edifici, ma ci sono anche profili umani, persone che con le loro qualità diventano essenze della città: artisti, intellettuali, buoni, cattivi, e poi c’è Salvatore. Ha fatto parte della mia vita, era un abitante della città. Alcuni punti ben precisi erano identificabili come il suo studio, la sua cucina, io ogni volta che passerò lì continuerò a vederlo. La sua famiglia lo ha lasciato libero di fare la vita che voleva, ed è stato un gesto di grande generosità. Forse sarebbe vissuto qualche anno in più in una struttura, in un ospedale, ma non era la vita che voleva. Mi mancherà infinitamente la sua figura bizzarra e timida, senza di lui questa città è un pò più povera». La sorella e il fratello hanno poi voluto ringraziare in una lettera tutti coloro che hanno costellato la vita del fratello scomparso, da quanti si sono presi cura di lui nei momenti di difficoltà, fino a tutti coloro che gli dispensavano un sorriso accettando la sua scelta inusuale per una società codificata: «Salvatore ci ha lasciato, la famiglia ringrazia quanti in tutti questi anni gli hanno voluto bene come un figlio, come ad un fratello e come un amico – scrivono i familiari – amico di tutta Civitanova perché era un camminatore, restare chiuso in casa per lui era un sacrificio enorme, era una costrizione che non accettava. Ci spiace per quanti hanno sofferto questa sua libertà mettendo un pò di scompiglio nelle loro vite visto che (come questa volta) amava il giaciglio occasionale. Ci scusiamo per quanti hanno capito con difficoltà questa sua mania di libertà e ci scusiamo per chi non l’ha capita. Grazie a chi l’ha curato con amore ogni qualvolta si recava in ospedale per trovare ristoro e calore umano. Grazie anche alle forze dell’ordine che in tutti questi anni ci hanno sempre assistito ed accompagnato in questo nostro viaggio insieme a Salvatore. Grazie di cuore a tutti quelli che non abbiamo avuto il piacere di conoscere e che gli sono stati vicini. Avremmo voluto che fosse stato più a lungo insieme a noi ma non ci siamo riusciti purtroppo. Ricordatelo con amore». Dopo il rito funebre la salma è stata tumulata nel cimitero di Civitanova Alta.







Io non lo conoscevo e mi dispiace molto ma mi sembra che lo avete utilizzato x parlare della citta’ bo forse comprendo male io ma l articolo mi sembra che parli d altro…