Dopo Corridonia, il Ghana
Jorge Gomez allena ad Accra

INTERVISTA - L'ex direttore generale rossoverde è il tecnico del Danbort, formazione della capitale che milita in serie B. Racconta la sua esperienza in Africa e ripercorre l'ultima stagione nel maceratese. "Per quattro mesi mi sono trovato molto bene, lavorando in totale autonomia. Poi sono cominciati i problemi"

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Jorge Gomez, ex direttore generale del Corridonia

Jorge Gomez, ex direttore generale del Corridonia

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da destra: Jorge Gomez, Carlos Suarez e l’allenatore in seconda in seconda del Danbort Evans Adjei

di Marco Cencioni

E’ stato protagonista dello scorso campionato di Eccellenza, come direttore generale del Corridonia, e ora allena in Ghana. Stiamo parlando di Jorge Gomez che, in Africa, sta vivendo un’altra tappa del suo giro del mondo dietro ad un pallone. Gomez è sicuramente un personaggio non nuovo nella scena calcistica marchigiana, avendo collaborato in passato, rivestendo diversi ruoli, con Biagio Nazzaro, Real Montecchio, Vis Pesaro ed anche in Romagna con il Valleverde Riccione. Nelle ultime stagioni ha anche lavorato in Lettonia ed attualmente collabora con Carlos Suarez – personaggio molto noto che vive a Tolentino – suo manager e intermediario di calcio per il mercato di Africa, Sudamerica e Scandinavia serie A e B.

Jorge Gomez, come si trova in Ghana?
«Molto bene, la gente è molto cordiale e affettuosa con me. Mi fanno sentire come fossi a casa mia e non mi fanno mancare niente. Vivo ad Accra, la capitale, e sono arrivato a marzo proveniente dalla Nigeria dove io e il mio manager Carlos Suarez abbiamo lavorato per un mese all’organizzazione di una scuola calcio con metodologia italiana nella città di Lagos, capitale della Nigeria. Il progetto è stato organizzato dalla Youth Sports Federation of Nigeria».

Ti manca l’Italia?
«Anche se io mi trovo molto bene in Ghana e mi sono già innamorato di questo popolo, devo dire che l’Italia mi manca moltissimo. I miei amici, il caffè, il cibo italiano che è unico al mondo, il mio mare Adriatico, la mia regione Marche. Mi considero, dopo 26 anni vissuti in Italia, un marchigiano d’adozione».

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La formazione del Danbort

Da direttore generale – sportivo ad allenatore, cosa cambia?
«Da allenatore posso stare dentro a un campo di gioco e divertirmi come quando giocavo. Dopo oltre 30 anni di esperienza calcistica, finalmente posso insegnare in prima persona ai più giovani tutto quello che ho imparato in tutti questi anni. Da direttore sportivo potevo solo suggerire, oltre a formare la squadra, mentre da direttore generale il lavoro e più manageriale».

Parlaci della tua squadra e del tuo staff. C’è qualche giocatore pronto per i nostri campionati?
«Si chiama Danbort Football Club e disputa il campionato di serie B. Siamo a metà all’ottavo posto su 16 squadre nel girone di ritorno. Abbiamo una seconda punta classe 1997 molto forte fisicamente. Questo è il secondo anno da titolare in prima squadra. Secondo me può giocare tranquillamente in serie B o in una primavera di serie A. Il mio staff è composto da un allenatore in seconda Evans Adjei, il preparatore dei portieri Edy, un team manager, due medici, un magazziniere. L’obiettivo è di mantenere la categoria, riorganizzare il settore giovanile per la formazione di calciatori che possano essere pronti per il salto di qualità e creare un ponte tra l’Africa, Europa e Sudamerica con la collaborazione del general manager Carlos Suarez della agenzia Primiglobalsport».

Come ti sei trovato a Corridonia? E come mai hai deciso di lasciarla?
«Per quattro mesi mi sono trovato molto bene, lavorando in totale autonomia.Poi sono iniziati i problemi. Da un lato, alcune incomprensioni a livello gestionale e dall’altro divergenze di opinioni con il mio staff tecnico. La mia lunga esperienza nel calcio internazionale mi consigliava di lasciare la carica da direttore generale e di fare un passo indietro per il bene della società».

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Jorge Gomez, Evans Adjei e il manager Carlos Suarez

Il tuo bilancio della scorsa stagione? In che rapporti sei rimasto con la proprietà del Corridonia?
«Molto positivo, visto che è stata raggiunta con una giornata di anticipo la permanenza nel
campionato di eccellenza. Quando sono arrivato a Corridonia, il presidente e il consiglio direttivo mi avevano chiesto un solo obiettivo. Ottenere una salvezza tranquilla e gettare le basi per confermarci nella categoria di competenza visto che negli ultimi due anni il Corridonia è stato prima retrocesso e poi ripescato, mentre nel 2013-2014 si è salvato ai playout. I rapporti sono rimasti buoni. il presidente Procaccini è una persona eccellente che nutre una vera e propria passione per la sua squadra, i dirigenti Federico e Carlo Pieroni sono due persone fantastiche e grandi intenditori di calcio come il mio amico Mazza e il leggendario segretario, Quintino Pieroni, persona squisita e fedele alla causa Corridonia».

Cosa vedi nel tuo futuro?
«Per ora penso solo ad allenare e cercare di confermarmi come allenatore professionista. Per il resto, poi si vedrà: nel calcio ogni cosa può cambiare in un momento».


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