La Fondazione Carima si sdoppia
per far posto al Rettorato

MACERATA - E' iniziato il trasferimento della presidenza e degli uffici di rappresentanza a palazzo Ricci e degli amministrativi all'Abbadia di Fiastra. Subentrerà a titolo gratuito Unimc. La presidente Rosaria Del Balzo: "E' la più importante erogazione al territorio"

- caricamento letture
Palazzo Romani-Adami è sede della Fondazione Carima dal 2005

Palazzo Romani-Adami è sede della Fondazione Carima dal 2005

di Alessandra Pierini

La Fondazione Carima trasloca dopo 10 anni da palazzo Romani – Adami per far posto all’Università di Macerata. Gli uffici di rappresentanza e la presidenza si trasferiranno all’ultimo piano di palazzo Ricci, sede del prestigioso museo dell’Arte Italiana del ‘900, gli uffici amministrativi, invece, saranno spostati all’Abbadia di Fiastra. Le operazioni di trasloco sono appena iniziate e saranno piuttosto lunghe. Una volta terminate inizierà il trasferimento in via Crescimbeni del Rettorato dell’Università che si trova attualmente a palazzo Conventati, di proprietà del comune di Macerata. L’accordo con Unimc era stato sottoscritto lo scorso  febbraio (leggi l’articolo)

Rosaria Del Balzo a palazzo Romani - Adami

Rosaria Del Balzo a palazzo Romani – Adami

«Con questa operazione – spiega la presidente della Fondazione Maria Rosaria Del Balzo – saremo ancora più presenti sul territorio con un duplice presidio. I nuovi spazi in cui ci trasferiremo meritano entrambi molto per la loro bellezza. Allo stesso tempo la concessione in comodato d’uso all’Università è una delle erogazioni più importanti che l’ente fa alla città di Macerata e all’intero territorio».

Il trasferimento da palazzo Romani – Adami, dove la Fondazione aveva stabilito la sua sede il 30 settembre 2005 dopo un importante progetto di recupero architettonico, rientra nel piano di contenimento dei costi di struttura dell’ente che sta  riducendo le spese per la gestione dei propri immobili e allo stesso tempo cerca di valorizzare il  patrimonio immobiliare concedendolo a titolo non oneroso ad importanti istituzioni cittadine, come è accaduto anche con l’Accademia di Belle Arti che utilizza ormai da tempo palazzo Galeotti.

L’Università si sposterà non appena terminerà lo svuotamento da parte della Fondazione che sta cercando di accelerare per rispettare i tempi universitari. A quel punto a palazzo Conventati dovrebbero ritornare degli uffici comunali.

***

LA STORIA – È solo a partire dal 2001 che il Palazzetto Romani – Adami entra a far parte del patrimonio della Fondazione Carima che, dopo un importante progetto di recupero architettonico, decide di destinarlo a propria sede dal 30 settembre 2005.

Ma la sua storia inizia il 7 settembre 1702 quando la signora Girolama Urbani, vedova del falegname Giambattista Peranda, vendette per 730 scudi romani una casa di sua proprietà situata nel quartiere San Marco (odierna via Crescimbeni) al canonico Mario Compagnoni – Burgi. La costruzione si trovava tra un edificio delle monache di San Rocco e un altro appartenente ad Angelo Delmi. Poco più di un anno dopo, il 19 novembre 1703, il medesimo canonico acquistò da Bernardo Palmiro il “palazzotto di Micciola”, vicino alla casa già acquisita. Tre anni più tardi, il 20 settembre 1706,  Compagnoni – Burgi divenne proprietario anche della costruzione adiacente, quella di Francesco Sbiscia. Il disegno del canonico, infatti, era di comprare un caseggiato per trasferirvi un ramo della sua famiglia.
Il 7 luglio del 1729 Mario Compagnoni – Burgi fece testamento in favore del nipote Ottavio Angelucci, il quale, nel momento in cui si trovò in difficoltà economiche, vendette tali proprietà a Francesco Romani per 1000 scudi.
Nel Catasto Gregoriano del 1830 ritroviamo quello che, con il trascorrere del tempo, è diventato un palazzo a tutti gli effetti.
Il 1° settembre 1854 la famiglia Romani vendette la propria parte al conte Alessandro Tomassini – Barbarossa che, tra il 1856 e 1858, restaurò l’edificio ed ampliò la proprietà con l’acquisizione dell’adiacente casa in piaggia di Romani, appartenente a Severino Grulli. Poiché mantenere tale struttura era diventato molto oneroso, i Tomassini – Barbarossa decisero di affittare alcuni locali agli uffici del Bollo – Registro, alla Conservatoria delle Ipoteche e alle Imposte Dirette. Nel 1911 vendettero il tutto alla Banca Popolare, che vi trasferì i suoi sportelli. In seguito al fallimento del predetto istituto bancario, il complesso passò, in un primo momento, al Banco di Roma e successivamente alla Cassa di risparmio della provincia di Macerata, confluita poi in Banca delle Marche.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X