Silvio Spaccesi sarà sepolto
nella sua ‘Macerata granne’

IL RICORDO - Era l'ultimo interprete di una generazione di grandi artisti cresciuti nell'Atene delle Marche. Ha chiesto di essere cremato a Roma e di avere esequie funebri nella chiesa di San Giovanni Bosco
- caricamento letture
Silvio Spaccesi

Silvio Spaccesi

di Maurizio Verdenelli

Durarono poco quei ‘ripassi’ nel ‘bagno’ (la parola toilette doveva venire più tardi) dell’ispettorato agrario di Macerata dove lui aveva trovato posto subito dopo la guerra. Mi ricordava Silvio: «Quanto penavo dentro quell’ufficio sulle scartoffie: non era roba per me. L’impiego l’avevo sopportato fino a quando mi avevano mandato all’aria aperta in campagna ad ‘ispezionare’. Poi con la cessazione dei vari uffici distaccati è stato un calvario ‘recluso’ là dentro a passar carte. Gli unici momenti belli? A leggere il copione in bagno, ci passavo le ore!». Spaccesi è stato l’ultimo interprete di ‘Macerata granne’ ed insieme de ‘L’Atene delle Marche’, allievo non solo di Don Bosco alla cui Opera è nato, cresciuto, vissuto, invecchiato, ma pure di Angelo Perugini il maestro di tutti coloro (tanti) che hanno amato ed amano il teatro. Da Ugo Giannangeli a Renzo Pallotta (che ci ha lasciato a gennaio) a Franco Graziosi, il conte Colonna de ‘La Grande Bellezza’ di Sorrentino. Come Franco pure Silvio, ad un certo punto, si ‘dimise’ dalla vita di tutti i giorni per tentare la grande avventura. Graziosi da studente modello, Spaccesi da impiegato senza vocazione per iscriversi ai corsi d’arte drammatica ‘Silvio D’Amico’ a Roma. «E’ stato Angelo a suggerirmelo, tra la disperazione dei miei genitori. Ma che?!! Sei matto?! Lasci un posto fisso? Niente da fare: il mio cuore era là sul palcoscenico a far l’attore brillante». Un cuore a due piazze: da una parte Roma, dall’altra Macerata all’ombra dei Salesiani, sempre’. «Dove lui adesso ritornerà» annuncia Euro Saltari, l’amico di una vita, compagno di scuola sin dalle elementari dell’attore morto ieri (leggi l’articolo). Ad Euro in queste ore ha telefonato Eva, la moglie di Spaccesi (la coppia ha avuto due figli, un maschio ed una femmina).

dipinto don Bosco4-Spaccesi

Silvio Spaccesi tra i soggetti immortalati nella chiesa di San Giovanni Bosco a Macerata (Il ragazzo, giacca scura, che grida a braccia alzate, il primo sotto il mantello di stelle)

«Poco prima di morire mi ha chiesto di essere cremato a Roma e di avere sepoltura a Macerata. Ed avere esequie funebri nella chiesa di San Giovanni Bosco». In quella cappella dove Silvio ed altri ‘ragazzi di allora’ –tra i quali il fotoreporter de ‘Il Messaggero’ Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni e lo stesso fratello di Saltari- sono dipinti nella lunetta dell’altare centrale, presi come modello dal pittore incaricato di raffigurare il santo con i suoi allievi.

«Le ceneri arriveranno a Macerata tra una decina di giorni, e speriamo di poter avere per allora il nulla osta da parte del Comune, per la sepoltura». A quella ‘tomba’ cui Silvio aspirava, maceratese tra i maceratesi. «Ci batteremo per questo» dice Mauro Perugini, tristissimo per la fine ‘annunciata’ dell’amico a distanza di una settimana appena dalla morte di Rosaura Marchi, la compagna di vita e di palcoscenico dei suoi ultimi trent’anni di vita.

Silvio Spaccesi in Forza venite gente

Silvio Spaccesi in Forza venite gente

«Tornare a Macerata, ogni volta, era per Silvio una boccata d’aria buona, ringiovaniva quasi – racconta Saltari. – Per Spaccesi la consacrazione della gloria romana e cinematografica era stata negli anni 80 quelle due serate di ‘Forza venite gente’, in due anni consecutivi in un’Arena Sferisterio sold out, in delirio per lui». Un musical di successo (al cui allestimento maceratese aveva contribuito grandemente Gianni Ornelli) nel quale distorcendo un po’ la storia, il padre (Pietro di Bernardone/Spaccesi) si riappacifica alla fine col figlio Francesco d’Assisi. Il pane del perdono, sulla scena un’enorme pagnotta, sigillava l’inedita pace. Quel supersfilatino veniva poi, al momento degli applausi, consegnato in segno di gratitudine da Silvio ad Euro, l’amico di sempre, tra gli organizzatori dell’evento. Successivamente ci furono altre repliche maceratesi di ‘Forza venite gente”. Nel cuore di tutti rimase giustamente  lo spettacolo che celebrò il restauro del ‘Don Bosco’, il teatro dove Silvio era nato attore. Spaccesi pianse vere lacrime a quel trionfo ‘casalingo’. Riuscì a dire soltanto, al solito scherzando perché non dimenticava neppure nella commozione la battuta brillante: «Un premio così non me l’aspettavo proprio: sto forse in punto di morte?». Un teatro che sarebbe bello ora s’intitolasse al suo nome: a quello di Silvio Spaccesi, l’attore più famoso nato su quel palco. Un teatro di cui lui era sinceramente innamorato, come dell’ultracentenaria scuola dei Salesiani il cui tramonto sta coincidendo ora con quello del capoluogo.

dipinto don Bosco3-Spaccesi

Il dipinto sopra l’altare della chiesa al Don Bosco

E che festa fu, con Silvio anfitrione massimo, per i 50 anni del maestro di tutti, dell’alter Giovanni Bosco, dell’angelo di Macerata bombardata. In una parola: don Ennio (don E) Pastorboni! Allievi che erano diventati cinquantenni autorevolissimi, personalità pubbliche, giornalisti importanti (il capo ufficio stampa della regione, Franco Brinati) che davanti al loro antico maestro giunto apposta da Perugia si comportavano come i ragazzi d’allora, tutti in fila, tutti a chiedere il beneficio di un sorriso, di un paterno incoraggiamento. Era gli anni di tangentopoli, presi subito a prestito dal ‘presentatore’ brillante. Disse tra le risate al microfono, Spaccesi, intervistando ora ora quello: «Nonostante tutti gli sforzi che faccio che riesco a trovare tra voi uno che abbia ricevuto almeno un  …avviso di reato». No, i ragazzi di don Pastoboni che a Spaccesi aveva detto con una carezza (“Che tesoro!”), si erano mantenuti tutti ‘buoni e bravi’. Avevano poi fatto una super colletta, quei vecchi allievi, regalando al sacerdote per i suoi 50 anni, un orologio d’oro, di primaria marca svizzera. Che don Ennio aveva poi a sua volta devoluto ai poveri nel dispiacere più completo di Pietro (Baldoni) che l’aveva più tardi scoperto: «Ma don E era un nostro pensiero…!». E quella specie di santo: «I ragazzi e i poveri sono la mia unica ricchezza». Poteva Silvio non voler ritornare all’ombra dei ‘suoi’ Salesiani? Non sentirne un’accorata nostalgia?

«Era un grande attore ed un maestro ugualmente bravo» ricorda da parte sua, Cesare Angeletti, il popolare ‘Cisirino’, presentatore da sessant’anni di ogni festa, manifestazione o sagra che si rispetti nel Maceratese. «Personalmente sono stato avviato da lui alla ..carriera di presentatore a dodici anni». Dove, Cisirì?: «Al Don Bosco, che dianime! Con Franco Graziosi, che metteva in scena ‘roba’ impegnata, c’era Silvio, attor brillante nello spettacolo ‘Arte Varia’ che impegnava gli istituti superiori con cast di prestigiatori, musicisti, imitatori/comici. Tutto era pronto, ma alla fine ci accorgemmo che mancava il presentatore. Attimi di panico. Poi Spaccesi mi dice: Presenti, presenti tu. Ed io: Mai fatto, ho 12 anni appena. Si, presenti tu! Così fui letteralmente buttato sul palco, microfono in mano a 12 anni! Andò benissimo tanto che continuo da sessanta anni… Aveva visto giusto, lui!».

Spaccesi in uno dei più recenti spettacoli teatrali

Spaccesi in uno dei più recenti spettacoli teatrali

«Vedeva così giusto –rivela Mauro Perugini- che avevamo deciso di far nascere attorno a Spaccesi un’associazione che ridesse vita allo storico filone del cabaret, illustre nella Macerata del secolo scorso, con sala da the e teatri. Spaccesi presidente e direttore del corso di comicità ‘Macerata ridens’, unico nelle Marche. Un ‘talent’ di grande suggestione, nel nome di un attore che aveva fatto la storia del genere in Italia. La sua morte ci priva adesso di un’immensa opportunità ma continueremo ugualmente intitolando a suo nome associazione e scuola. Ci daremo da fare appena concluse le operazioni di ballottaggio per il rinnovo del consiglio comunale a Macerata».

La sede sarà il cinema Italia, fulcro e vita (una volta) del centro storico a segnare una volontà di risveglio nel nome dei grandi artisti maceratesi ‘esuli’. A cominciare da uno storico frequentatore dell’Italia, quel Dante Ferretti le cui grandi opere sono state inaugurate nei giorni scorsi all’Expo di Milano, dove ha fatto il suo ingresso il ‘suo’ ‘Popolo del Cibo’. Enormi personaggi all’Arcimboldo, creati dalla fantasia del tre volte premio Oscar. Anch’egli personaggio legato a Macerata a filo doppio da amore e storia (si salvò a stento, bambino, da quel bombardamento del ’44 nel quale fu eroico protagonista don Ennio) come tanti altri grandi maceratesi sparsi nel mondo ma con l’anima a Macerata, illustri allievi delle Muse. Sante Monachesi, Ivo Pannaggi, Valeriano Trubbiani, Franco Graziosi, Raffaele Curi, l’indimenticabile Jimmy Fontana che ogni volta che vedeva l’amico fabrianese Paolo Notari gli diceva: «Beato te che abiti vicino a Camerino…». Perché? gli chiedeva allora l’inviato Rai: «Perché la sera, se vuoi, puoi fare cena là, sotto San Venanzio: ti pare poco?! Qui a Roma ho una nostalgia tale di casa mia…».

La stessa di Spaccesi dal cuore grande spezzato dalla morte della sua Rosaura, che al momento dell’addio non ha dimenticato il ‘pane francescano del ritorno, della pace finale nella sua città. Tra dieci giorni, forza venite gente a dire addio a Silvio, l’ultimo maceratese.  

dipinto don Bosco2-Spaccesi

***

Cordoglio dell’Amministrazione comunale di Macerata per la morte di Silvio Spaccesi:  «La scomparsa di Silvio Spaccesi lascia un vuoto incolmabile nel mondo cinematografico e teatrale italiano ma soprattutto nella città. Apprezzato per la simpatia e la poliedricità delle sue perfomance, Spaccesi rimarrà nei cuori di tutti i maceratesi, che lo hanno sempre considerato un abile e  fidato portavoce e rappresentante delle caratteristiche migliori della nostra terra. Spaccesi era una persona che dietro la grande simpatia sapeva comunque mostrare le sue straordinarie qualità umane e culturali. Amava tornare a Macerata, città dove aveva mosso i primi passi di una carriera colma di successi e che lo ha visto recitare al fianco di grandi attori e dare voce a personaggi immortali di film che hanno fatto la storia del cinema. Mancherà la sua aria sorniona, la sua genuinità e la sua semplicità, tutte doti che lo hanno reso grande. Macerata non dimenticherà uno dei suoi figli più illustri».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X