Jeannette De Rothschild,
Gabriella Guerin ed Emanuela Orlandi
Misteri legati? La Procura dice no

Chiesta dal procuratore di Roma l'archiviazione dell'intero incartamento sul sequestro della quindicenne, figlia di un messo pontificio, e della coetanea Mirella Gregori. Due anni fa, il 'superteste' Marco Fassoni Accetti aveva parlato di una connessione con il 'Giallo di Sarnano' all'ombra di una lotta di fazioni in Vaticano con al centro lo Ior 
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Jeanette de Rothschild

Jeannette De Rothschild

di Maurizio Verdenelli

I grandi misteri italiani sembrano destinati a chiudersi senza un colpevole. E’ stato così per la morte di Enrico Mattei’ (“madre” di tutti i misteri), ugualmente per ‘il giallo di Sarnano’ con al centro la baronessa Jeannette De Rothschild e Gabriella Guerin e s’avvia ad esserlo presto pure l’enigma più inquietante della storia giudiziaria recente. Anche se sono esattamente (7 maggio 1983) 32 anni da quando è scomparsa nel nulla Emanuela Orlandi, figlia di un messo pontificio, mentre soltanto un mese e mezzo più tardi (22 giugno) fu la volta di Mirella Gregori, romana, figlia di un barista e di una sartina, ambedue quindicenni. Un inquietante ‘Vaso di Pandora’ -dallo Ior di Marcinkus al ferimento di papa Wojtyla alla banda della Magliana con il boss Enrico de Pedis seppellito nella Basilica di sant’Apollinare a Roma. Una vicenda da archiviare, così come richiesto dalla Procura.

Il manifesto per la ricerca di Emanuela Orlandi

Il manifesto per la ricerca di Emanuela Orlandi

Una vicenda, questa che si collega al giallo di Sarnano, seppure sia antecedente. Risalendo infatti la scomparsa di Jeannette De Rothschild e dell’amica friulana  Guerin al 28 novembre 1980 dalla pensione ‘Ai Pini’ di Sarnano, dov’erano alloggiate. I resti delle due donne furono ritrovati da un cacciatore in un bosco a Podalla di Fiastra a fine gennaio 1981 a pochissimi giorni dalla conferenza stampa nel corso della quale il secondo marito di Jeannette (Stephen May) aveva annunciato una ‘taglia’ nel tentativo di poter ritrovare la moglie di cui non aveva più notizie da 14 mesi.

A mettere insieme entrambi i casi è stato, nella ultima tranche delle indagini sul duplice sequestro romano, il fotografo Marco Fassoni Accetti, 59 anni . Il quale, pur uscito dall’elenco degli indiziati per la scomparsa di Emanuela, è stato adesso colpito da un nuovo avviso di garanzia per calunnia ed autocalunnia come riferisce nell’edizione romana ‘Il Corriere della sera’. E’ stato lui,  nel marzo di due anni fa, a presentarsi spontaneamente in Procura, a Roma. E parlando di una guerra tra fazioni ecclesiastiche all’interno della quale sarebbe avvenuto il sequestro di Emanuela e Mirella, l’avrebbe collegata alla morte di Jeannette e di Gabriella. Un caso fondamentalmente irrisolto, questo, nonostante la brillantezza e l’impegno dell’inquirente, l’attuale presidente del Tribunale di Macerata, dottor Alessandro Iacoboni, romano. Che nominato giudice istruttore a Camerino, aprì un’inchiesta a tutto campo attraverso pure la prima rogatoria internazionale in Inghilterra.

Gabriella Guerin

Gabriella Guerin

Due anni fa a gettare squarci di luce (tuttavia, temporanei data la richiesta d’archiviazione) sul ‘giallo di Sarnano’ sono state dunque le parole di Accetti nei vari interrogatori a piazzale Clodio. E non solo il mistero De Rothschild, ma pure l’assassinio della sedicenne, Katy Skerl, a Grottaferrata nell’84, sarebbe ‘entrata dentro’ a questa lotta di fazioni. Stando alla versione del fotografo romano (scrive il Corriere) Katy sarebbe stata soppressa infatti per rappresaglia dopo i sequestri Orlandi e Gregori. In particolare Jeannette, che per il suo ancora recente passato aveva conoscenze altolocate nella nobiltà inglese e nella Royal Family, sarebbe stata avvicinata da comuni amici tesi a screditare il presidente dello Ior. Tuttavia la trama delle ‘rivelazioni’ del ‘superteste’ ora indagato per calunnia ed autocalunnia, non è stata mai confermata, né accertato se l’ex baronessa avesse mai davvero conosciuto questo o quell’altro ‘attore’ di questo fosco scenario economico-finanziario all’ombra di san Pietro. Né tantomeno avesse mai contattato mons. Marcinkus per attuare eventualmente quel ‘piano’ teso a gettare ombre sulla personalità del potente prelato (leggi l’articolo). La procura ha ritenuto quel racconto non suffragato probatoriamente, da qui la richiesta ad archiviare l’intero incartamento. Cadendo, nel merito del sequestro di Emanuela, anche l’ipotesi emersa a seguito di varie testimonianze riguardo al coinvolgimento della banda della Magliana. A distanza di 32 anni, uno dei casi che più hanno inquietato l’opinione pubblica italiana, pare dunque chiudersi definitivamente nel comprensibile sconforto delle famiglie Orlandi e Gregori alla ricerca di verità salde, come testimoniato ieri sera nella puntata di ‘Chi l’ha visto? Su Rai 3. Una popolare trasmissione che aveva iniziato proprio da Sarnano, anni fa, con il caso della Baronessa. E che nel 2010 era tornato ad interessarsene (intervistando ancora chi scrive, autore dello scoop) dopo che la famiglia Guerin aveva chiesto all’università di Camerino un doveroso riconoscimento a distanza di tre decenni: che quei poveri resti trovati, rosicchiati dalle volpi e da cani selvatici(ma senza segni di violenza come appurò la perizia) fossero di Gabriella.

E l’inchiesta sul Giallo dei Sibillini, così come alternativamente veniva indicata la vicenda sarnanese? La tragica fine delle due amiche era da ascriversi a ‘morte bianca’ avendo verosimilmente entrambe tentato, dopo la tormenta, di cercare aiuto uscendo dal villino Galloppa dove avevano trovato nella notte rifugio. Una marcia nella neve, in realtà senza speranza, data l’orografia dei luoghi da Acquacanina a Podalla di Fiastra. E sull’effettiva possibilità che questa fosse davvero avvenuta e che Jeannette e Gabriella avessero potuto raggiungere la sponda del largo artificiale di Fiastra, gli esperti del Cai si mostrarono molto dubbiosi. Tuttavia altre tracce, pure romane ma non vaticane, non condussero a nulla e neppure da Londra vennero ipotesi e/o soluzioni alternative percorribili al pur brillante giudice istruttore di Camerino, Iacoboni. La neve, come nei grandi thriller, aveva coperto ogni traccia di eventuali colpevoli semmai ce ne fossero stati. Tuttavia questa vicenda continua ad appassionare a distanza di tempo perché nel sentimento comune forte rimase (tuttora) la sensazione amara di un ‘finale al buio’ avvolto dal bianco annichilente della tormenta.



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