“Macerata Racconta”
la Terra dei fuochi
con padre Patricello

MACERATA - Alle 21, al cinema Excelsior, il parroco porterà, introdotto da Roberto Acquaroli, la sua testimonianza di passione civile a servizio della comunità con la presentazione del libro "Non aspettiamo l’Apocalisse", scritto a quattro mani con Marco Demarco, giornalista e fondatore, nel 2004, dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità

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L'inaugurazione di Macerata Racconta

L’inaugurazione di Macerata Racconta

Macerata Racconta incontra padre Maurizio Patriciello e la sua battaglia nella Terra dei fuochi. Appuntamento clou domani (martedì 5 maggio) del calendario della festa del libro giunta quest’anno alla quinta edizione e dedicata alle Passioni. L’incontro è con padre Maurizio Patriciello, il parroco del quartiere Parco Verde di Caivano, uno dei simboli della battaglia condotta nella Terra dei fuochi, quella fetta di territorio campano avvelenata da rifiuti tossici che hanno seminato morte nel corso degli ultimi decenni. Scrive Roberto Saviano che Padre Maurizio Patriciello “rappresenta nella desolata terra di Parco Verde a Caivano un riferimento. Conforto, aiuto, legalità. Ho raccontato di lui in Gomorra (padre Mauro). Don Maurizio, in un territorio difficile, ferito dalla coca e dall’eroina, isolato dalla città, svolge un ruolo fondamentale”. Con le sue azioni e le sue denunce, da anni, infatti, don Maurizio è un riferimento di legalità e umanità in quel territorio difficilissimo e a Macerata Racconta, alle 21, al cinema Excelsior, porterà, introdotto da Roberto Acquaroli, la sua testimonianza di passione civile a servizio della comunità con la presentazione del libro Non aspettiamo l’Apocalisse, scritto a quattro mani con Marco Demarco, giornalista e fondatore, nel 2004, dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità.

Non aspettiamo l’Apocalisse“Tutto questo succede nella Terra dei fuochi, che è la mia terra. Al tempo dei papiri e delle tavolette cerate era la Campania felix, in quello di Twitter e Facebook è la pattumiera d’Italia. Una discarica dove ogni anno vengono avvistati seimila roghi di rifiuti, che inceneriscono scorie industriali, sprigionano veleni, ammorbano l’aria e uccidono la vita nei campi”. Queste parole sono di Padre Maurizio Patriciello, non un politico ma un semplice sacerdote divenuto nel giro di pochi mesi il leader del movimento civile che chiede con urgenza la bonifica della Terra dei fuochi. E che, oltre ad aver conquistato l’attenzione mediatica e delle istituzioni, qualcosa di concreto sta anche finalmente ottenendo, come dimostra il decreto del governo Letta del dicembre 2013. Tutto ha inizio nella notte dell’8 giugno 2012, quando Padre Maurizio si sveglia assalito da una puzza insopportabile a cui è impossibile sfuggire. Per lui è come una chiamata del Signore: accende il computer e su Facebook comincia a raccogliere la protesta della gente che, impotente, si è vista man mano avvelenare la propria campagna. Non che prima di quella notte non se ne sapesse nulla – c’erano state inequivocabili denunce come Gomorra di Saviano nel 2006 e Biùtiful cauntri nel 2007, film pluripremiato e presto dimenticato -, ma l’immane devastazione dell’Agro aversano, lo scampolo di terra dove in due decenni sono stati scaricati dieci milioni di tonnellate di rifiuti.

Lo studio Balelli a Macerata

Lo studio Balelli a Macerata

Sempre domani Macerata Racconta propone alle 18, alla sala castigliani della Biblioteca Mozzi Borgetti, l’incontro Carlo Balelli, fotografo per passione con Emanuela Balelli. Alle 19, invece, alla galleria degli Antichi forni inaugurazione della personale di Massimo Zanconi Macerata la mia città. Zanconi vive e lavora a Macerata, quella che ama definire la sua città. Infatti, da anni ne percorre le strade, i vicoli e le piazze immortalandone visioni suggestive e inusuali. Da questa sua passione nasce l’esposizione che presto diventerà anche un libro. L’artista propone una serie di scatti, tutti in bianco e nero e realizzati prevalentemente nel centro storico maceratese che hanno la particolarità di proporre sempre due vie di fuga, due possibili percorsi. Dalle immagini appare una Macerata surreale, priva di presenza umana dove le architetture e le strade esprimono al tempo stesso fissità e movimento. E` la capacità dell’artista di leggere la luce e le prospettive che crea queste immagini di una Macerata a tratti irriconoscibile anche a chi quotidianamente vive e popola i luoghi fotografati da Massimo Zanconi. Guardando le foto sembrerà di percorrere la città per la prima volta soffermandosi su scorci particolari che il più delle volte ignoriamo e che invece, con la potenza espressiva del bianco e nero, risultano affascinanti.


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