Expo, progetto pronto il 2 giugno
Ferretti: “Ci avevo messo la faccia,
grazie a Napolitano”
Da Taipei il premio Oscar maceratese fa il grande annuncio dopo i ‘tuoni e fulmini’ dei giorni scorsi e la lettera di diffida al commissario Sala. Entro il mese tornerà a Roma, concluso il lavoro sul set di ‘Silence’
di Maurizio Verdenelli
Ha vinto lui una volta ancora. Non si tratta stavolta del quarto premio Oscar ma forse di ‘qualcosa di più’ con tutto il rispetto per le mitiche statuette dell’Academy. Perché in quel progetto, Dante Ferretti ci aveva messo ‘faccia e nome’ e per lui, marchigiano, queste cose contano davvero.
Con tutti gli scongiuri che il caso merita, pare che il ‘miracolo’ di realizzare un progetto attivato solo in extremis, la viabilità del sito Expo, sia dovuto principalmente all’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Che Ferretti ha voluto ringraziare pubblicamente per il suo decisivo intervento, annunciando che grazie a questo ‘saranno realizzate integralmente’ le due dorsali principali, del Cardo e del Decumano, ai lati delle quali saranno allineati i padiglioni della grande esposizione milanese che apre il primo maggio. “Si è trovato un accordo che prevede un grosso sforzo” (leggi articolo).
Quindi tregua, in attesa di vedere i risultati anche se con un ritardo di un mese ma in coincidenza con la prima festa laica della Repubblica, per il progetto cui lo scenografo maceratese lavorava da quattro anni. A difesa della quale non aveva esitato a tirar fuori le unghie. Al telefono, a Taiwan, nei giorni scorsi non aveva infatti usate la ben nota, sottile (e graffiante) ironia di cui è maestro oltre che di scenografia. Quando c’è da difendere il proprio nome, e che nome!, Ferretti Dante da Macerata ha mostrato ancora una volta di non pensarci su due volte. E da Taipei dove è impegnato dall’estate scorsa con ‘Silence’ diretto da suo ‘eroe’ Martin Scorsese, aveva randellato a tutela del suo ‘progetto italiano’ per cui aveva fatto disegni su disegni nello spazio di un quadrienni, tra un film e l’altro s’intende. E’ un talento pure, Dante, si è fatto da sé, ha lavorato soprattutto all’estero -al Festival di Sanremo ci andò solo una volta dopo il primo Premio Oscar e a Macerata…meglio lasciar perdere.
Il progetto ‘centralissimo’ delle due dorsali lui l’aveva tenuto segretissimo, a dimostrazione di quanto ci teneva. A far sbollire Ferretti non sono bastate certo le parole in tv del sindaco di Milano, Pisapia che ha ricordato gli articoli dei giornali dell’epoca, quando all’inizio ‘900, l’esposizione mondiale di Milano era a poche settimane dall’apertura ancora con poche strutture aperte.
E neppure si era fidato fino in fondo quando gli era stato, dopo la lettera di diffida del suo legale, avv. Giuseppe Assumma, che tutto sarebbe stato realizzato, nonostante i ritardi della gara d’appalto, entro il 2 giugno. Non si è fidato il maceratesissimo Dante fino a quando non è intervenuto una personalità come il due volte Presidente della Repubblica, Napolitano.
A lui in ogni caso non sarebbe passato neppure per un momento l’idea di una realizzazione incompleta. “Anzi in calce non ci voglio il mio nome a quell’opera, se a metà” aveva detto commentando la diffida avvocatizia.
Da Taipei aveva inoltre dichiarato brusco: “E’ certa una cosa sola. A Milano, il 1. Maggio non mi vedrà. Ripeto ho un nome conquistato negli anni, successo dopo successo, premio dopo premio (l’ultimo, recentissimo, quello legato a Cenerentola ndr) e per me la qualità resta l’opzione principale, imprescindibile. Non credo troppo alle accelerazioni improvvise: il 2 giugno resta un’alea troppo grande”.
Ma adesso probabilmente l’Expo, il 1° Maggio, vedrà la coppia più premiata del cinema mondiale. Lui e sua moglie Francesca Lo Schiavo: (altri 3 premi Oscar). Anche se starà molto in campana. Perché fidarsi è bene, soprattutto necessario se c’è la parola di Giorgio Napolitano ma è sempre meglio sorvegliare che i lavori intanto inizino. Perché lui non torna indietro. Ricordiamo negli anni le sue immediate dimissioni (accompagnate da solenne ira) come assessore alla Cultura dalla giunta Menghi proprio perché i suoi progetti non erano stati adeguatamente supportati. Ed è capace, Ferretti, pure di metterci di tasca sua pur di vedere realizzato le sue meravigliose ‘invenzioni’ sceniche. Capitò allo Sferisterio per ‘Carmen’ prodotta a costi stracciati quando, molti mesi dopo, si vide con qualche imbarazzo presentare da un hotel cittadino, dov’era nuovamente sceso, il conto della sua permanenza nel periodo della lavorazione in Arena. Nessuno aveva provveduto e lui non batté ciglio e pagò anche quel conto per la ‘sua’ Macerata. E adesso Milano con tutto quel carico di precedenti che si porta dietro il ‘caso Expo’. L’Italia non pare fatta insomma per i geni amati in America. “Mio zio –dice il nipote Federico- non solo non ammette errori, mettendoci nome e faccia ogni volta, ma pure ombre di sorta. Fatto così, simpaticissimo, pieno di battute ogni volta, divertente, ma tutto d’un pezzo. Anche Macerata è avvisata”.

