Parcheggio Leopardi, la risposta:
“L’opera non è incompiuta”
MACERATA - Nessuna irregolarità sarebbe stata riscontrata nella realizzazione della struttura multipiano a ridosso delle mura cittadine. L'impresa Avvenire srl: "Tutti i vincoli rispettati secondo i permessi concessi, il degrado non è nostra responsabilità, è area comunale"
di Marco Ribechi
Non si è lasciata attendere la risposta della ditta costruttrice Avvenire srl dopo essere stata chiamata in causa da Rosita Pantanetti riguardo al parcheggio multipiano sito in viale Leopardi che tanti disagi avrebbe provocato agli abitanti del quartiere Santo Stefano di Macerata(leggi l’articolo). Secondo la donna la struttura causerebbe forti fastidi ai residenti per i continui cedimenti del terreno, per il deflusso delle acque piovane e per la mancata tutela dell’accesso alle abitazioni sottostanti. La Pantanetti denuncia inoltre il degrado dell’area e la mancata tutela di strutture storiche come una fonte d’acqua e “la mattonata”, un sentiero storico a ridosso delle mura maceratesi.
A seguito delle accuse ricevute l’impresa Avvenire srl desidera comunicare che non è assolutamente in corso nessuna procedura fallimentare nei propri confronti e per questo ritiene necessario far valere le proprie ragioni, affermando che i lavori sono stati conclusi rispettando ogni vincolo imposto all’opera. In particolare nella comunicazione della ditta si legge che: «L’intervento edilizio a cui si riferisce la signora Pantanetti è stato eseguito in forza al permesso a costruire regolarmente rilasciato e successive varianti. I lavori hanno avuto inizio in data 13 giugno 2005 e sono stati ultimati agli inizi di luglio 2009. Le opere non hanno interessato in alcun modo né la strada “mattonata” né l’antica fonte ad oggi proprietà comunale». Nessuna irregolarità dunque per quanto riguarda permessi e vincoli in quanto tutti i parametri imposti sono stati rispettati. La ditta prende le distanze anche dal degrado denunciato dalla residente poiché i tratti interessati sarebbero di competenza comunale.
La destinazione dello stabile è in parte commerciale e in parte adibita a garage come viene evidenziato nella comunicazione: «La struttura multilivello ha due piani adibiti a garage che sono stati alienati a soggetti privati mentre il livello interpiano ad altezza del viale ha destinazione commerciale». Anche per quanto riguarda la situazione del declivio, che la Pantanetti ha definito pericoloso e a rischio frane, non sarebbe stata riscontrata nessuna irregolarità: «Il complesso immobiliare è stato edificato senza alterare il declivio della collina né mutare il regime idrogeologico dell’area ma bensì convogliando l’acqua dalla zona interessata, nelle condotte comunali. Non è di nostra competenza la manutenzione dell’area a valle dell’edificio, coperta da vegetazione e oggetto degli asseriti abbandoni di immondizia, poiché non è di nostra proprietà».
Anche la presunta pericolosità della rampa di uscita dei garage è assolutamente un’invenzione infondata: «La strada di servizio al fabbricato non evidenzia nessun tipo di problema strutturale né tanto meno abbiamo avvisato nessun segno tale da far presumere eventuali rischi per la pubblica incolumità». A termine della comunicazione un’ulteriore precisazione sulle vie d’accesso all’abitazione della Pantanetti che, al contrario di ciò che afferma la donna, sarebbero state migliorate: «Non è in alcun modo vero che la signora abbia solo la “mattonata” perchè l’impresa ha aperto a sua cura e spese , in accordo con l’amministrazione comunale, la strada per far defluire i residenti con un ingresso diretto al parcheggio Garibaldi. Oggi quindi la signora può facilmente accedere all’ascensore del parcheggio mentre prima della nostra opera questo accesso era precluso se non facendo un lunghissimo percorso a piedi».






MI sembra interesante notare (in vias generale) che comunemente si fa un progetto, lo si presenta, si riceve il via libera, si costruisce… Almeno è quello che io ho capito.
Pertanto presumo che, all’atto della presentazione del progetto, i diversi soggetti interessati (direttore lavori, imbonitore, geologo, rabdomante, ingegnere, cartaio, geometra, maghetti vari, ecc.) avrebbero dovuto consegnare tale progetto previsto di tutte le richieste, norme, ispezioni, sondaggi, valutazioni, misurazioni, ecc. ecc. ecc.
Possibile mai che poi, per un motivo o per l’altro, scappano fuori le “varianti” che trasformano tale progetto, per farlo (quasi)sempre diventare, alla fine, un progetto completamente differente da quello originario???
Visto che ci si è studiato sopra PRIMA: è mai possibile che queste varianti (che spesso stravologono il progetto) escano fuori sempre DOPO???
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Per venre al caso specifico: mi sembra che sia cominciato lo scaricabarile
Noi non c’entriamo, Non è nostra competenza, per noi tutto OK, saranno altri che devono intervenire, ecc. ecc.
Chiamasi rimpallo ma, nel frattempo, il problema non si risolve…