Ecomafia al Cosmari,
il direttore: “Nulla di vero,
sono accuse che fanno male”

TOLENTINO - Giuseppe Giampaoli interviene sulle accuse contestate a lui e a due ex presidenti, Fabio Eusebi e Daniele Sparvoli. "Qui sono sempre entrati solo i rifiuti dei comuni soci". Il difensore, l'avvocato Vando Scheggia: "I rifiuti pericolosi? 15 bombolette spray inviate al Cosmari da una stireria. Non ci sono profitti illeciti, ma se per assurdo vi fosse stato un surplus sarebbe andato a vantaggio del territorio"

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Il direttore del Cosmari, Giuseppe Giampaoli e l'avv. Vando Scheggia

Da sinistra: il direttore del Cosmari, Giuseppe Giampaoli e l’avvocato Vando Scheggia

di Marco Cencioni

«Sono qui per metterci la faccia e, vista la gravità dell’accusa, è giusto fare quanto prima chiarezza attorno a questa vicenda». Giuseppe Giampaoli, direttore del Cosmari, ha incontrato questa mattina la stampa con un unico intento: quello di rispondere in maniera decisa e dettagliata alle accuse mosse dal pm Rosario Lioniello della Direzione distrettuale antimafia di Ancona, il quale ha ipotizzato che il direttore – e gli ex presidenti Fabio Eusebi e Daniele Sparvoli – abbiano perpetrato il reato di traffico illecito di rifiuti (leggi l’articolo), in violazione dell’articolo contro le ecomafie, accusa da cui si stanno difendendo in tribunale (prossima udienza l’11 di settembre). «Oggi ci sono io in questo incontro, nonostante ci siano altri due imputati, per un paio di motivi fondamentali – dichiara il direttore del consorzio – Il primo è molto semplice. I presidenti hanno delle responsabilità amministrative ma la parte gestionale è compito del direttore, cioè del sottoscritto, che è qui in prima persona. Il secondo è, ovviamente, legato alla mia volontà di parlare subito, vista la gravità dell’accusa, la quale lascia un’amarezza impossibile da digerire. Alcune cose sono certe. Non c’è nessuna ecomafia e nessun indebito arricchimento personale – sottolinea Giampaoli – Ci accusano di aver sforato nei quantitativi, ma noi siamo certi del contrario e possiamo garantire che, in ogni caso, qui dentro sono entrati ed entreranno solo rifiuti dei Comuni soci, visto che non esiste alcun conferimento fuori ambito. Eravamo fiduciosi che non si arrivasse a processo, non sarà così. Vogliamo dare, comunque, ampie e assolute rassicurazioni ai comuni, ai cittadini e ai lavoratori perché questa, va ricordato, è un’azienda composta da 390 persone e nessuno può scherzare con questa realtà. La nostra è una società che sta cercando di rimettersi in piedi e questa cosa fa male – conclude –  parliamo di questioni che sfiorano solamente un consorzio neanche toccato da altri aspetti quali ecomafia e indebito arricchimento». «Ai nostri assistiti viene contestato di aver agito in concorso per conseguire un ingiusto profitto attraverso lo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti, anche pericolosi, e non assimilabili ai rifiuti solidi urbani per cui il consorzio aveva l’autorizzazione – afferma l’avvocato Vando Scheggia, che assieme al collega Leonardo Filippucci difende gli imputati – accusa fondata sul niente.

La sede del Cosmari

La sede del Cosmari

Manca totalmente l’oggetto fondamentale dell’arricchimento personale dei soggetti indicati e non si è operato in assenza di autorizzazione. Tanto per entrare nel merito, quando si parla di rifiuti pericolosi, si riferiscono a quindici, e sottolineo quindici, bombolette spray inviate al Cosmari da una stireria, la quale pensava che queste bombolette fossero rifiuti speciali assimilabili perché venti anni fa lo erano. In ogni caso, queste hanno subìto il normale procedimento di natura tecnologica con cui si separano ma, se anche ciò non fosse stato fatto, parlare di pericolosità di fronte a mezzo chilo di bombolette farebbe ridere se non fosse una cosa seria e, inoltre, testimonia la serietà di questa inchiesta». Il direttore Giampaoli ha anche sottolineato «l’infondatezza delle imputazioni ascritte con riferimento alla perizia che parla di quantitativi basandosi sulle autorizzazioni concesse per il trattamento dei soli rifiuti indifferenziati, senza tener conto delle autorizzazioni per la raccolta e trattamento dei rifiuti organici, di quelli differenziati e della relativa impiantistica». Per quanto riguarda l’ingiusto profitto «sia il direttore che i due presidenti non hanno avuto alcun vantaggio economico o personale dall’eventuale smaltimento di quantità maggiori di rifiuti rispetto all’autorizzazione e anche qualora si fosse per assurdo verificato un surplus, sarebbe andato a vantaggio del territorio e della collettività tutta», afferma l’avvocato Scheggia. Il direttore Giampaoli, inoltre, dopo aver dichiarato che «per quanto riguarda la questione dell’ecotassa che avremmo evaso, siamo certi di aver corrisposto alla Regione Marche tutti i tributi dovuti», conclude evidenziando che «per quanto riguarda le emissioni, le contro perizie che il Cosmari produrrà in giudizio, redatte da tecnici di fama nazionale, dimostreranno l’inesattezza della perizia e delle analisi a sostegno della stessa. Per questo sono stati richiamati i controlli e le relazioni dell’Arpam che hanno dimostrato l’assoluta assenza di inquinanti dovuti all’attività della linea di termovalorizzazione nelle aree adiacenti all’impianto».


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