Cosmari, processo per ecomafia
Imputati direttore ed ex presidenti

TOLENTINO - Sotto accusa Giuseppe Giampaoli, Fabio Eusebi e Daniele Sparvoli: reato pesantissimo quello che viene loro contestato dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona. Avrebbero ottenuto profitti dallo smaltimento eccessivo di rifiuti. La difesa: "E' una ipotesi fanta-giudiziaria e lo dimostreremo in aula"

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L'impianto del Cosmari

L’impianto del Cosmari

di Gianluca Ginella

Cosmari, processo per ecomafia per gli ex presidenti Fabio Eusebi e Daniele Sparvoli e per il direttore Giuseppe Giampaoli. Una ipotesi di reato che nasce da un corposo accertamento svolto alcuni anni fa da un consulente della procura, e che però i difensori degli imputati battezzano come una ipotesi «fanta-giudiziaria», perché mancano i presupposti su cui si fonda il reato, oltre al fatto che nelle perizie vi sarebbero lacune evidenti. Tutto nasce dalle puzze che anni fa uscivano dall’attività dello stabilimento di Tolentino. Il pm Andrea De Feis, all’epoca sostituto procuratore a Macerata, aveva deciso di vederci un po’ più chiaro sul Cosmari e su quali potessero essere i problemi legati al consorzio.

Giuseppe Giampaoli, direttore del Cosmari

Giuseppe Giampaoli, direttore del Cosmari

Così era stato affidato un incarico ad un esperto, Mauro Sanna, che da quel momento (era il 2008) passò al settaccio per tre anni lo stabilimento. Da quegli accertamenti è nata una accusa pesante: quella della violazione del cosiddetto reato di ecomafia, ossia – in caratteri generali – quello che punisce lo smaltimento illecito di rifiuti fatto da persone che non hanno alcuna autorizzazione e che sfruttano, per esempio, fiumi o montagne per farli sparire, ricavando parecchio denaro su questo genere di attività. Per quel reato sono imputati al tribunale di Macerata, per fatti che vanno dal 2008 al 2010, Eusebi, Sparvoli e Giampaoli.

Daniele Sparvoli

Daniele Sparvoli

L’accusa, sostenuta dal pm Rosario Lioniello della direzione distrettuale antimafia di Ancona –, contesta loro di aver agito in concorso per conseguire un ingiusto profitto attraverso lo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti «anche pericolosi» e «in ogni caso non assimilabili ai rifiuti solidi urbani per cui il consorzio aveva l’autorizzazione». In particolare, sempre secondo l’accusa, avrebbero smaltito nel corso dei tre anni presi in esame dalla perizia Sanna un quantitativo di rifiuti superiore rispetto a quello autorizzato.

Fabio Eusebi

Fabio Eusebi

Il processo, che è ancora alle prime battute (prossima udienza l’11 settembre), verterà proprio su perizie e controperizie. Perché i difensori degli imputati, gli avvocati Vando Scheggia e Leonardo Filippucci, ritengono le accuse prive di un qualsiasi fondamento. «Il reato di ecomafia prevede innanzitutto che chi lo compie abbia il fine di conseguire un profitto illecito. Ma che profitto illecito potevano avere Eusebi e Sparvoli che come presidenti venivano pagati con gettone di presenza? E Giampaoli che è stipendiato? – dice l’avvocato Vando Scheggia –. Perché qui non si parla del profitto che avrebbe avuto il Cosmari nello smaltimento di un quantitativo superiore di rifiuti, ma del loro personale profitto.

L'avvocato Vando Scheggia

L’avvocato Vando Scheggia

Tra l’altro non vi è nessuna indicazione di quanto sarebbe stato questo profitto. Poi il reato prevede che vi sia una attività abusiva, dunque priva di autorizzazione. Qui invece parliamo del Cosmari, un consorzio che ha una sfilza lunghissima di autorizzazioni. Mancano quindi i requisiti fondamentali per contestare questo reato: profitto e attività illecita. In aula dimostreremo che le accuse non sono fondate e lo faremo con le perizie». E aggiunge: «Il processo a carico di Sparvoli, Eusebi e Giampaoli, più che azzardato, è temerario. Si tratta di una ipotesi fanta-giudiziaria».


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