Chiude l’università dell’Oregon a Macerata,
i candidati se ne sono accorti?

L'INTERVENTO - Appunti per Carancini e Mandrelli: l'addio della sede dell'ateneo di Portland, unica in Italia con Siena, i cittadini scontenti del servizio sanitario, la difficoltà di accesso al centro, l'accorpamento delle regioni, gli scambi internazionali e l'Expo
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testa o croce

Donatella Donati

Donatella Donati

di Donatella Donati

La moneta unica del Pd maceratese ha da una parte il nome Carancini, dall’altra quello di Mandrelli. Hanno molto in comune. Anzitutto sono due avvocati con degli studi prosperi, uno in particolare  molto prospero e abituati perciò alle requisitorie e alle arringhe, alle metafore e a tutti gli espedienti di convincimento per vincere la propria causa. Così è stato sempre nel tempo e vale la pena di ricordare due grandi avvocati della nostra età classica, il greco Lisia l’accusatore incrollabile del tiranno Eratostene e il latino Cicerone famoso per le sue requisitorie contro Catilina la prima delle quali ha quell’esordio rombante “fino a che punto Catilina abuserai della nostra pazienza?” (Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?) che è diventato di scuola. In secondo luogo devono condividere i progetti e le idee guida della moneta nazionale del Pd che ha in entrambe le facce il nome Renzi, segretario eletto del partito e capo nominato del  governo, per questo non possono allontanarsi dalle linee guida del Partito Democratico che è quello che deve vincere e restare al governo di Macerata. Identico è il loro appello a muovere la storia e a guardare in alto, un appello filosofico di sapore hegeliano. D’altra parte oggi molti politici si affidano alla filosofia, lo stesso Putin dichiara di portarsi a letto un libro di Kant sulla pace, con quali risultati si sa bene.

I maceratesi però hanno i piedi per terra e ai sogni preferiscono l’attenzione ai problemi reali. Sono scontenti ad esempio del servizio sanitario locale di cui i sindaci hanno il controllo: tempi lunghissimi per un appuntamento specialistico, ascensori nell’ospedale che funzionano a singhiozzo, con segnalazioni permanenti di manutenzione, reparti a rischio chiusurae promesse non mantenute di sistemarli  nel famoso sesto piano, un pronto soccorso non più a misura delle richieste di soccorso con grande disagio del personale medico e infermieristico. È imbarazzante che mentre si propone una designazione di Macerata a città della cultura non si provveda in tempo, come ha fatto Matera, a rendere facile l’accesso al centro storico, presupposto della fruizione dei beni culturali.

Filiberto Bracalente

Filiberto Bracalente, direttore Aha International

Non so se i due candidati si sono accorti, non so neanche se ne conoscevano l’esistenza, che l’Università dell’Oregon con sede in via Crescimbeni è da quest’anno chiusa. Frequentata annualmente da decine di studenti americani in quanto distaccamento all’estero di quella con sede a Portland  era unica con Siena ad essere segnalata a livello mondiale come sede universitaria “americana”.

Guardando troppo in alto non si sono forse accorti che si sta elaborando un progetto di ristrutturazione delle regioni italiane entro il 2016 che tra le proposte fatte prevede che le Marche vengano divise e che quella parte che una volta si chiamava Marca d’Ancona, la parte sud con Macerata al centro, dovrebbe accorparsi con l’Abruzzo e il Molise, capitale L’Aquila, mentre la naturale propensione  storica della nostra provincia è verso l’Umbria e il Lazio.

Guardare orizzontalmente oltre che in alto indurrebbe a prevedere un potenziamento dei rapporti internazionali di Macerata attraverso i gemellaggi che non possono limitarsi ad una goffa presenza dei rappresentanti delle istituzioni ma ad un fattivo scambio tra cittadini, scuole, imprese, aziende perché lo scambio è poi un motore economico. Il veicolo della lingua inglese  è diventato indispensabile, non sono permesse più resistenze, perché resistere in questo caso significa perdere tante occasioni. La conoscenza di questa lingua fa parte anche delle comunicazioni, delle informazioni, della diffusione delle iniziative, della possibilità di un immediato riscontro con il pubblico internazionale. A Macerata c’è una piccola nicchia di parlanti in lingua inglese  che ha sede alla fine del Corso nella enoteca della Camera di Commercio. Tutti i giovedì dalle 21.30 alle 23.30 si raccolgono con il passaparola e su invito di Paul Bowley studenti, turisti, stranieri di passaggio o che lavorano a Macerata, emigrati che nell’atteggiamento di cittadini del mondo si scambiano idee, raccontano, discutono e alla fine assaggiano un buon bicchiere di vino dei colli maceratesi spesso descritto dallo stesso produttore. Non va sottovalutata l’importanza della conoscenza della lingua inglese soprattutto parlata in attesa dell’accoglimento della candidatura di Macerata a città della cultura che dovrebbe far giungere una bella massa di europei, in piccolo qualcosa come l’Expo di Milano.



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