Khai-Comune: uno a zero per la Montali
La pronuncia del Tar

PORTO RECANATI - Per i giudici Palazzo Volpini resta libero di bloccare il suolificio che voleva espandersi con l’apertura di un capannone in zona industriale a Santa Maria in Potenza. Tutto fermo a causa delle norme urbanistiche del piano regolatore, che escludono le autorizzazioni per le ditte insalubri. Attesa per le autorizzazioni sanitarie

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Uno scorcio del viale su cui si affaccia la Khai

Uno scorcio del viale su cui si affaccia la Khai

di Alessandro Trevisani

Il Comune di Porto Recanati ha le carte in regola nella vicenda della Khai srl, la ditta di Monte Urano che si occupa di lavorazioni di suole di scarpe per conto terzi. Lo ha stabilito il Tar Marche, che ha respinto l’istanza dell’azienda, rappresentata dall’avvocato Andrea Calzolaio (il Comune è rappresentato dall’avvocato Roberto Tiberi del foro di Ancona). Il suolificio chiedeva che il Comune fosse condannato a pagare una sanzione per non avere ottemperato all’ordinanza con cui il Tar, a novembre, aveva sospeso la delibera della giunta Montali del 26 giugno scorso, che negava alla Khai l’apertura di un capannone in zona industriale, a Santa Maria in Potenza, a causa delle norme urbanistiche del piano regolatore, che escludono le autorizzazioni per le ditte insalubri. «La precedente ordinanza di sospensione degli atti di diniego – spiega ora il Tar – era finalizzata esclusivamente alla prosecuzione del procedimento di Autorizzazione unica ambientale (Aua)», che viene domandata dal Comune agli uffici della Provincia, sulla base di analisi e perizie fornite dall’Arpam e da altri enti. Un anno fa, infatti, gli uffici comunali non avevano messo in moto questo procedimento, che il Tar ritiene essenziale per la decisione del Comune. «Pertanto – prosegue il Tar – il Comune potrà esprimere o confermare il proprio parere nel corso del proseguimento della procedura sulla base degli ulteriori elementi a disposizione del Comune stesso».

Il sindaco Sabrina Montali

Il sindaco Sabrina Montali

Per la Khai l’avvocato Calzolaio commenta così: «Il Tar ci dà ragione, perché il Comune non dava nessuna importanza al rilascio dell’Aua. Ora vediamo che cosa farà il Comune se verrà rilasciata l’Aua dalla provincia di Macerata». L’azienda ha cominciato il suo ricorso sostenendo che se ci sono le autorizzazioni sanitarie tanto basta per dare l’ok all’attività, che a quel punto è un atto dovuto. Per il sindaco Sabrina Montali, invece, sono indispensabili sia le norme urbanistiche che l’Aua. «Il Comune – dice il primo cittadino – trova che la richiesta di aprire quell’attività non è conforme al piano regolatore. Ora il Tar dice che abbiamo adempiuto a tutto. La provincia deciderà se autorizzare o meno l’insediamento, poi in Comune vedremo che fare. Noi abbiamo anche mostrato ai giudici gli esposti fatti dai privati sullo stato dell’aria nella zona industriale, per far capire la fragilità del contesto ambientale in cui opera già Khai. Addirittura l’azienda aveva chiesto un’anticipazione di udienza, perché secondo loro andava sanato in modo urgente un errore grave del Comune». La vicenda nasce sul piano politico, subito dopo le elezioni comunali di maggio 2014, quando la giunta Montali viene accusata di aver smarrito una delibera della passata amministrazione, con cui si sarebbe autorizzata l’apertura del nuovo stabilimento, e l’ex sindaco Rosalba Ubaldi accusava il primo cittadino di aver penalizzato «Un’azienda che darà lavoro a 30 famiglie». Poi si era fatta più pesante lo scorso settembre, quando un’operazione congiunta della polizia municipale di Porto Recanati e dell’ispettorato del lavoro di Macerata aveva portato alla luce, fuori dai capannoni già attivi della Khai, oltre 100 metri cubi di rifiuti di gomma e poliuretano gettati nei campi, e la presenza, in azienda, di diversi lavoratori irregolari (leggi l’articolo). Fatti che furono denunciati alla procura di Macerata, oltre a un abuso edilizio sanzionato e sanato, invece, con 500 euro di multa.


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