Piano regionale dei rifiuti
Allarme per il cementificio Sacci

CASTELRAIMONDO - La Giunta dà il via libera al documento che non esclude l'utilizzo del combustibile prodotto dall'indifferenziata. Ma gli stessi uffici sottolineano il pericolo inquinamento: "Lo smaltimento in impianti industriali inciderà sulla qualità complessiva dell'aria." Sandro Bisonni (M5S) parla di visione cieca del governo regionale e di aggravamento dell'impatto ambientale
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Il cementificio Sacci

Il cementificio Sacci

di Marco Ricci

Una comprensibile preoccupazione nelle associazioni ambientaliste e nelle comunità dell’entroterra maceratese l’ha destata l’approvazione, di pochi giorni fa, del piano del piano regionale dei rifiuti da parte della giunta Spacca. Il documento di oltre mille pagine, che dovrà essere approvato dall’assemblea legislativa della Marche, parla infatti esplicitamente della possibilità che i rifiuti possano essere utilizzati sotto forma di combustibile da parte dei cementifici. Pur senza un riferimento preciso, il piano non va a specificare puntualmente dove e come questo possa avvenire, il primo pensiero di molti maceratesi è andato al cementificio Sacci di Castelraimondo il quale, una volta ottenuta l’Autorizzazione Integrata Ambientale per la combustione dei rifiuti trattati, l’ha vista annullare dai tribunali amministrativi prima che la  Regione Marche, a settembre dello scorso anno, non avesse concesso in sole due settimane un riesame di quanto annullato.

Il piano regionale prevede tre diversi scenari, l’utilizzo  di discariche, la raccolta differenziata spinta con trattamento biologico e la trasformazione in combustibile di parte dei rifiuti dopo una adeguata lavorazione (scenario CSS) e in molti passaggi sembra propendere per quest’ultima prospettiva. Una prospettiva che però, per espresso riferimento presente nel Piano, non sarà affatto indolore.  «Non da ultimo – si legge in un paragrafo legato alla qualità dell’aria – è necessario considerare che la produzione di CSS e il suo smaltimento in impianto industriale non dedicato (cementifici e/o centrale termoelettrica) inciderà sulla qualità complessiva dell’aria nella zona dove verrà utilizzato. Le emissioni saranno comunque migliorative rispetto a quelle generate dai combustibili fossili generalmente utilizzati in detti impianti».

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Il territorio del comune di Gagliole, a soli due chilometri dall’impianto.

Il territorio al confine tra Castelraimondo, Gagliole e San Severino  è già provato da decenni di cave e di produzione di cemento, con l’impianto, a due passi da una natura quasi incontaminata, che appare dall’alto come un vero e proprio pugno negli occhi. Le comunità locali, oltretutto, non sono mai venute a sapere se decenni di produzione di cemento abbiano o meno inquinato la loro aria, la loro acqua e  il loro suolo. Solo nella primavera del 2014, infatti, è stato firmato un protocollo di intesa con l’Arpam per uno studio epidemiologico della durata di sei mesi i cui risultati non sono ancora noti. Ancora nessuna risposta, inoltre, dallo studio ambientale attraverso l’analisi dei licheni promesso dalla Regione Marche, mentre studi dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Ars e d ell’Arpam hanno rilevato nella zona dei tre comuni un eccesso di mortalità e ricoveri ospedalieri, pur non collegando questi picchi all’attività del cementificio.  L’evidenza che soltanto le sollecitazioni delle comunità locali abbiano spinto a verificare un possibile inquinamento ambientale, la dice lunga sulla credibilità che agli occhi dei cittadini possano avere in materia la politica e le istituzioni. Se a questo si aggiunge come il Maceratese abbia all’unanimità approvato solo pochi mesi fa, al momento dello spegnimento del camino Cosmari, l’indirizzo politico di trovare forme alternative alla combustione dei rifiuti, sono facili da comprendere le reazioni davanti a questa ennesima scelta della Regione e a tutte le altre scelte che possono riguardare il cementificio di Castelraimondo.

Forte la reazione alla decisione della Giunta da parte di Sandro Bisonni, candidato al consiglio regionale con il M5S. «La giunta regionale ha approvato la proposta di deliberazione da portare in assemblea. Il piano regionale prevede tre scenari, e individua lo scenario produzione di combustibile realizzato con i rifiuti come quello verso cui orientare prioritariamente il sistema gestionale. Tale combustibile potrà essere bruciatonel cementificio di Castelraimondo, unico delle Marche. Come candidato consigliere regionale per il M5S esprimo la mia massima contrarietà a questa follia che ci viene proposta dalla giunta Spacca. Ancora una volta – ha proseguito Bisonni – assistiamo ad una visione cieca dell’attuale governo regionale. Bruciare i rifiuti a Castelraimondo, per di più non lontano da una scuola, comporterebbe un importante aggravamento dell’impatto ambientale, impatto già presente sul territorio e dovuto alla presenza del cementificio, che interesserebbe non solo Castelraimondo ma anche i comuni confinanti. Le politiche ambientali del governo Spacca – conclude l’esponente del M5s – ci hanno già regalato le note vicende relative alle centrali a biogas e ora vorrebbero farci il secondo regalino. La regione merita di meglio!”



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