Serafini: “Il varco per l’aldilà
sta a Costacciaro in Umbria”
"Ho visto la morte in faccia, non tornerò più in Nepal (o meglio per quest'anno)". Intanto il direttore del Montelago Celtic Festival ha 'disegnato' per la Provincia di Ascoli Piceno il percorso francescano tra Umbria e Marche, accessibile a tutti nel verde delle due regioni partendo da Assisi ed attraversando il maceratese via Spello e Foligno

di Maurizio Verdenelli
Dalla mappa dell’Umbria, o meglio da Google ha conosciuto un posto che gli era ignoto eppure vicino territorialmente alle ‘sue’ Marche: Costacciaro, Monte Cucco, Gualdo Tadino, provincia di Perugia. Lo ha rivelato l’altro giorno nella sede dell’ente Parco di Colfiorito presentando un suo premiatissimo (a Terni e Saint Moritz nei festival dei film sulla montagna) docufilm sul Nepal, il maceratese Maurizio Serafini, 54 anni, direttore artistico di Montelago Celtic Festival e leader degli Ogam: “Da quel momento Costacciaro è per me il varco dell’Aldilà”.
A metà ottobre, Serafini che da un decennio frequenta sulle orme del grande orientalista Giuseppe Tucci, s’è infatti salvato, insieme con il suo seguito, dalla bufera-killer che sull’Himalaya ha fatto 31 morti, con 150 persone (76 alpinisti) soccorsi in extremis (leggi l’articolo). Ha raccontato il noto musicista davanti ad una platea folta, nonostante la neve, presente pure il consigliere delegato dell’Ente Parco per il Comune di Foligno, Paolo Gubbini, ed inoltre Laura Picchiarelli (Regione Umbria) e il dirigente dell’Ufficio Cultura della Provincia di Ascoli Piceno: “Saremmo tutti morti sull’Anapurma (tra i colossi del Makalu e del Kancheryunga, ad est del Nepal a Lumba Sumba ndr) se un pastore non ci avesse fatto ridiscendere a precipizio dai 4.800 mt mentre cercavamo di raggiungere Topkagole. Dal fondovalle, al sicuro, abbiamo visto la notte successiva, la bufera killer scatenarsi in vetta! Eravamo arrivati in quota sfiniti, i polmoni a pezzi, io portato a braccia dai due sherpa più forti.

Maurizio Serafini con un gruppo di amici durante una passata escursione in Nepal
In tenda avevo delirato e in quello stato avevo sognato d’essere finito in una località chiamata Costacciaro dove una processione di gente, all’improvviso sbucata fuori, voleva che io restassi con loro. Un certo Fabio mi mostrò allora le bellezze del paese invitandomi: ‘Qui ti troverai bene, non te ne andare’ mentre io invece, atterrito me la davo a gambe. Mi svegliai in preda a pessimi presentimenti e su Google ho constatato poi che Costacciaro esisteva davvero. Ritornato alla fine in Italia, dopo una lunga convalescenza, ci sono andato in Umbria: ho visto il ‘buco’ nel Monte Cucco che attira speleologi da tutto il mondo. Un passaggio per un altro mondo, sotterraneo. Meraviglioso, angosciante. Ho compreso che era quello il ‘varco’ intuito nel delirio, sognando ad occhi aperti,. Ed ho capito d’essere stato ad un passo dalla morte. E’ stata l’esperienza più dura in dieci anni di Nepal, tanto che il 2016 sarà per me un anno ‘sabbatico’: nel mio amato Nepal tornerò solo nel 2016. A Katmandu, in ogni caso, ci va mio figlio che fa la spola con Londra, dopo aver vinto una borsa di studio triennale di approfondimento sulla cultura del Paese stretto tra India e Cina che ha il 70% del territorio ad altissima quota”. Una serata in perfetto stile nordico, con neve ghiacciata e ‘superstrada’ snobbata (Maurizio ha tirato dritto a Bavareto) e linguine a mezzanotte davanti al caminetto della ‘Botteguccia’ di Stefano, Annunziatina e Romina.
Attualmente Maurizio Serafini è impegnato nell’individuazione e relativa ‘mappatura’ del percorso francescano tra Umbria e Marche: un progetto ‘in coming’ su percorsi poco battuti, coordinato dalla Provincia di Ascoli Piceno.