A Serravalle l’antenato di ‘Aisha’,
l’ippopotamo ucciso a Villa Potenza

STORIA - L’hippopotamus antiquus apparve sull’altopiano a Collecurti 700mila anni fa. Era molto più grosso dell’attuale. Nella stessa area, poi, negli anni 90 irruppe una pantera che diede il nome al ‘movimento’ degli universitari camerinesi. E c’è il precedente maceratese nel coccodrillo (si conserva in chiesa) che alle Vergini all’inizio del ‘900 divorò un bambino e fu poi ucciso nel corso di una battuta
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L'ippopotamo investito a Villa Potenza

L’ippopotamo investito a Villa Potenza (foto di Guido Picchio)

 

verdenellidi Maurizio Verdenelli

A volte ritornano. Incredibile ma vero se si pensa che affondano nella paleontologia (pleistocene inferiore), nella storia e nella cronaca pur meno recente i precedenti maceratesi della triste vicenda che ha visto la sera di sabato scorso morire sulla strada per Montecassiano, Aisha una femmina di ippopotamo di 8 anni e 15 quintali ‘evasa’ dal circo Orfei a Villa Potenza (leggi l’articolo). Già perché l’ippopotamo africano venuto a morire sull’asfalto della statale 361 quasi sulle rive del Potenza, ha proprio un antenato in questa terra. Si tratta di un progenitore di 700mila anni fa: l’Hippopotamus antiquus. L’animale più rappresentato (85%) dell’associazione faunistica di Colfiorito, morfologicamente simile all’ippopotamo africano attuale, ma che lo superava alquanto nelle dimensioni. Lo scrivono i ricercatori Alessandro Blasetti e Mauro Magnatti che significativamente hanno intitolato la pubblicazione (a cura del polo museale di Unicam) sugli scavi e le scoperte dal 1987 fino a quasi oggi: “L’altopiano degli ippopotami”.

Cranio e Mandibola di Ippopotamo rinvenuti al Collecuri nel 2007 Restaurati e montati su sostegno metallico

Cranio e mandibola di ippopotamo al laboratorio di Serravalle di Chienti (da ‘Il ragazzo e l’altopiano’, Ilari editore)

Il progenitore marchigiano di ‘Aisha’ era di Collecurti (epicentro con Cesi del terremoto umbro-marchigiano del ’97). Un’area ristretta dove in più campagne di scavo da parte di Unicam sono venuti alla luce i resti di ben otto ippopotami che trovavano sostentamento al pari degli altri animali (rinoceronti, bisonti, orsi, cervi giganti, tigri, mammuth) dalle acque del lago, molto più copiose di adesso. Una storia che risale a 900 mila anni fa. L’ultimo arrivato fu proprio l’ippopotamo, 200mila anni dopo e la sua presenza caratterizzò l’altopiano stesso. Tanto che i reperti nel giacimento di Collecurti sono così rilevanti da diventare l’immagine iconografica, quasi il brand dello splendido museo con annesso laboratorio che il Comune di Serravalle di Chienti (sindaco Rinaldo Rocchi) con fondi europei ha inaugurato qualche anno fa. Il possente cranio con mandibola di un ippopotamo ‘antiquus’ accoglie all’ingresso dei laboratori di restauro e della stessa mostra, gli studenti che ogni anno li visitano con ‘prove’ sul campo per aspiranti futuri archeologi. Un importante reperto (proveniente dagli scavi dell’88) costituisce inoltre uno dei pezzi forti al Museo delle Scienze di Camerino.

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Il lago di Colfiorito con la fauna di 900 milioni di anni fa (da ‘L’altopiano degli ippopotami’)

La leggenda dell’altopiano degli ippopotami rivive nelle tradizioni del posto. Nel libro ‘Il ragazzo e l’altopiano’ (Ilari editore)  Renato Mattioni scrive: “Poco prima del terremoto ultimo si scavava a Collecurti. Lo facevano giovani precisi, con piccozza e pennello, geologi e dintorni, tirando fuori le ossa immense che un vomere distratto aveva sradicato dall’oscurità del tempo. C’ero andato come giovanissimo corrispondente di provincia, per raccontare i fratelli dei dinosauri affogati ai margini di un lago senza fondo, dove ‘ste bestie appesantite chiudevano la vita. Così, con la leggerezza della gente di montagna mi avevano raccontato, a loro modo, della storia dei Pippopotami (gli ippopotami preistorici, diremmo noi). La favola vera dei Pippopotami spersi, un po’ come le generazioni senza età, riannodavano storia e leggenda, mani squamate dal freddo d’una vanga e cuore leggero di un Varnelli senza ghiaccio”.

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L’Hippopotamus antiquus (da ‘Il ragazzo e l’altopiano’, Ilari editore)

Ad un tiro di schioppo da Collecurti (‘patria degli ippopotami’), c’è un poggio dove agli inizi degli anni 90, carabinieri e forestali dettero senza successo per giorni e giorni caccia alla ‘pantera’: un animale che era stato, si diceva, liberato in qualche maniera. Tuttavia non come Aisha da un circo, forse da chi l’aveva incautamente portato, cucciolo con sé dall’Africa e poi allevato in qualche maniera, si diceva. Della pantera fecero le spese pecore, qualche cavallo, mentre nella notte, nei recinti gli animali rinchiusi impazzivano all’improvviso dal terrore, forse per averne captato l’odore. Della pantera non si trovò mai traccia, ma bastò agli studenti dell’università di Camerino che nel nome dell’animale, tornato (come si riteneva) libero organizzarono un movimento con striscioni e qualche occupazione chiedendo maggiore ‘diritto allo studio’.

Il reperto conservato al museo delle Scienze di Camerino 8da 'Laltopiano degli ippopotami')

Il reperto conservato al museo delle Scienze di Camerino (da ‘Laltopiano degli ippopotami’)

Di animali esotici che evadevano dalle abitazioni dei collezionisti si ha una qualche memoria, ancora prima della ‘pantera camerinese’. A Recanati, dopo giorni di ricerca, un’iguana si presentò una mattina presto saltando da una finestra in casa di una giovane funzionaria statale che dormiva serenamente. “Mi svegliai vidi l’animaletto verde che immobile  mi guardava fissa”. La storia finì senza spargimenti di sangue (dell’iguana).

Che invece ci fu all’inizio del ‘900 per un coccodrillo, il ‘famosissimo’ alligatore ucciso e consegnato alla Chiesa delle Vergini, a Macerata, e lì attaccato ‘per grazia ricevuta’ in cima ad una delle colonne dell’altissimo santuario. E tuttora vedibile, seppure il poderoso animale anfibio abbia perduto con il passare del tempo, gran parte della sua stazza. Il coccodrillo era stato, anch’esso, ‘liberato’ da qualche viaggiatore (la moda dell’Africa imperversava in quegli anni anche e soprattutto nelle Marche) nelle paludi che circondavano allora la zona. Un mangiatore d’uomini che aveva divorato un bambino della zona: fatto terribile che aveva seminato il panico tra la gente di contrada Vergini e nello stesso capoluogo. Una battuta in grande stile venne organizzata con numerosi uomini e contadini pratici della palude e il coccodrillo, circondato, venne abbattuto a bastonate. Per essere consegnato alla leggenda e alla storia di una città in cima al soffitto della bella chiesa. Alla notizia della sua cattura e morte, tutta la città tirò un sospiro di sollievo.

 



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