Craglia Marmi in liquidazione,
a rischio 34 posti di lavoro
I sindacati: “Trattativa salva-dipendenti”
TOLENTINO - Cgil, Cisl e Uil: "Chiediamo all'azienda trasparenza, siamo pronti ad andare avanti per cercare un accordo fino al punto in cui è previsto che ai lavoratori venga pagato il Tfr". Domani incontro con i vertici della ditta che dal 2012 ha dimezzato il fatturato
di Marco Cencioni
L’ennesima crisi aziendale nel Maceratese e, soprattutto, nel tolentinate nel settore dell’edilizia. La Craglia Marmi di contrada Le Grazie a Tolentino – 51 anni di storia, azienda leader in Italia nel settore lapideo – è stata messa in liquidazione. La decisione dell’assemblea dei soci di avviare la procedura di mobilità per tutti i 34 dipendenti (11 impiegati, 22 operai e un quadro) per cessazione di attività con la messa in liquidazione è stata comunicata alle organizzazioni sindacali il 4 dicembre. La scorsa settimana c’è stata una prima riunione nella sede di Confindustria dove il liquidatore Fabrizio Craglia ha spiegato i motivi della decisione e confermato l’intenzione di chiudere i battenti. La proposta presentata dall’azienda per definire la liquidazione di tutti i dipendenti (pagamento della retribuzione di novembre alla normale scadenza, la tredicesima entro febbraio e il pagamento in dodici rate dei 640mila euro di Tfr a partire da aprile 2015) non ha soddisfatto le forze sindacali e proprio domani alle 15,30 ci sarà una nuova riunione, probabilmente decisiva, in cui verrà ribadito con forza quanto annunciato oggi da Primo Antonelli (Filca Cisl), Sergio Campanari (Feneal Uil) e Massimo De Luca (Fillea Cgil): no alla proposta ma pronti alla trattativa, affinché la stessa possa salvaguardare i 34 lavoratori.
“E’ un’altra drammatica situazione, un’altra conseguenza della crisi del settore edilizia, ormai giunto alla frutta – dice Primo Antonelli – solo in provincia si sono persi il 50% degli occupati, circa 5000 livelli occupazionali. Venendo alla situazione della Craglia, il 17 giugno c’è stato un incontro con la ditta e siamo stati messi a conoscenza delle difficoltà finanziarie, visto che il fatturato dal 2012 ad oggi è sceso del 50%. Ci hanno detto che avrebbero tentato la ristrutturazione del debito con le banche per un totale, compreso lo scoperto con i fornitori, che si aggira intorno ai 3 milioni e 700mila euro ma, purtroppo, questa ipotesi non si è concretizzata. Aspettavamo una convocazione in autunno ma non è arrivata. Dall’inizio del 2013 è iniziata la cassa integrazione ordinaria, quindi da Natale 2012 i lavoratori sono andati prima in ferie poi in cassa integrazione, alcuni di loro non hanno più messo piede in azienda, segnale questo di poca collaborazione – sottolinea Antonelli – Dall’inizio del 2013 l’azienda, con un accordo sindacale, ha iniziato ad utilizzare prima la cassa integrazione ordinaria poi, dal 13 gennaio scorso, quella straordinaria che terminerà il 12 gennaio 2015. In tutti gli accordi abbiamo inserito la rotazione, l’azienda si è impegnata, ma questa non è stata rispettata tranne che in un paio di casi. La norma prevede che abbiamo tempo 45 giorni di trattativa in sede sindacale e 30 a livello istituzionale per tentare di trovare un accordo. Il problema è che la cassa integrazione straordinaria termina il 12 gennaio, i giorni previsti vanno oltre tale periodo, nell’eventualità che non si riesca a raggiungere un accordo entro la fine della cassa integrazione straordinaria dal giorno successivo tutti i 34 lavoratori saranno a carico dell’azienda. Chiediamo che la stessa sia più trasparente e che metta le carte scoperte in tavola, dicendo cosa vuole fare in futuro – conclude il segretario regionale Filca Cisl Marche – Non è sufficiente aprire la procedura di mobilità per cessazione attività e rimanere nel buio. Noi vogliamo fare in modo che questa azienda vada avanti perché è strutturata per farlo. Ci mettiamo a disposizione nonostante il periodo a ridosso alle festività natalizie per trovare una soluzione: non possiamo permettere che vengano persi i 34 posti di lavoro”.
“Percorreremo tutte le strade anche in termini istituzionali – dice Sergio Campanari di Feneal Uil – Faremo presente all’amministrazione di Tolentino, alla Provincia e alla Regione che 34 famiglie sono sul lastrico: non c’è bisogno di compassione ma di collaborazione. Occorre trovare qualcosa, altri ammortizzatori sociali ci sono, la strada è percorribile ma non dipende da noi. Chiediamo con gran forza soluzioni alternative per far tornare indietro l’azienda. Craglia si scordi che le organizzazioni sindacali firmeranno una mobilità se non ci sono alternative a questa all’interno dell’azienda, se la ditta non ha la prosecuzione anche in termini occupazionali”. “Abbiamo capito un anno e mezzo fa la strada che i soci volevano percorrere, solo il 4 dicembre abbiamo saputo che l’azienda intende chiudere – dice Massimo De Luca di Fillea Cgil – Chiediamo con forza che nell’incontro di domani venga messa sul tavolo tutta la verità e avvertiamo che saranno guai se pensano di convincere i pochi per far fuori i tanti con promesse esclusive che lasciano il tempo che trovano. L’apertura di questa procedura è stata fatta in modo subdolo il 3 dicembre e comunicata il 4 perché si va ad accavallare ad un cambio di normative rispetto all’ammortizzatore sociale introdotte dalla legge Fornero. Si riducono da 36 a 24 i mesi di mobilità per chi ha più di 50 anni, da 24 a 18 per chi ne ha fra 40 e 50. Vista la poca chiarezza rispetto alla decisione presa dall’azienda, la maggioranza dei dipendenti in assemblea, svolta venerdì scorso, ha deciso andare avanti anche sopportando lo scherzetto che la legge ci ha fatto – afferma De Luca- Abbiamo recepito la loro proposta, su cui si possono avere opinioni diverse, ma forse l’azienda non ha capito che noi stiamo parlando di altro: non possiamo permettere che il sito produttivo venga chiuso per poi chissà cosa far succedere dopo. Ad oggi Craglia ha un deposito a Verona dove sono state impiegate alcune maestranze poi ritrasferite a Tolentino ma quest’ultimo non è stato menzionato nella questione liquidazione – sottolinea il segretario Fillea Cgil Macerata – Domani andremo a ribadire con fermezza che vogliamo un accordo diverso e che, per vederci chiaro, siamo pronti ad arrivare sino alla fine dei 75 giorni complessivi, dopo di che l’azienda può anche licenziare e a quel punto la legge permette ai lavoratori di chiedere il Tfr entro il mese successivo il licenziamento”.


La solita solfa….L’azienda fa i suoi interessi, e chiude. I sindacati fanno i loro interessi e lucrando sulla faccenda, grazie a quello che tolgono ai dipendenti…..e questi ultimi si ritrovano beffeggiati per ben due volte. Il tutto con il benestare del governo. E’ uno schifo.
Domani scade il termine utile per pagare il pizzo imposto dalla mafia di stato TASI e IMU. Che unito alle famigerate leggi che impongono di pagare la tassa della mondezza calcolata sulla superficie degli immobili e non sull’effettivo servizio che si riceve, pagare la corrente elettrica a prezzo doppio sulle case dove non si è residenti e sempre nelle case che mafiosamente definite seconde, con la TASI e l’IMU equivale ad essere obbligati a pagare l’affitto sulla casa di proprietà. Se qualcuno può pensare che questi provvedimenti scellerati non abbiano e non continueranno ad influire negativamente nel settore dell’edilizia, sicuramente vive su un altro pianeta. E chi s’illude che le cose possono migliorare senza diminuire di 2/3 il costo della politica e della pubblica amministrazione, non vive su un altro pianeta, ma al di fuori del sistema solare.
35 euro al giorno per rifugiati…pari a 1050 euro al mese……..CARI SINDACATI, LA SOLUZIONE E’ A PORTATA DI MANO!!!
Come al solito quando si parla di Cassa Integrazione e Mobilità non c’è mai la rotazione dei dipendenti, ma a lavorare sono sempre i soliti guarda caso non iscritti ai sindacati, che mandano avanti gli altri. E’ un copione che si ripete troppo spesso..
Caro amico Rossano ci devi spiegare chi prende realmente i 35 euro per i rifugiati?
In un momento di crisi generale come questo si deve cominciare a parlare anche di espropri aziendali vista la poca trasparenza con la quale molte aziende chiudono i battenti a discapito dei lavoratori e dei creditori.Sarebbe anche ora che le banche facessero il loro dovere visto che gli è stata data la possibilità di rimettere i soldi in circolo.Nel caso specifico dell’edilizia per cominciare a dar fiato al settore basterebbe che lo Stato facesse costruire alloggi popolari di cui siamo cronicamente carenti o risistemare gli edifici scolastici che drasticamente cadono a pezzi.
veramente e’ notizia di pochi giorni fa’ che la diaria mensile per i rifugiati sara’ aumentata per adeguarla al costo della vita….dopo lo stato permette di fare contratti dalla regione chiamati “GARANZIA GIOVANI” che a fronte di 500 euro LORDE AL MESE!!!! permette agli under 29 di lavorare per 160 ore mensili ovvero si lavora alla fine per 380 euro nette al mese mentre dovrebbero percepire sui mille e cento euro e cosi’ facendo peraltro autorizzano le ditte che hanno bisogno di manodopera a basso costo di tirare una bella linea su tutti gli over 30 che cercano disperatamente lavoro…..
e noi poaghiamo e sovvenzioniamo tutti quelli che decidono di farci visita….
I 35 euro per i rifugiati esistono davvero solo che lo stiamo vedendo questi giorni a Roma chi li prende, tutti meno che gli immigrati, Buzzi ne sa qualcosa
LI PRENDONO GLI “AMICI” DEGLI “AMICI”!! SICURAMENTE NON I RIFUGIATI….MA NEMMENO CHI E’ SENZA SOLDI PER CAMPARE!!