Il Consiglio celebra l’ex sindaco Maulo
“Uomo integro e morale”

MACERATA - Commossa e partecipata la cerimonia alla quale hanno preso parte la moglie Anna Rita e le figlie Sara e Ortensia. A loro è stata donata una targa ricordo. Il sindaco Carancini: "E' stato antesignano e anticipatore, con lui erano i cittadini a fare le scelte politiche". Il presidente Mari: "Era un uomo etico con altissimo senso civico e delle istituzioni". Le precisazioni di Renato Pasqualetti
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Il sindaco Carancini e il presidente Mari hanno consegnato ad Anna Rita Maulo una targa ricordo

Il sindaco Carancini e il presidente Mari hanno consegnato ad Anna Rita Maulo una targa ricordo

In prima fila i familiari di Gian Mario Maulo

In prima fila i familiari di Gian Mario Maulo

 

di Alessandra Pierini

(foto di Guido Picchio)

Gian Mario Maulo rivive nell’aula consiliare di Macerata. Era entrato tante volte da sindaco, da presidente del Consiglio e da consigliere. Oggi, a poco più di una settimana dalla sua morte, sono stati i versi della sua ultima poesia “Albero di vita”, letti dall’amico poeta Guido Garufi a riportare lo spirito dell’ex sindaco nel cuore dell’amministrazione cittadina. In prima fila, alla cerimonia di commemorazione di questo pomeriggio la moglie Anna Rita, le figlie Sara e Ortensia e i familiari più stretti ai quali il Comune ha donato una targa.
La celebrazione si è aperta con il ricordo del sindaco Romano Carancini: «E’ venuta meno la presenza fisica di Gian Mario- ha detto – ma non lo spirito con cui ha dato identità al suo percorso». Il primo cittadino ha evidenziato la sua disponibilità, il suo innovativo modo di interpretare la politica: «Ha fatto diventare prioritario il rapporto con il cittadino. Non interessa – ha sottolineato – cosa non lo fece ricandidare, analizzare le cause di quanto è accaduto è solo strumentalizzazione politica. Con lui abbiamo assunto la consapevolezza che amministrare è trasmettere senso dell’appartenenza ad una comunità. Una visione, la sua, non sempre compresa, ma voluta e della quale oggi comprendiamo l’importanza. E’ riuscito a guardare oltre, è stato antesignano e anticipatore. Con lui erano i cittadini a costruire le scelte più che la politica». Il sindaco ha concluso sottolineando l’eredità civica di Maulo per la città: «Lascia alla città un patrimonio di valori umani. E’ stato un sindaco che ha contribuito ad arricchire e far crescere Macerata. Ha lasciato orme su una strada che non possiamo abbandonare ma dobbiamo continuare a costruire più lunga possibile».

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L'abbraccio del sindaco Carancini ad Anna Rita Maulo

L’abbraccio del sindaco Carancini ad Anna Rita Maulo

Molto commosso il ricordo del presidente del Consiglio Romano Mari che, oltre ad essere stato amico di Maulo, come medico ha avuto con lui contatti ravvicinati negli ultimi mesi e anche a lui ogni sabato l’ex sindaco scriveva una poesia. «Si è distinto – ha detto Maulo – per lo spirito d’impegno ma anche per l’autoironia. Ricordo che quando diventò presidente del Consiglio era molto preoccupato per come far funzionare la consolle multitasti. Disse allora che la sua elezione sarebbe stato un sollievo per i consiglieri perchè non avrebbe più avuto tempo di scrivere le poesie che abitualmente diffondeva. In realtà continuò a farlo. Era un uomo etico con altissimo senso civico e delle istituzioni. Difendeva con forza e passione vera le questioni di fondo. Non era infallibile e non ha mai preteso di esserlo». Mari ha concluso commosso: «E’ in pace con la coscienza e con il mondo come hanno dimostrato i tanti che lo hanno voluto salutare».

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Commosso Guido Garufi che ha letto l’ultima poesia di Maulo

Dopo la consegna della targa ricordo «all’integrità morale dell’uomo e del politico» e un minuto di silenzio, il consigliere Guido Garufi, anche lui poeta, ha annunciato la lettura dei versi della sua ultima poesia: «Per me è stato quasi un familiare – ha detto commosso – sono colpevole di averlo stimolato a pubblicare il primo libro. Gli presentai l’editore e decidemmo insieme anche il titolo. Le sue parole possano aleggiare tra noi». 
Così gli ultimi versi di Gian Mario Maulo non solo hanno aleggiato ma hanno riempito il Consiglio, sollevando un applauso sincero, in un luogo in cui la verità lascia il passo alla dialettica e all’ipocrisia, in nome della politica.

Albero di vita

Non amo il vento in cima alla collina
e novembre gravido di nebbia nella tomba
né i crisantemi densi di paura
sbocciati ai vivi e subito recisi:

vorrei per manto di riposo un prato
e un albero di ulivo con le braccia
da orante e le radici immense;

non abito parole di bronzo
e loculi in cemento armato:

la mia casa è una lingua di fuoco
attinta al cero della pasqua
a primavera

quando la morte
non recide la vita ma la compie

Anna Rita Maulo con la targa in memoria dell'ex sindaco

Anna Rita Maulo con la targa in memoria dell’ex sindaco

***

Renato Pasqualetti

Renato Pasqualetti

Sull’esperienza del sindaco Maulo e di Città Solidale, interviene nuovamente, Renato Pasqualetti che, nei giorni scorsi, ha paragonato quella esperienza alla situazione attuale, scatenando una serie di reazioni e commenti su Cronache maceratesi (leggi l’articolo).

«Mi permetto alcune precisazioni – scrive –  rispetto al mio articolo. La prima è che non avevo nessuna intenzione di fare un parallelo tra Gian Mario Maulo e Romano Carancini. Il primo ho concorso attivamente a candidarlo e a farlo eleggere, l’ho conosciuto direttamente nell’azione politica e amministrativa, l’ho apprezzato e con lui ho collaborato attivamente. Nessun rapporto di questo tipo ho avuto e ho con l’attuale sindaco di Macerata. Capisco che questo parallelo si poteva fraintendere nel mio articolo e, se ho dato l’impressione di voler strumentalizzare la figura di Maulo e addirittura il suo ricordo, me ne scuso pubblicamente.
La seconda è che è vero che il PDS (nella sua quasi totalità… e io certamente), dopo una faticosa trattativa, accettò la linea dei nuovi alleati, che chiedevano il cambio del Sindaco, mettendo al primo posto l’allargamento della maggioranza di Città Solidale. Nella valutazione che subito dopo e nel tempo ho fatto, lo ritengo ancora un grave errore politico, dal quale, per la parte che mi riguarda, non ho nessuna intenzione di sottrarmi.

In questo senso, quando facevo un parallelo tra il 1997 e la situazione attuale, non avevo e non ho nessuna intenzione di fare un endorsement all’attuale Sindaco, ma facevo un’osservazione sul come ritengo si debba costruire un’alleanza elettorale e l’eventuale allargamento di una precedente. Ritengo, cioè, che bisogna farlo mettendo come punto discriminante, per poter far parte dell’alleanza stessa, la rinuncia a qualsiasi pregiudiziale sugli eventuali candidati a Sindaco, incluso, ovviamente, quello in carica. Salvo questioni di onestà e di moralità. Tra l’altro questa discriminante oggi è favorita dalla possibilità di ricorrere alle primarie: se un candidato non va bene a una forza politica che vuole far parte di una coalizione, ne proponga uno proprio, senza porre veti e pregiudiziali ed accettando di sostenere lealmente chi dovesse prevalere alle primarie. Credo sia legittimo fare questa riflessione, che viene anche dall’esperienza del passato, come la destra potrebbe valutare un errore politico quello che ha compiuto nel 1999, sfiduciando il Sindaco in carica Anna Menghi. Ci mancherebbe altro che giudicassi un endorsement per Anna Menghi un ragionamento di questo tipo fatto, che so io?, da un uomo di destra come Giuseppe Bommarito.

Ultima precisazione. Non mi sono mai sognato (la signora Pantana che ne parla era, beata lei, una bambina e non ne può avere ricordo diretto…), di “volantinare” né negli anni ’70 né dopo, davanti allo Sferisterio contro la Stagione Lirica, cosa della quale, peraltro, non avrei nessuna vergogna, visto che in quegli anni di volantini ne ho diffusi una quantità industriale. E’ vero, invece, che con il mio Partito di allora (il PCI) si fece una lotta frontale per sostituire la logica di distribuire gli spettacoli prodotti altrove, con quella di produrli direttamente. La motivazione era ovvia ed era quella del favorire il lavoro locale nel progetto della Lirica. Quando si iniziò a scegliere questa “linea”, cambiò il nostro atteggiamento e il nostro Gruppo consiliare, che era in minoranza, per la prima volta si astenne in Consiglio comunale sul consuntivo della Lirica. Un atteggiamento nuovo, che fece scegliere a un ottimo giornalista locale il titolo: “Do di petto del PCI”, apprezzando la nostra scelta. Non nascondo che nel nostro partito di allora c’era anche una certa pregiudiziale “contro” la lirica, che comprendeva anche Giuseppe Bommarito che del PCI era il segretario, ma, come ricorda certamente chi seguì quella stagione, fui tra quelli che combatterono quegli atteggiamenti e non tra quelli che li sostenevano.

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Il ricordo del presidente del Consiglio Mari

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