Roberto Valentini e il suo «Amleto…via»
RECENSIONI - Positivo il debutto al «Verdi» di Pollenza

Amleto dialoga con Yorick
di Walter Cortella
Credo che prima o poi, nel corso della sua carriera, ogni attore senta il bisogno di cimentarsi con il personaggio di Amleto, uno dei più amati dagli appassionati di teatro. La sua complessa personalità, lo spessore e la notorietà del testo, le difficoltà che si nascondono tra le sue righe dovrebbero dissuaderlo da una simile impresa, eppure a nulla valgono gli intimi ripensamenti, i saggi consigli degli amici, il timore delle aspre critiche dei nemici. Quando arriva «quel» momento, l’attore ritiene in cuor suo di essere pronto alla grande prova. Non c’è nulla capace di fermarlo. Parte per la grande avventura. Veste i panni del principe danese e declama il celebre monologo. E il gioco è fatto. Talvolta, però, l’attore non si limita a seguire il copione originale. Sente il bisogno di intervenire, di ridurlo o riscriverlo, almeno in parte, per mettere meglio in evidenza quegli aspetti dell’opera o del personaggio che più lo hanno colpito.

Roberto Valentini
È quanto accaduto a Roberto Valentini, giovane attore di Pollenza, che qualche giorno fa ha debuttato al Teatro Verdi del suo paese con il nuovissimoAmleto…via. Si tratta di un monologo che ripercorre l’opera shakespeariana, nel quale il giovane principe ha come compagni di scena non colleghi in carne ed ossa ma soltanto dei simboli. L’idea di dar vita ad un ennesimo Amleto nasce in Valentini diversi anni fa, quando nella sua testa prende forma un lungo dialogo interiorizzato. È stata necessaria una sofferta gestazione, con numerose e interminabili pause di ripensamento, perché riscrivere Shakespeare è un impegno non da poco. In questo estenuante «lascia e prendi», il testo originale è stato letto e riletto, trascritto, smontato, cancellato, rivisto, arricchito con particolari che ben si amalgamano con la tessitura originale. Tra una pausa e l’altra lo scritto finisce in un cassetto, viene quasi dimenticato, ma in questo apparente abbandono la figura di Amleto prende man mano forma, maturando. Dapprima i suoi contorni sono sfumati, indistinti poi, però, il testo assume un aspetto sempre più nitido e definito. E finalmente nasce il nuovo spettacolo, in una veste che convince l’autore/attore e allora tutto è pronto per andare in scena. Valentini mantiene inalterata la straordinaria forza del testo, ma ce lo restituisce in una nuova veste. Amleto è fisicamente solo sulla scena minimalista.
Accanto a lui non ci sono colleghi in carne ed ossa ma soltanto oggetti-simbolo. Geltrude, la regina madre di Amleto, è un porta-abiti ricoperto da un drappo rosso, segno della passione ma anche della ferocia con la quale ha fatto uccidere suo marito, il legittimo sovrano di Danimarca. Lo zio Claudio, l’amante usurpatore della corona, è una pesante e oscura palla medica poggiata sul pavimento con la quale Amleto instaura una lunga conversazione. Yorick, il buffone di corte, è unammasso informe di cenci che ne rievoca il teschio. Il consigliere di stato Polonio e Orazio, l’amico fidato, rimangono fuori scena mentre Ofelia, uno dei personaggi femminili principali della tragedia, assume nella performance di Valentini le forme di un leggero cuscino bianco, che Amleto stringe più volte con tenerezza tra le braccia. E poi c’è un letto sul quale il principe «ama» con la fantasia la sua donna in un amplesso lungo e sensuale, cadenzato sulle note della 7ᵃ sinfonia diLudwig van Beethoven.

Amleto e Carlo l’usurpatore
Valentini fa anche una gradevole operazione di contaminazione musicale quando inserisce brani tratti da film importanti, come Bring out the gimp comanche (da Pulp fiction di Tarantino), The Beatitudes (da La grande bellezza) per concludere con OneFlew Over The Cuckoo’sNest, dall’omonimo Qualcuno volò sul nido del cuculo. Gioca con le «parti» che assegna a se stesso: è innamorato, vendicatore, cinico, ingenuo, pazzo, saggio. Si reinventa di continuo, cambiando registro, sia nella voce che nei movimenti. Con questo Amleto…Via Valentini dà prova di maturità artistica, non solo come interprete ma anche come rielaboratore del testo, confermando il successo ottenuto in un recente passato con una riscrittura dell’opera di Pablo Neruda. La sua prova d’attore è stata decisamente convincente: si muove con sicurezza sulla scena, «gioca» con bravura con il corpo, con la voce e con gli altri personaggi inanimati. Si dimostra anche buon regista di se stesso. Di notevole suggestione la sua scenografia, minimalista e funzionale.Ora, dopo il felice debutto davanti al pubblico amico, il nostro Valentini è pronto ad affrontare le platee di importanti teatri nazionali. In bocca al lupo, Roberto!
(Foto di Giacomo Bracalenti e Massimo Pierucci)