“Il mercenario” alla Bottega del Libro

Per la presentazione del libro del "maceratese di Johannesburg" Tullio Moneta

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Tullio Moneta con Giorgio Rapanelli

Tullio Moneta con Giorgio Rapanelli

di Maurizio Verdenelli

“Un ragazzo così vivace come dimenticarlo?!” dice Bruna Buongarzoni in prima fila nel piccolo ed affollatissimo auditorium de ‘La Bottega del Libro’ dov’è stato presentato il libro del ‘maceratese di Johannesburg’, Tullio Moneta: “Il mercenario”. E’ stata una intensa, sentita ‘festa del ritorno’ per l’amico di 77 anni che ha avuto una stretta di mano ed un sorriso per i tanti che sono venuti a ricordarlo e a ricordarsi. Tutti nel mito di una gioventù che negli anni 50 non dava ancora molto ma prometteva moltissimo e molto avrebbe dato. Anche al ‘maceratese’ nato a Rijeka (“sono venuto nelle Marche ad 11 anni e dopo gli studi all’Itc me ne sono andato per il mondo che non avevo vent’anni”) che tuttavia non è stato mai dimenticato dalla ‘cerchia stretta’. Qualcuno è venuto anche da altre città, come Paolo da Ancona. Gli dice: “Sono un ‘paciarolo’ come te (abitante in rione Pace ndr) e come te e la tua famiglia (e Tullio a citare dolente il fratello Giovannino “il preferito di mia madre”) alloggiavo nel ‘blocco’ delle case popolari. Ricordi Tullio? Ero nella palazzina a fianco della fontanella, ci si incontrava tutti i giorni”.
tullio moneta (1)Così davanti al mercenario -”ero invece un combattente perfettamente inquadrato in Congo, tuttavia non mi dispiace che la mia biografia sia stata intitolata così”- si apre un altro squarcio di memoria. Si scusa anche, presentando il libro con chi scrive e con Giorgio Rapanelli, il coautore: “Non parlavo italiano da 50 anni”. In realtà Moneta parla benissimo la ‘sua’ lingua che scrive pure correttamente con una bella grafia rotonda e leggibile, facendo tanti autografi al libro in vendita. Non c’è l’amico di un’intera giovinezza, Gerardo Flamini. Che paradosso: quest’ultimo che non aveva mai lasciato Macerata è ora alle Canarie mentre l’eterno ‘esploratore’, Tullio è rientrato alla base.

Tullio Moneta con Bruna Buongarzoni

Con Bruna Buongarzoni

E’ stato un bel ragazzo l’ex ‘mercenario’, l’ex agente segreto (“mi pagavano ma non avevo coperture, se andava male non appartenevo a nessuno e a niente”), l’ex attore (ha interpretato una ventina di film) e le ‘belle ragazze’ maceratesi degli anni 50 lo ricordano ‘bello e impossibile’. “Non ci guardava neppure. Era tutto preso dalla musica”. Moneta suonava il trombone e ci sono foto, con l’inseparabile Gerardo, nel bel libro di Paolo Bravi ‘Ti ricordo Joe’ su quel pezzo di storia dei ‘complessini’ maceratesi che avrebbero dato alla musica italiana, ottimi interpreti. Bruna ha con sé il ritratto da ragazza: bellissima. Tullio si fa la foto con lei tenendo l’immagine di Bruna sul cuore, con un sorriso.

Moneta con Maurizio verdenelli

Con Maurizio Verdenelli

In sala -ma l’aveva incontrato ed abbracciato prima in piazza Mazzini- c’è pure l’amico Roberto. Alto come Moneta, forte ed ancora atletico, è stato suo compagno di pallacanestro. “Siamo andati pure in Lussemburgo. Che difficoltà per allenarci a Macerata: Fidarma, mitica (e temibile) custode del campo dei Salesiani ci allungava, tra mille difficoltà e resistenze, un pallone irregolarissimo, mezzo sgonfio, difficoltà da palleggiare. Se siamo diventati bravi, lo si deve proprio a questo. Quell’unico pallone ‘maceratese’, figlio anche lui di tutti i disagi postbellici, mi è venuto in mente ognivolta in America quando lo confrontavo, laddove mi allenassi un poco a basket, alla ‘fornitura’ di quasi 100 palloni che era a disposizione” ricorda ed un po’ sospira il Mercenario. Che tiene a dire: “Le mie ferite sono tutte sul petto, non sono mai scappato offrendo le terga. Una volta invece stavo proprio non farcela. Mi salvò un ‘sergentaccio’ che mi caricò sulla jeep ed incredibilmente, stupendomi mi dava parole spirituali di speranza parlandomi di santi italiani da invocare, data la situazione…”. Ancora: “Con questa brutta ferita all’inguine sono qui a Macerata sperando nella guarigione: negli Usa non hanno saputo darmi troppe indicazioni”. Proprio sulle strade maceratesi il “Quinto dell’Oca selvaggia’ (il fallito golpe alle Seychelles) è stato qualche mese fa in pericolo di vita.

Con Filippo Davoli

Con Filippo Davoli

Nessun agguato, stavolta, nessuna rischiosa missione di guerriglia nella jungla ‘avvicinandosi di notte’ (da qui il nomignolo in lingua zulu: Chifambausiku) ma un incidente stradale nei pressi di San Severino Marche. Sempre con l’amico Flamini e con altri di ritorno da Jesi. La ‘rimpatriata’ a La Bottega del Libro, pronube Simona e la figlia Chiara, è andata benissimo. “A Macerata leggo Baudelaire, Balzac, Moliere, Verlaine cercando una nuova casa. Forse andrò in uno degli appartamenti restaurati dagli Ircer in piazza Mazzini. In Sud Africa conservo comunque ancora una residenza. A Città del Capo vive mia figlia Tania e a Johannesburg c’è Paul, l’altro mio figlio. Entrambi sposati (io invece no) mi hanno dato quattro nipoti”.

tullio moneta 2

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In sala c’è lo scrittore Filippo Davoli che ricorda l’amore di Tullio per i cani e tanti episodi dell’amore degli africani per ‘l’amico dell’uomo’ anche in condizioni estreme. C’è pure uno studente che gli chiede di autografargli la tesi di laurea dedicata alle compagnie mercenarie. Ha citato il colonnello Mike Hoare, di cui il maggiore Moneta è stato il ‘vice’ e lui lo ricorda: “Un uomo straordinario che ad un certo punto stanco delle armi aveva veleggiato per tre anni con la famiglia per il Mediterraneo”. Hoare, da parte sua, l’aveva elogiato come uno straordinario combattente e comandante di uomini. C’è infine il compagno di scuola che ricorda all’uomo che amava ‘la guerriglia sopra tutto’ come gli scroccasse tutte le volte la sigaretta lungo i corridoi, durante la ricreazione. Mi chiedeva: “Barra, ce l’hai la cicca? E io che facevo non gliela davo?! Certo che si!”. Tullio pare desse certe sberle che neppure Bud Spencer, venti, trentanni dopo…

L’avventurosa storia di Tullio Moneta

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