Il cemento di Macerata nella ‘Profezia dell’Architettura’
Partono gli incontri dell'associazione Punto ed a Capo fondata da Michele Schiavoni. Il primo incontro domani (martedì 1 Aprile) dalle 17 al teatro Don Bosco con la lezione del Professor Franco Purini
Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. Espugnata ma non rasa al suolo perché la nuova Sagunto e cioè Macerata è stata travolta da una colata di un milione di metri cubi di cemento. “Un momento, la partita non è finita finché non è finita – fa la vice sindaco Federica Curzi – Da quasi cinque anni non è stato autorizzato neppure un metro cubo in più di cemento ed ora siamo impegnati nel recupero dell’esistente e nella riapertura degli spazi chiusi con riferimento principale il centro storico da far rivivere”. E Massimiliano Bianchini, assessore provinciale: “Sì, la situazione è difficile, complicata ma non è irrecuperabile, bollono in pentola progetti di qualificazione, nascono iniziative come queste perché evidentemente le cose non vanno bene. Non siamo in campagna elettorale e dunque la ‘questione’ non è sospetta anche se purtroppo mentre fuori dal Palazzo di dibatte con impegno e generosità, a Palazzo regna il solito silenzio. E ora ora, proprio, di fare Punto ed a Capo”.
Le iniziative ‘come queste’ sono quelle che da domani mette in cantiere l’omonima associazione (citata da Bianchini) fondata dall’arch. Michele Schiavoni appena un anno fa, il 17 marzo- per parlare di architettura, anzi della ‘Profezia dell’Architettura’. Il titolo dell’evento è un omaggio ad Edoardo Persico che l’usò per una celebre conferenza che tenne a Torino nel 1935, un anno prima della sua morte appena trentaseienne. In quell’occasione Persico si interrogò con preveggenza sulle profonde origini e sulla reale necessità di una moderna architettura italiana. L’evento maceratese è in grande stile. Costato ‘niente’ agli enti locali, ‘solo’ 4.000 euro ai generosi organizzatori, nel mese di aprile coinvolgerà 1.300 persone e metterà Macerata, città martire del cemento (dell’altro ieri, epoca fascista, di ieri, di appena poco fa) al centro di un intenso laboratorio con conferenze e dibattiti. Interessando sindaci, presidente della Provincia, amministratori locali. E servirà anche come ‘credito’ nel progetto formazione dell’Ordine -ha spiegato stamattina in conferenza stampa- la consigliere Silvia Strafella. Che ha auspicato (suscitando applausi convinti nella bella Sala Castiglioni in Biblioteca) nuovi e più numerosi concorsi di idee per mettere finalmente la ‘bellezza’ al centro del costruire. La bellezza, già quella che manca -insieme con i soldi, adesso.
Ma non è troppo tardi, per Macerata. I ‘nostri’ sono arrivati dopo l’ultima betoniera dell’interminabile colonna che ha scaricato sul capoluogo un milione di metri cubi di cemento. Dice Schiavoni, che guida un gruppo agguerrito di giovani architetti determinati a fare ‘Punto ed a capo’ a Macerata: “Le cose lo sappiamo non vanno bene. Noi prendiamo esempio da Persico che lanciava il suo preveggente messaggio di nuovio valori, di nuove idee, di rinnovato impegno, appena sei anni dopo la Grande Depressione del ’29. Siamo nella stessa crisi mondiale e la ricetta è rimasta modernissima. Andiamo nelle periferie -quelle di Macerata non sono davvero belle, all’incontrario- pensando agli spazi pubblici, quelli per la socializzazione con in testa l’idea del bello. Si è costruito in città, ad esempio, non pensando all’homo ludens ma solo all’homo faber. E’ una grande occasione da concertare tutti insieme: Ordine, associazioni, enti locali. Sul piatto non ci sono i soldi solo per pochi ma la speranza di tutti”.
Dice Federica Curzi: “Perchè come dice Dietrich Bonhoeffer, se la speranza non è per tutti non è speranza”. E se per Persico l’Architettura è ‘Sostanza di cose sperate’, per Martin Heidegger l’abitare è un modo di vivere personale. Non massificato: un abito sartoriale contro ogni alienazione. Si inizia dunque con uno dei grandi teorici internazionali, Franco Purini: “Punto ed a Capo per l’Architettura”. Si parlerà delle radici nobili dell’Arte delle Costruzioni e pure del grande Libera cui Civitanova Marche deve qualcosa di importante. Si continua lunedì 7 con Pepe Barbieri (Necessità della tendenza) con l’intervento del sindaco Carancini. Lunedì 13 è la volta di Cristiano Toraldo di Francia (Una stagione radicale) con il sindaco di Civitanova, Corvatta. Martedì 22, ecco Fabio Mariano (Il restauro del Moderno). Ospite il presidente della Provincia, Pettinari. Il giorno dopo la ‘lectio’ è tenuta da Danilo Guerri, Anita Sardellini, Alessandro Castelli e Lorena Luccioni. Ospiti l’assessore regionale Marcolini e il decano degli architetti, Paolo Castelli. L’ultimo appuntamento con Adolfo Guzzini, Gianluigi Mondaini ed Enzo Calabrese su “Il paradigma dell’eco sostenibilità e la necessità di nuove sostanze”.
Nelle tavole rotonde si affrontano temi anche eminentemente cittadini. Giovedì 3 “Modelli di sviluppo per la città diffusa”; giovedì 22 “Gli spazi dell’arte e della cultura”; giovedì 17 “Quale centro storico”, giovedì 24 “Recupero del Moderno”. I luoghi. Domani dalle ore 17 al teatro don Bosco con il prof. Purini (Ordinario a La Sapienza). Le ‘aule’ saranno poi la sala conferenze della Banca delle Marche, il Polo Didattico D. Pantaleoni (via Pescheria Vecchia) e per le tavole rotonde la sala conferenze di Banca Marche. All’organizzazione partecipano con l’associazione di Schiavoni, l’Ordine degli Architetti, l’In/Arc. Marche, Comune, Provincia e Regione e Gam (i giovani architetti). La sfida contro i ‘mulini a vento’ maceratesi è dunque biniziata: l’impegno dei giovani e la crisi fanno ben sperare perché in questa grande via Gluck torni a spuntare un po’ di verde dopo il bianco del cemento. E perché la profezia di Persico non si aggiri in una Sagunto ‘espugnata’, alla ricerca degli ultimi spazi rimasti a disposizione di tutti. Perché, alla fine e nonostante tutto, rinasca una Macerata più ‘sorridente’ e con meno mugugni e pessimismi. “La partita non è ancora finita” giurano speranzosi la Curzi e Bianchini.

Non riesco a capire dove Schiavoni individui “la città, dove si sarebbe costruito senza pensare all’homo ludens ma solo all’homo faber”, e dove trovi “le periferie non proprio belle”.
Io individuo oggi la città di “Macedonia” centrata a Piediripa con il ludico autodromo CGIL ed agli antipodi le vecchie case racchiuse entro le antiche mura di Corridonia e Macerata, divenute “periferie storiche”. Se per Schiavoni la città è quest’ultima mi dica per favore dove posso trovarvi un faber, ovvero un artigiano.