Cemaco, un altro bilancio in passivo
E la Provincia si tira fuori

Dopo i due bandi a vuoto per la cessione delle aree del Centro Fiera, l'ente ha deliberato la dismissione delle proprie quote del mattatoio comprensoriale. Nel 2013 il capitale sociale della partecipata si è ridotto di altri 380.000 euro. Il Comune di Macerata possiede il 67% della società. Blunno: "Il nostro impegno per il risanamento rimane"
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CEMACO - Il mattatoio pubblico di Villa Potenza

CEMACO – Il mattatoio pubblico di Villa Potenza

di Marco Ricci

170.000 euro di perdite nel 2010 e nel 2011, altri 208.000 euro nel 2012, una situazione economico finanziaria che per il 2013 porterà  a una chiusura di bilancio non troppo dissimile rispetto a quella degli anni passati, oltre ai bandi per la cessione delle aree di proprietà andati deserti (leggi l’articolo). Per la Provincia di Macerata ce ne è abbastanza per cedere la propria  partecipazione del Cemaco,  la società di mattazione partecipata non solo dall’ente provinciale ma anche da diversi Comuni, tra cui quello di Macerata. Cemaco si è rivelato negli anni un vero e proprio carrozzone pubblico che non solo non vede un attivo ormai da tempo immemorabile ma che ha anche drenato notevoli risorse pubbliche (leggi l’articolo)

Che la situazione della società fosse seria e che forse non erano da attendersi imminenti miracoli traspariva già nelle parole con cui a maggio dello scorso anno Marco Blunno – l’assessore al bilancio del Comune di Macerata che possiede oltre il 67% delle quote – presentò in consiglio comunale il piano di risanamento, approvato non dopo notevoli frizioni tra maggioranza e opposizione (leggi l’articolo). “Non posso essere sicurissimo che sia la soluzione definitiva – concluse la sua replica in Consiglio Comunale – Se il piano di risanamento va in porto è una soluzione, ma se non tentare significa far fallire Cemaco cosa se ne guadagnerebbe?”

Il piano di risanamento della società prevede due pilastri, un nuovo contratto di affitto per il Cozoma, la società che effettua la vera e propria attività di macellazione, e la vendita delle aree di Villa Potenza che sarebbero dovute rientrare nella più complessiva operazione di riqualificazione del centro fiere. E se il primo pilastro ha retto, con la stipula di un nuovo contratto al Cozoma più vantaggioso per la partecipata, invece i bandi per la cessione delle aree sono andati ripetutamente deserti. Ed era da queste dismissioni che il Centro di Macellazione Comprensoriale sperava – e spera ancora – di incamerare il denaro necessario per ripianare i debiti con le banche. Cemaco è infatti al momento uno scatolone quasi vuoto che – una volta data in affitto la vera e propria attività di macellazione – possiede unicamente immobili e debiti.

L'assessore provinciale al bilancio, Giorgio Palombini

L’assessore provinciale al bilancio, Giorgio Palombini

La decisione da parte della Provincia di Macerata era stata già presa a fine 2010 dall’allora sub-commissario prefettizio in ossequio alle disposizione della finanziaria del 2008 che imponeva di dismettere le quote di società con attività non attinenti ai fini istituzionali – come ci ha dichiarato l’assessore provinciale al bilancio, Giorgio Palombini – ed è anche dettata da nuove disposizioni che stabiliscono per il 30 aprile di quest’anno la data ultima di dismissione. Leggendo però la delibera recentemente approvata dalla giunta provinciale, la scelta dell’ente non sembra affatto estranea a quella “situazione economico finanziaria della società al 31/12/2013 per nulla migliorata rispetto a quella dei precedenti esercizi”, una scelta giustificata inoltre dalla volontà di “non compromettere ulteriormente gli interessi della Provincia di Macerata”.

La società non è più in grado di far fronte agli impegni presi e alle scadenze ordinarie – scrivono i revisori dei conti in merito al bilancio 2012, un bilancio però antecedente al tentativo di ristrutturazione – Gli affidamenti con Banca Marche sono totalmente utilizzati. Sembra evidente quindi come la società versi in uno stato molto preoccupante, al limite del dissesto e dell’insolvenza“.

L'assessore al Bilancio, Marco Blunno.

L’assessore al Bilancio, Marco Blunno.

Se la scelta della Provincia appare chiara, con la possibilità che sia lo stesso Cemaco a dover riacquistare le quote, la palla ricade adesso sull’amministrazione di Macerata che aveva già previsto la possibilità di dismissioni di quote anche da parte di altri comuni soci, decisioni valutate  in passato anche come uno scaricabarile di responsabilità. “Il nostro impegno rimane quello di recuperare la situazione – ci ha spiegato l’assessore al bilancio, Marco Blunno, dopo l’atto della giunta provinciale – e se alcuni soci vogliono uscire debbono in ogni caso trovare chi acquisti le quote. Per quanto ci riguarda – ha concluso – davanti a questa possibilità ci eravamo detti disponibili a valutare una possibile acquisizione delle quote a titolo non oneroso, come deciso dal consiglio comunale l’anno passato”.

Sebbene il Comune di Macerata creda ancora – nonostante le difficoltà di Cemaco – nel piano di risanamento e si comporti di conseguenza, il rischio per l’amministrazione comunale non è solo quello di dover ripianare per l’ennesima volta i conti della società, ma anche di assumersi la totale responsabilità politica e gestionale di una situazione estremamente difficile e dagli esiti non chiari. Non è ancora noto  ad esempio – dopo gli ultimi due bandi per la vendita dei terreni andati deserti – come Cemaco intenda far fronte alla propria situazione debitoria e se i soci siano costretti nuovamente ad immettere capitale fresco per ripianare i bilanci, considerando come il capitale sociale sia via via evaporato nel tempo. Solo per l’approvazione del bilancio 2012, infatti, il capitale è tracollato per perdite da 486.000 a 104.000 euro.

La Provincia di Macerata, qualora non vi siano prelazioni sulla propria partecipazione in Cemaco da parte degli altri soci, procederà ad una gara ad evidenza pubblica che – si può immaginare – andrà molto probabilmente deserta, considerando l’appetibilità di una società perennemente in passivo.



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