Naufragi culturali
La situazione del Centro di studi leopardiani di Recanati
“…Tutti questi segni insieme raccolti, per molto io sia diffidente, mi tengono in grande e buona aspettativa.” “Voglia Dio, stavolta, che essa si verifichi.” Sono le parole finali del dialogo leopardiano tra Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez. Preoccupati, dopo tanti giorni di navigazione, di non scorgere la terra tanto attesa, si rianimano quando vedono nel mare frammenti di alberi e nel cielo uccelli di terra. Segni positivi non giungono tuttavia dal Centro di studi leopardiani di Recanati che è allo stremo della sua navigazione. Nel tentativo di raccogliere un po’ di denaro, il presidente Fabio Corvatta su delibera del consiglio di amministrazione ha chiesto ai cento soci il pagamento perentorio di 200 euro quale quota associativa per il 2013. In passate assemblee alcuni soci avevano insistito affinché, come accade in tutte le associazioni, si stabilisse una quota annuale, tenendo conto dell’alta qualità e del censo di molti degli associati, ma il comitato scientifico si era ribellato alla proposta. Oggi, costretto dai debiti e dalle richieste dei creditori, il consiglio d’amministrazione ha ceduto. I tempi difficili e anche la sfiducia nella gestione, hanno scoraggiato la maggior parte dei soci, e la raccolta è stata grama. Nonostante le prevedibili defezioni risulta, ne sono a conoscenza, che molti, a Recanati e fuori, e la stessa amministrazione comunale, sono interessati a sostenere un’istituzione culturale tanto più importante quanto più Leopardi è ora conosciuto nel mondo per le traduzioni americane dei Canti e dello Zibaldone. Si esigono però garanzie certe sulla gestione, sulla trasparenza dei bilanci, sulla effettiva situazione finanziaria, vista la quantità di debiti accumulati anche nei confronti del personale. Chi ne deve rispondere? I precedenti revisori dei conti, che si sono dimessi perché inascoltati, avevano mandato una relazione al Ministero e una alla Corte dei conti sull’irregolarità dei bilanci, ma non ci sono state reazioni e il consiglio d’ amministrazione, di cui fanno parte anche un noto magistrato e un ex ambasciatore, non ne ha tratto le conseguenze. Questa “aspettativa grande e buona” a chi può essere dunque affidata? A un tavolo operativo sulla cui composizione si trovi un accordo, che stabilisca le responsabilità, ma faccia progetti realizzabili. Non spetta al giornalista suggerire soluzioni, bensì informare su esperienze analoghe. Gli altri Centri nazionali fondati come il recanatese nel 1937 in epoca fascista, quello di studi manzoniani a Milano e quello di studi alfieriani ad Asti, si sono trasformati in fondazioni, come richiesto da una legge del 2009 e , nonostante le difficoltà attuali, sopravvivono con decoro. Le fondazioni sono costituite da enti pubblici e privati e dalle banche che accettano di farne parte e i comitati scientifici hanno un ricambio obbligatorio e non sono a vita. “Per molto io sia diffidente “, come dice il Colombo di Leopardi, può darsi che si verifichi qualcosa di buono anche per il Centro studi di Recanati.

Trovo molto sana, l’intenzione di fissare le quote di associazione al Centro Studi. Chi ha amore a Giacomo Leopardi e alla Poesia, è bene che lo manifesti non solo sentimentalmente…
Sono d’accordo con quanto espresso da Davoli.
Fin’ora tutti quanti: l’attuale amministrazione comunale di Recanati, studiosi e amanti del Leopardi si son fatti lustro senza mai far nulla (pecuniariamente) affinché il CNSL potesse lavorare serenamente. Tutto quello che il Centro ha fatto , basterebbe citare la traduzione dello Zibaldone non solo in inglese , ma anche in spagnolo e fra poco in portoghese, i convegni quadriennali su Leopardi, la collana di saggi ecc…, lo si deve, solo grazie al contributo che il ministero eroga al Centro in virtù di bilanci rigorosi ratificati dal ministero stesso, alla volontà degli studiosi del Comitato scientifico e ai componenti del CDA del CNSL. La professoressa, compilatrice dell’articolo, parla unicamente e sempre del Centro polemicamente, senza mai riuscire a farne una descrizione scevra da partigianerie. Non vorrei pensar male, ma mi sorge il sospetto che questi articoli abbiano all’origine una non “inclusione” della professoressa nel Comitato scientifico del CNSL dove lavorano studiosi appartenenti al “ghota” mondiale degli studi leopardiani.