Manifestazione dei lavoratori del Santo Stefano
PORTO POTENZA - Il Comitato Cgil illustra le ragioni del dissenso
Di seguito la nota del Comitato iscritti alla Cgil del Santo Stefano in vista della manifestazione dei lavoratori che si terrà domani (venerdì 31 maggio) dalle ore 12 alle 18 davanti all’Istituto di riabilitazione di Porto Potenza Picena:
“Ci siamo. Domani, dopo mesi di discussioni, assemblee, scioperi e manifestazioni, i lavoratori del Santo Stefano inizieranno a lavorare gratuitamente per due ore ogni settimana.
Il nuovo CCNL Sanità privata ARIS, sottoscritto il 5 Dicembre 2012 da Cisl e Uil, prevede infatti il passaggio dalle 36 alle 38 ore settimanali a parità di salario, oltre ad una netta differenziazione retributiva tra “vecchi” e “nuovi” dipendenti (con questi ultimi che si troveranno, a parità di lavoro svolto, a percepire retribuzioni nettamente inferiori).
Non sappiamo se, come affermano Cisl e Uil, un simile abbattimento del costo del lavoro serva davvero a “far respirare” le casse delle aziende che operano in quelle regioni in cui la gestione del sistema sanitario è stata commissariata in seguito ad anni di bilanci costantemente in rosso, frutto dell’incapacità della classe dirigente di gestire il denaro e i servizi pubblici (e per quale motivo questa incapacità dovrebbe essere messa in conto sempre a chi lavora?).
Tuttavia ciò che sappiamo è che la Regione Marche ha finora ben gestito la spesa sanitaria regionale, provvedendo con regolarità al pagamento degli istituti di riabilitazione e delle case di cura private accreditate, garantendo altresì adeguati incrementi economici in relazione all’aumento dei costi di gestione, ovvero all’aumento dei costi di tutti gli strumenti necessari alla cura delle persone e al previsto incremento salariale derivante dal rinnovo del CCNL!
Ecco invece un nuovo CCNL che aumenta l’orario di lavoro settimanale a parità di salario e discrimina i lavoratori più giovani, applicando al delicatissimo ambiente della Sanità la perversa logica dei vari Monti e Fornero (e di tutti quelli che li hanno sostenuti!) secondo la quale l’unico modo per uscire dalla crisi è continuare a “spremere” i lavoratori, diminuendone salari e diritti.
In questo scenario il Santo Stefano, oramai facente parte del gruppo KOS, non rappresenta di certo uno dei migliori esempi: azienda sanitaria che non versa in condizioni di crisi, non esita ad applicare (con qualche “compiacente sostegno”) un contratto al ribasso con la scusa del “particolare momento di crisi come quello attuale”, diminuendo gli organici nelle diverse Unità operative (a seguito dell’aumento dell’orario di lavoro non verranno rinnovati 8 contratti a tempo determinato tra Operatori Socio-Saniari e Fisioterapisti) e diminuendo, in barba alla legittima richiesta della cittadinanza e delle istituzioni di una maggiore qualità del servizio prestato, il numero dei riposi con cui viene garantito il recupero di quelle indispensabili energie psico-fisiche da destinare alla cura dei pazienti.
Noi non restiamo indifferenti a tutto questo! Siamo dei professionisti con alle spalle specifici percorsi formativi e da anni impieghiamo le nostre competenze al servizio dei pazienti.
Chiediamo di poter continuare ad offrire un’assistenza di qualità e per tali ragioni domani saremo in strada a manifestare il nostro dissenso nei confronti di chi vede nella Salute pubblica profitti e solo profitti, strumentalizzando la crisi per il proprio tornaconto”.

Più ore di lavoro e stipendi sempre bassi.
Vergogna.
Il Santo Stefano ci delude.