La crisi, la speranza disperata dei “grattini” e la non violenza di Aldo Capitini

Strade diverse per affrontare i nostri tempi cupi
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verdenellidi Maurizio Verdenelli

Se i pensionati che non arrivano più alla seconda settimana del mese sono sempre più numerosi come i furti di arance al supermercato, la classe operaia continua ad andare in paradiso -direttamente dall’inferno della crisi economica visto che su questa terra ormai è impedito anche il tradizionale, dignitoso purgatorio. E comincia ad andare in galera quella parte di classe operaia che si trova nel baratro della mobilità anticamera della disoccupazione. Già, com’è accaduto a quel ‘rispettabile’ lavoratore che perduto il lavoro ha pensato, per risolvere i suoi problemi, d’assaltare a Vallecascia una delle tante sala giochi ormai diffuse sul territorio come i ‘compro oro’. Mentre vie e piazze del centro storico di Macerata (Galleria del Commercio ridotta a luogo quasi di agguati) appaiono un deserto dei Tartari dove i pochi negozianti attendono nelle loro ‘fortezze’  gli acquirenti sempre più rari.  Naturalmente il ‘nostro’ post operaio, con la classica sfiga di categoria, si è trovato subito dopo il ‘colpo’ nelle braccia dei carabinieri che passavano da quelle parti. Giustizia fatta? Certo. Così come per tutti gli altri post occupati che si trasformano talvolta in ‘cavalli’ dello spaccio della droga. Mentre, come accaduto nelle campagne di Pollenza, c’ é chi rapina con la motivazione di dover pagare i debiti, i coltivatori sopravvissuti all’eclissi dell’agricoltura.

videolotteryC’è ormai un degrado che spaventa, proporzionale alla proliferazione delle ‘macchinette’ nei bar che innalzano ormai in massa, ben in evidenza e quasi trionfalmente, la fatidica segnalazione: “Qui slot” per attirare clienti fino a ieri in fuga. E in queste sale interne puoi trovare alternativamente un ‘popolo’ speranzoso in fila. Badanti disperate, casalinghe sull’orlo di una crisi di nervi che si giocano (sempre meglio che rapinare) chances residuali per saldare debiti, pagare l’affitto, e far spesa -oggetto quest’ultima di graduali, incessanti risparmi, come noto). E proporzionale, il degrado indotto dalla crisi, all’invasione dei grattini continuamente di ‘ultima  generazione, perché qui la fantasia non ha limiti. Certo non aiutano notizie mirabolanti come quella del cassaintegrato che ha vinto 140.000 euro attraverso questi strumenti illusori. Ed anche, quella recentissima, che viene da Treia dove un operaio ha vinto mezzo milione di euro (leggi l’articolo) con un ‘gratta e vinci’. Bene ha fatto il sindaco Luigi Santalucia, pur compiacendosi per la fortuna del concittadino, ad augurarsi che il gioco nella città famosa per il …Gioco al Bracciale, non diventi comunque ‘una malattia’.

capitiniIn effetti la speranza non è stata mai tanto mortale. A metà degli anni 40, Aldo Capitini  scriveva: “la crisi odierna è anche  crisi dell’assolutizzazione della politica e dell’economia”. Capitini è il Gandhi italiano, lo teorizzò e tradusse in ‘non violenza’ il termine a-himsa. Divenne vegetariano per protestare da antifascista contro tutte le uccisioni, in un momento in cui Mussolini si apprestava a mandare l’Italia in guerra. Fondò la prima scuola vegetariana del nostro Paese. Io lo conobbi perché il mio capo a ‘La Nazione’ mandava me, ‘il ragazzino di bottega’ a ritirare l’articolo del Professore da pubblicare in ‘nazionale’. Lui,  Padre della Repubblica, non volle far parte dei partiti e i partiti esclusero lui da tutto. Così come Giovanni Gentile l’aveva cacciato dal posto di segretario alla Normale di Pisa. Perché, Aldo Capitini  oltre ad  essere antifascista, “era per di più un galantuomo” commentò il filosofo che aderiva perfettamente al regime.

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Tara Gandhi

Morì nel ’68,  fondamentalmente isolato nella ‘sua’ Perugia, a 80 km da Tolentino dove nessuno lo ha ricordato qualche settimana fa, accogliendo e celebrando Tara Gandhi, la nipote del Mahatma di cui Capitini era stato il grande interprete italiano. Si sa, ognuno ha le proprie ricette. Nelle Marche a ricordare tuttavia il filosofo della ‘non violenza’ ci sono alcune vie e a Pesaro dove vive, sopratutto, il nipote che porta il suo cognome. Dieci anni fa, circa, venne eletto coordinatore regionale dei Verdi. Serviva un bel nome: controcorrente come lo zio, Capitini jr. non durò molto. 



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