Caso grotte a Civitanova Alta:
il Tar dà ragione ai privati
La sentenza del Tribunale amministrativo delle Marche boccia l'ordinanza del Comune che obbligò i proprietari a mettere in sicurezza le grotte. Giorgio Berdini: "Errore di Corvatta non aver annullato l'ordinanza"
di Laura Boccanera
“Scorretto utilizzo dello strumento”, “impossibilità di individuare il soggetto proprietario” e “mancata esistenza dei presupposti minimi”. Con questi argomenti il Tar delle Marche ha accolto il ricorso presentato da un privato, la famiglia Bernini, che contestò l’ordinanza del Comune emessa a seguito del crollo dell’abitazione di Via Annibal Caro lo scorso agosto del 2010. Il tribunale amministrativo dunque boccia su tutta la linea il provvedimento dell’ordinanza con la quale il Comune obbligava i residenti di Civitanova alta a mettere in sicurezza le grotte con una serie di interventi a carico del privato, portando come ragione il fatto che la proprietà del sottosuolo nei confini della proprietà privata fossero del privato. Il provvedimento però venne contestato e impugnato dai Bernini sul presupposto che la grotta non è di proprietà e anzi, estendendosi nel sottosuolo, è il Comune ad avere l’onere di intervento. A rendere noto il verdetto del tar è Giorgio Berdini del Pd provinciale che fu tra i promotori di un convegno sulle grotte nel quale venivano evidenziate alcune soluzioni e messe in risalto le criticità di una giurisprudenza in materia ancora confusa e lacunosa. “La sentenza che entra nel diritto e nel fatto è devastante per il Comune – afferma Giorgio Berdini – le accuse di atteggiamento vessatorio che al tempo come opposizione facemmo a Mobili erano dunque legittimate nella forma e nel metodo. Tanto che il Tar, in maniera inusuale dà anche indicazione di come la questione doveva essere gestita”. Nel testo della sentenza si legge infatti che l’ordinanza rappresenta uno “strumento a cui ricorrere come extrema ratio” e che “per il Comune non era particolarmente difficoltoso verificare, mediante semplici visure catastali se la grotta fosse negli atti di acquisto da parte del privato e che pertanto dal punto di vista amministrativo non risultano i presupposti minimi per poter individuare i ricorrenti quali legittimati passivi”.
Ovvero il tar contesta che i privati fossero proprietari e sancisce che sicuramente non può essere una delle parti in causa (il Comune) a determinare che la proprietà di un bene spetti all’altra controparte (i privati). Ma l’affondo politico di Berdini non si rivolge solo alla passata amministrazione: “il sindaco Corvatta non ha ascoltato l’invito formale con il quale l’avvocato ha richiesto di chiudere la questione annullando l’ordinanza, ma ha reiterato le tesi difensive producendo un’ulteriore memoria – dice Berdini – e il sindaco deve smettersela di farsi consigliare da politici del secolo scorso e dal segretario comunale “. Berdini ci va giù pesante e accusa Corvatta addirittura di continuità col centrodestra: “in campagna elettorale disse che nei primi 100 giorni si sarebbe occupato delle grotte e di quella che lui stesso definì come un provvedimento vessatorio fatto da incompetenti, ora invece avalla lo stesso provvedimento che oggi il Tar stronca una volta per tutte annullando per quella famiglia l’ordinanza. Non posso non registrare la forte contraddizione di chi a parole si fa difensore dei cittadini e nei fatti invece avalla l’opposto. Un ultimo appello al sindaco: è necessario un cambio di passo, annulli ora l’ordinanza tout court”.

