Quando il Divo Giulio venne intervistato
dagli studenti dell’istituto Filippo Corridoni
Il professor Giuseppe Pioli, insegnante e reporter in pensione, ricorda quando Andreotti ricevette per un'intera ora a Palazzo Chigi i suoi alunni della scuola media

Roma, 27 febbraio 1991. Giulio Andreotti insieme con i ragazzi della scuola media di Corridonia e il prof. Giuseppe Pioli (foto Baldoni). L’immagine è tratta dal libro: ‘Pietro!’ (Alfabetica edizioni, 2005)
di Maurizio Verdenelli
“Fu quasi un automatismo: chi era allora in Italia la persona più ‘interessante’ da intervistare per una scolaresca che editava un giornalino cimentandosi con i prodromi di quel mestiere che io esercitavo, part time, presso la redazione del ‘Messaggero’ di Macerata? Facile: era il Presidente del Consiglio dei ministri pro-tempore. Che si chiamava, guarda caso, Giulio Andreotti, al suo settimo ed ultimo mandato. ‘Figurati se ti dice sì, con quello che c’ha da fare…!’ mi scoraggiavano gli amici. Io tuttavia andai avanti…sottovoce e la segreteria della Presidenza del Consiglio, a sorpresa, accettò la richiesta che arrivava dalla seconda classe, sezione G, della scuola media ‘Filippo Corridoni’ di Corridonia: la redazione di ‘Sottovoce’, il giornalino scolastico. Era l’inizio dell’anno scolastico 90/91 e l’appuntamento ci venne fissato nel gennaio ’91”. Ricorda con un sorriso, il professor Giuseppe Pioli, docente (e pure giornalista) in pensione, rovistando nell’archivio della memoria e in quello cartaceo nella soffitta della sua bella casa a Collevario dove sonnecchiano, pronti però a balzar fuori (come in quest’occasione) le copie di ‘Sottovoce’ e le ‘pratiche’ di quell’esperienza indimenticabile.
“Già, perchè Andreotti prese la cosa molto sul serio. Ci ricevette e per oltre un’ora fu tutto per noi. Ai numerosi segretari disse perentorio: ‘Per tutto questo tempo, io non esisto…qualsiasi cosa succeda nel mondo’”. Ma andiamo con ordine…perchè stava per saltare tutto a causa di una nevicata a Macerata e dintorni …”
Cioè?
“Toccavamo dunque il cielo con un dito perché avevamo quel sospirato appuntamento che molti ritenevano impossibile, ma da cronista avevo imparato che il ‘no’ bisogna che te lo dicano gli altri …e che occorre provarci sempre. Avevamo superato tutti gli ostacoli, dunque, ma la neve, no! Così quella mattina, per noi pronti a partire per Roma, la grossa nevicata che aveva imbiancato Corridonia e la provincia aveva per noi il sapore della beffa. Il preside, Benedetto Miconi, fu irremovibile: ‘Non si può arrivare a Roma con questo tempo, bisogna rinviare’… Io mi arrabbiai di brutto. ‘Ma quale rinvio! Il Presidente del Consiglio non ci darà mai un altro appuntamento. Invece si rinviò e mi sbagliai anche su Andreotti. Ci concesse, con mia grande sorpresa, un’altra occasione: il 27 febbraio, un mesetto dopo. Il Premier -ma allora non si diceva così- aveva gradito la nostra iniziativa e dava volentieri un’altra opportunità ai ragazzi del ‘Filippo Corridoni’.
E a febbraio, il meteo…
“Si mantenne favorevole. Partimmo tutti in pullman. Con noi e il preside c’era anche il sindaco di Corridonia, l’ingegner David Bevilacqua. E naturalmente un fotografo all’altezza del reportage che i ‘redattori’ di Sottovoce si erano proposti di realizzare: Pietro Baldoni, alias ‘Briscoletta’, il fotoreporter più bravo e popolare, allora, di Macerata e provincia”.
A che ora, e dove avevate appuntamento con il divino Giulio?
“Roma, Palazzo Ghigi, ore dieci. Noi fummo puntuali, lui spaccò il secondo. Memorabile! Personalmente mi sembrò, rispetto all’immagine pubblica che ne avevo, molto alto… nonostante la mitica gobbetta. Ci mettemmo disposti intorno ad un grande tavolo ovale, con microfoni intervallati, posizionati per ciascun ‘intervistatore’. Io coordinavo la ‘grandine’ di domande sul Presidente…”.
Quali furono i temi?
“Sopratutto di politica italiana ed anche estera. Domande anche di d’attualità: spaziammo insomma dappertutto. Andreotti rispondeva con dovizia di argomentazioni, dilungandosi. Certo, io da moderatore, non lo potevo però ‘tagliare’ soltanto per il piacere di avere più tempo per altre domande”.
Una domanda per tutte, la ricordi?
“Certamente, ho sottomano la copia del giornalino con l’intervista… Ad un certo punto i ragazzi di Corridonia chiesero ad Andreotti di chi fosse più amico tra alcuni premier europei di allora. Che, in quanto a popolarità erano nell’ordine Gorbaciov (Urss), Walesa (Polonia), Kohl (Germania Ovest) ed Havel (Cecoslovacchia). Lui disse pronto: ‘Gorbaciov’. Perché Presidente? ‘Perché ha avuto il coraggio di dire ciò che non andava bene nel suo grande Paese, spezzando il dogma dell’infallibilità del Partito Comunista russo, facendo della trasparenza il suo strumento d’indagine. In una parola cambiando ciò che non sembrava possibile cambiare. E’ Gorbaciov, fra tutti, il mio più grande amico’”.
Poi?
“Esaurita l’ora in un amen, ci fu un grande rinfresco offerto da Palazzo Ghigi. I ragazzi, stanchi ed emozionati, si abbuffarono di bibite, sandwich, tartine, dolci e via elencando. Poi da intervistatori si concessero molto volentieri ad altri intervistatori: un’inviata Rai che fece un bellissimo servizio ‘riversato’ alla sede di Ancona. Il Tg Marche trasmise il ‘pezzo’ tra i primi del notiziario della sera stessa. Insomma una bella soddisfazione per un’iniziativa che sembrava destinata a fallire: intervistare il Presidente del Consiglio dei ministri per un giornalino scolastico. Lui, poi, si concesse a tutte le foto possibili e strinse la mano a tutti”.
Da Palazzo Ghigi la scolaresca sciamò per il centro di Roma. Già perchè la ‘giornata particolare’ degli studenti del ‘Corridoni’ non finiva lì. Tutt’altro.
“Avevamo provato …a fermare la guerra del Golfo, la prima – ricorda Pioli – Così avevamo scritto lettere di pace, due, a Peter Secchia, l’ambasciatore americano a Roma che amava l’Abbadia di Fiastra – dov’era stato ospite all’Abbadia di Fiastra in una serata di gala, rimasta celebre – ed una a Saddam Hussein, tradotta per noi in arabo un odontoiatra siriano a Tolentino. Secchia ci aveva subito risposto invitandoci a visitare l’Ambasciata. Poi tutto era saltato per la nevicata e al momento dell’invito bis, in parallelo con Andreotti, lui era impegnato. L’invito era però rimasto. E quando, dopo aver lasciato Palazzo Ghigi, ci spostammo in via Veneto accadde l’imprevedibile… ma forse trattandosi di lui, il carissimo Pietro, in fondo non così tanto imprevedibile”.
Cioè…
“Tutto è registrato dal famoso reportage pubblicato da Sottovoce. ‘Briscoletta’ che si era comportato impeccabilmente a Palazzo Ghigi, attenendosi alla ferrea disciplina che vigeva pure in fatto di immagine, al cospetto dell’Ambasciata Usa cominciò a fotografare all’impazzata. Eravamo in un momento di grande tensione, la prima guerra del Golfo era alle porte ed allora sul fotografo maceratese si scagliarono tutte le forze di sicurezza possibili. Marines in assetto di guerra, giubbotti anti-proiettile e mitra spianati, elicotteri da guerra volteggianti sul capo di Pietro che inutilmente si proclamò: “Sono un fotoreporter del Messaggero!”. Niente, il grido di Baldoni che i ragazzi definirono nel servizio giornalistico, ‘disperato’ s’infranse contro l’inflessibilità della Security americana. Pietro venne circondato e bloccato all’ingresso da un piccolo, agguerrito esercito. In ogni caso pur sospettato come pericolosa spia di Saddam, Baldoni lottò indomito perché le preziose foto di Andreotti in compagnia dei ragazzi non fossero sequestrate e distrutte al pari di quelle scattate all’esterno dell’ambasciata”.
Anche a Palazzo Ghigi, tuttavia, Pietro aveva compiuto il suo ‘atto di disubbidienza’. Rivelò al suo ritorno a Macerata di essersi ‘abilmente’ sottratto (“Ho finto di armeggiare con l’apparecchiatura fotografica”) alla stretta di mano con Andreotti, che restava per lui un potente democristiano. Mi disse: “E’ stata una questione politica: sono repubblicano ma sopratutto mazziniano…il mio amico Graziano Pambianchi (riferimento principe del Pri, ndr) intimamente mi capirebbe”. Sarebbero passati, come noto, anni prima che si dovesse stagliare all’orizzonte il Pd e nuovi scenari politici…
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I ricordi di Giulio Andreotti (leggi l’articolo).
CM sempre piiù triste.
Non capisco la tristezza di Bonifazi. Potrei condividerla se la capissi, ma non la capisco.
@Giampaolo Sbarbati: La tristezza di Bonifazi non la si capisce, ma la si sente. Pensa quanta tristezza sentiranno i Cittadini di Macerata e Corridonia al trapasso a miglior vita degli Andreottiani Maceratesi,causa dell’attuale declino Cittadino.
Chissà se li baciò tutti sulla bocca?
si parla di un incontro di ragazzi della scuola media con l’allora presidente del consiglio e qualcuno si chiede se li baciò sulla bocca . questo si che da tristezza.