A Camerino si inaugura l’anno accademico
riflettendo sul futuro degli atenei italiani

Marco Mancini, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane,lancia l'allarme contro i tagli al fondo di finanziamento delle università. Il Rettore Corradini presenta i dati dell'ateneo camerte che regge bene alla crisi

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I rettori Flavio Corradini e Marco Mancini

 

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La cerimonia di inaugurazione

di Monia Orazi

Unicam resiste alla crisi, con un numero di matricole pari a 1630 in linea con i dati di un anno fa e rilancia puntando sullo sviluppo, per percorrere la strada che conduce al futuro. E’ questo il senso della rinuncia alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, trasformato per volontà del rettore Flavio Corradini, in “un momento di confronto critico sul futuro dell’università e le prospettive future di sviluppo”. Il rettore che sin dal suo insediamento ha annunciato di “voler scrivere una pagina nuova” per uno degli atenei più antichi d’Italia sceglie di “battezzare” il 677esimo anno accademico alla presenza di Marco Mancini, presidente della Crui ( Conferenza rettori università italiane), che ha lanciato un grido d’allarme sulla futura sopravvivenza del sistema più alto di istruzione d’Italia, con pesanti conseguenze sul futuro delle stesse imprese italiane.
“Vi porto un ateneo sano e virtuoso – ha esordito Corradini – con i conti a posto. Le immatricolazioni fanno registrare un segno positivo che ci fa molto piacere se confrontato con il dato negativo nazionale (calo dell’8 per cento di immatricolazioni), sono andate molto bene l’area scientifica e tecnologica e quella biologica e biotecnologica, chimica fa registrare un più 65 per cento, i corsi del Piceno fanno registrare una diminuzione del 23 per cento”. Un anno di lavoro è stato sostanziato in una serie di dati, la chiusura di corsi di laurea “doppione”, sono stati attivati due nuovi corsi di laurea (a Giurisprudenza per enti no profit e cooperazione internazionale, nel Piceno in computer design). In cooperazione con altri enti sono stati creati un corso di laurea in Farmacia in Camerun, oltre ad un corso di studi in biotecnologie in Cina. La ricerca Unicam ha avuto un incremento di fondi pari al 25 per cento rispetto all’anno precedente, con 2 milioni e 350 mila euro solo per il settimo programma quadro. Sono cresciuti i servizi conto terzi, si sono create opportunità interessanti da un rapporto forte con il territorio. “Stiamo andando bene – ha concluso Corradini nella sua analisi – ma le potenzialità del nostro ateneo sarebbero tre volte tanto”.

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La sala degli stemmi durante l’inaugurazione dell’Anno accademico

Da ultimo il rettore ha voluto citare i dati dello studio Almalaurea, per mostrare come si collocano sul mercato i laureati Unicam. A tre anni dal conseguimento del titolo il 73,2 per cento di chi si è laureato a Camerino ha un lavoro, contro il 70,3 per cento della media nazionale. Di questi ben 6 su 10 hanno un lavoro stabile, mentre la media nazionale è di 5 su 10, in punti percentuali il 60,6 per cento dei laureati Unicam ha un’occupazione stabile, contro la media nazionale del 51,9 per cento. Il laureato camerte guadagna pure di più, la media dello stipendio ad un anno dal conseguimento della laurea è di 1122 euro, contro le 1071 euro di media dell’Italia. Incalzato dalle domande dei giornalisti, il rettore ha parlato dei rapporti con gli altri atenei. “Con il rettore Lacchè i rapporti sono ottimi ed eccellenti. Tra le due università c’è quello che si può definire un matrimonio stabile, stiamo proseguendo nell’attuazione dell’accordo di programma, che terminerà nel 2013, in seguito vedremo come regolarci, abbiamo intrapreso iniziative importanti, altre sono in cantiere per quest’anno”. Una piccola stoccata Corradini l’ha lanciata all’ipotesi di ateneo unico regionale, lanciata dal ministro Profumo, in visita lo scorso luglio: “La politica non ha il diritto di camuffare in un unico ateneo quattro realtà diverse, non deve cercare di mescolare le differenze, ma di valorizzarle, perchè ci sono gli strumenti per farle. Non è detto che l’esperienza di Macerata e Camerino, non si possa replicare a Urbino ed Ancona. Non ho voglia di rassegnarmi a questo.”

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La sala degli stemmi durante l’inaugurazione dell’Anno accademico

“Non è giusto solennizzare con eventi eclatanti un anno accademico, perchè il momento è molto difficile – ha esordito Mancini nell’incontro preliminare con la stampa – è stata fatta al sistema universitario italiano, una ferita che non sarà mai dimenticata con un taglio che sfiora il meno 5 per cento del finanziamento ordinario, pari a 300 milioni di euro. Ieri in conferenza dei rettori abbiamo espresso criticità nei confronti del decreto che ripartisce in due quote i fondi destinati alle università”. La provocazione lanciata dal rettore dell’università della Tuscia, è stata quella di opporsi alla distribuzione del fondo premiale, legato ai fattori di competitività dei singoli atenei, “a meno che non sia incrementato dei 300 milioni di euro che sono stati tagliati, perchè se questo non sarà fatto, le università non riusciranno ad arrivare a fine anno, riusciremo solo a pagare gli stipendi. Non si può fare l’università degli stipendi fissi, fermeremo le attività di ricerca, chiuderemo centri e biblioteche, perchè non si può ritenere che l’università serva solo a mantenere quote stipendiali”. Il futuro dell’università è strettamente legato a quello delle imprese, ha spiegato Mancini, ricordando come “c’è un rapporto virtuoso tra imprese e ricerca. Se calano le risorse a monte, calano i servizi a valle. La crisi economica delle famiglie, unita alla sempre maggiore debolezza infrastrutturale delle università, ha permesso il danno del calo delle immatricolazioni. L’affermazione che l’Italia ha troppi laureati è un equivoco. E’ una cosa inaccettabile, questo paese ha fame di laureati, perchè il loro tasso è la metà della media europea. Laurearsi conviene non a breve, ma a medio termine. Il problema gigantesco che ha questo paese è il lavoro. Se non ci sarà una svolta si rischia di portare al decadimento rapidissimo il nostro paese, per questo la Crui ha voluto dare un segnale forte nei confronti del sistema politico”. Il battagliero presidente fonda la richiesta sul fatto che: “Ci sentiamo in dovere di reclamare, non quello che spetta a noi, ma al paese, ci sentiamo in dovere di avanzare proposte, di tendere la mano alle famiglie. Nel 2014 ci sarà un calo del finanziamento per le borse di studio pari al 90 per cento, il diritto allo studio funge da sostegno alla mobilità, che è un punto nodale dell’università”. Un altro problema toccato da Mancini è quello dei ricercatori: “C’è un meccanismo che impedisce di assumerli, riducendo il precariato, una vera e propria cruna di ago, vogliamo che nella ricerca entrino nuove energie, abbiamo il ceto docente più vecchio d’Europa”. 

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