Biogas a Potenza Picena, il Tar: “Non ci sono pericoli per la collettività”

Il Tribunale Amministrativo ha respinto il ricorso dell'amministrazione che potrebbe decidere di rivolgersi al Consiglio di Stato

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L'area in cui dovrebbe sorgere la centrale a biogas alluvionata nel 2011

L’area in cui dovrebbe sorgere la centrale a biogas alluvionata nel 2011

Il Tribunale delle Marche dice no alla richiesta di sospensiva del legale del comune di Potenza Picena e la centrale a biogas non si ferma. Non è servito il ricorso al Tar del comune potentino che aveva incaricato l’avvocato Leonardo Filippucci di bloccare, almeno temporaneamente, il progetto della centrale a biogas in programma in contrada Marolino. Poco meno di un mese fa, infatti, era stato depositato il ricorso al Tribunale delle Marche del Comune di Potenza Picena contro la decisione di costruire una centrale a biogas, secondo gli amministratori e il Comitato No al Biogas del presidente Francesco Torresi, in una zona ad alto rischio esondazione, in un’area vicino all’acquedotto comunale e di buone potenzialità turistiche vista la presenza di attività ricettive e agricole. Il ricorso contro l’impianto di contrada Marolino e la posizione dell’amministrazione sono chiari. Anche i fatti, però, non mentono. A gennaio la Regione ha autorizzato la realizzazione della centrale nonostante il responsabile dell’ufficio incaricato aveva assicurato con una nota del 19 dicembre scorso che la pratica avrebbe atteso l’elenco delle aree non idonee al biogas. Alla luce dei fatti l’amministrazione aveva dato mandato all’avvocato Filippucci di presentare ricorso. “Siamo stati rispettosi delle decisioni regionali e abbiamo fatto di tutto per impedire questa centrale” spiega il sindaco Sergio Paolucci “Ci siamo impegnati con solerzia e tempestività senza lasciare niente al caso per contrastare questa decisione ma il rigetto del le nostre motivazioni è incredibile e ridicolo”. Secondo il giudice che ha esaminato la pratica le ragioni sono valide, da approfondire e non sono infondate, ma per questo esame sommario non ce n’è neppure una “manifestatamente fondata” e dovranno dunque essere esaminate nel merito. Per il giudice, infatti, non c’è “un pericolo grave e irreparabile dalla realizzazione dell’impianto” e “non sono stati provati i dedotti pericoli per la collettività” nonostante la centrale sia nella zona di rispetto dell’acquedotto comunale come sottolineato dal legale. Nei prossimi giorni il sindaco Paolucci e la sua amministrazione sono dunque chiamati a decidere se rivolgersi e fare appello al Consiglio di Stato.


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