Omicidio Marin, scontro sulle versioni

Contrastanti le deposizioni rilasciata dagli imputati al processo in Corte d'Assise e quello celebrato con rito abbreviato dinanzi al Gup. Il consulente di parte Pianesi: "Capparucci capace di intendere ma non di volere". L'udienza riprenderà il 3 aprile

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Andreea Cristina Marin

Andreea Cristina Marin

di Cristina Grieco

Si è svolta oggi dinanzi al Gup Pannaggi la prima udienza del giudizio abbreviato che vede imputati Sandro Carelli, Sebastian Capparucci e Silvio Giarmanà per l’omicidio della giovane Andreea Christina Marin, ferocemente uccisa a bastonate il 27 gennaio dello scorso anno. Il quarto imputato Valentino Carelli sta già affrontando, per le medesime accuse, il processo in Corte d’Assise. In considerazione del fatto che, per Sebastian Capparucci era stata accolta la richiesta avanzata dai propri legali, gli avvocati Federico Valori e Rossano Romagnoli, di condizionare il rito abbreviato all’espletamento di una perizia volta ad indagare l’eventuale incapacità di intendere e di volere dell’imputato, stamane è stato ascoltato in aula il professor Camerini, dell’università di Roma la Sapienza, già incaricato della redazione della stessa. Il Consulente tecnico d’ufficio, unitamente al suo ausilario il professor Fabrici, ha rilevato sulla persona del Capparucci dei disturbi descritti dagli aggettivi “severo” e “franco” intesi rispettivamente come grave ed evidente. Tuttavia, come precedentemente chiarito, il Professore ha escluso che l’imputato fosse incapace di intendere e di volere al momento del compimento del fatto e che i disturbi riscontrati possano essere idonei a stabilire “un’efficienza causale” con il delitto. Totale il disaccordo dell’avvocato Federico Valori il quale ha ribadito “il professor Camerini è ancorato ad una concezione della psichiatria tradizionalista che equipara l’infermità alla

Il Tribunale di Macerata

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malattia. Questa visione – ha continuato il legale – non tiene conto degli ultimi sviluppi in campo scientifico e soprattutto della sentenza della Corte di Cassazione a Sezione Unite, nota come sentenza Raso che, sposando la teoria Basaglia, ha chiarito come l’infermità non debba necessariamente accompagnarsi ad una malattia di tipo organico ma possa anche derivare da disturbi della personalità”. Sono state dunque acquisite le note critiche sulla perizia redatte dal consulente di parte, Pierluigi Pianesi, il quale, al contrario di Camerini, ha ritenuto che i disturbi della personalità riscontrati sul Capparucci abbiano inciso, se non sulla capacità di intendere dell’imputato, certamente sulla capacità di volere che, secondo il Consulente di parte, risultava, al momento del fatto, grandemente scemata.  Sono stati poi ascoltati i tre imputati che continuano a rendere versioni differenti da quelle contenute in atti. Silvio Giarmanà nega, contrariamente a quanto affermato nelle prime dichiarazioni successive all’omicidio, la presenza di un’arma del delitto diversa dal bastone in legno rinvenuto in frantumi (leggi l’articolo). Sandro Carelli racconta di aver ricevuto una telefonata dal Capparucci la sera del 26 gennaio, telefonata che però non risulterebbe dai tabulati telefonici che evidenziano unicamente chiamate in entrata “a cui spesso non rispondevo” ha dichiarato in aula  Capparucci. Quest’ultimo, contrariamente dalla ricostruzione dei fatti riportata dal Giarmanà che, ascoltato nel processo parallelo in Corte d’Assise, aveva raccontato di essere dovuto intervenire per fermare la violenza del Capparucci, ha invece dichiarato di essere stato in dubbio fino all’ultimo e di aver agito senza alcuna convinzione. Un continuo rimpallo di responsabilità che non può far dimenticare la violenza con cui è stata privata della vita una giovane inerme di appena ventitré anni.  Il processo riprenderà il prossimo tre aprile per la discussione.


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