E’ morto Egidio Egidi, fu il braccio destro di Mattei
Aveva 90 anni, viveva a San Donato Milanese ma si definiva ancora "matelicese doc". E' stato anche presidente dell'Eni

L’ing. Egidio Egidi in una foto di molti anni fa (da Il Distretto di Ravenna nel mondo degli Idrocarburi marzo 1999)
di Maurizio Verdenelli
(Foto di Genesio Medori)
Se n’è andato in punta di piedi, domenica mattina, improvvisamente nella sua bella casa di Milano in via Bronzino. Domani, alle ore 15,30, i funerali nella chiesa di Santa Barbara, a San Donato Milanese nel cuore della cittadella dell’Eni in quel ‘Quartier generale’ voluto dall’uomo che aveva seguito anche contro il volere del padre che pure di quell’uomo era un amico personale. “Non mi dirai che hai detto ‘si’ a Mattei? E quando gli dissi che così era, s’arrabbiò di brutto: Ma che hai fatto?! ti ha dato di volta il cervello?!”. Così, appena una settimana fa, domenica 27 gennaio, in diretta telefonica con il monastero della Beata Mattia Nazzarei, il monumento più alto alla memoria del fondatore dell’Eni nella ‘sua’ Matelica, ricordava a chi scrive e ai tanti presenti la sua grande avventura umana e professionale, l’ingegner Egidio Egidi, 90 anni. Dopo molti decenni, Egidi, ‘matelicese doc’, tornava nel proprio ‘amatissimo borgo natio’ (entrambe le definizioni, virgolettate, sono presenti in due recenti mail che mi aveva inviato) anche se soltanto attraverso una seppur lunga ed appassionata telefonata.

Monastero della Beata Mattia; al tavolo l’ing. Francesco Merloni, il vescovo Vecerrica, il sindaco Paolo Sparvoli, Maurizio Verdenelli, Oscar Ferracuti (APVE) e Rosy Mattei
E’ stato il suo addio a Matelica –dove la famiglia Egidi ha la cappella di famiglia nel cimitero che ospita anche i resti mortali di Mattei. La città ‘ufficiale’, domani mattina, sarà presente a San Donato Milanese ai funerali di questo altro ‘grande figlio’ con il gonfalone ed una delegazione guidata dal sindaco Paolo Sparvoli, presente anch’egli nel monastero delle Clarisse in quell’ultima indimenticabile domenica di gennaio dove a parlare di Mattei e dell’ultimo libro a lui dedicato (“La leggenda del Santo Petroliere”: un titolo che Egidi aveva elogiato conoscendo da vicino Mattei ed avendo letto l’opera di Roth) c’erano l’ing. Francesco Merloni; il vescovo mons. Giancarlo Vecerrica; il presidente dell’APVE (Pionieri e Veterani dell’Eni) Oscar Ferracuti e Rosangela Mattei Curzi, nipote di Enrico Mattei. Con la badessa Chiara Rosamaria Papa e le clarisse della Beata Mattia, un pubblico attento e partecipe, tra i quali tanti ex dipendenti dell’Ente nazionali idrocarburi e due ex sindaci come Gilberto Cruciani e Patrizio Gagliardi, aveva ascoltato i ricordi di quello che era considerato unanimemente il vero erede del fondatore dell’Eni, l’uomo che aveva ‘salvato’ l’hard core dell’azienda dicendo no ad Eugenio Cefis che intendeva smobilitare l’Agip mineraria incaricata fino ad allora della ricerca delle risorse petrolifere nel mondo in nome del ’cane a sei zampe’.

La sala strapiena del Monastero al microfono il prof. Igino Colonnelli parla dell’ing. Egidi che lo aveva ricevuto nella sua casa milanese appena un mese prima
Egidi di ricerca s’intendeva infatti egregiamente: fu lui alla direzione del Distretto di Ravenna a scoprire il giacimento offshore di metano più grande in un mare d’Europa. Per 14 anni al fianco di Mattei (“che mi ha spedito in ogni parte del mondo, ed ora sono un po’ stanco…” mi aveva detto un paio di settimane fa quando insistevo perché venisse a Matelica), il 7 dicembre 1979 era stato nominato dall’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, commissario dell’Eni e il 23 aprile dell’anno successivo, presidente. Durò poco. Così come aveva subito detto ‘si’ a Mattei facendo infuriare il padre perchè lasciava un posto sicuro e ben remunerato al Genio Civile di Macerata per una misera ‘borsa di studio’ in un’azienda da liquidare come era nel 1949, l’Agip (“Quando Enrico mi chiamò a Roma, all’Agip in via del Tritone a fianco del Messaggero, pensavo che volesse parlarmi di richieste per rimborsi di guerra nel Maceratese cui sovrintendevo… figurarsi”) così ad Egidi bastò un mese per dire no a due ministri. “Avevo visto da lontano i tempi futuri di Tangentopoli… un ministro socialista voleva che io inserissi nel Cda un nome a lui gradito e l’altro, democristiano, che per indurmi a restare nonostante tutto mi sibilò: ‘Vedrai, finirai col morire di fame’. Me ne andai lo stesso… e non avevo un altro lavoro!” mi raccontò l’ingegnere al telefono, con una risata liberatoria. C‘era tuttavia una persona che amava questo scomodo matelicese il quale sapeva dire ‘no’ ai potenti: Gianni Agnelli che già l’aveva voluto alla Impresit (società di costruzioni internazionali). Egidi tornò a Torino e chiuse definitivamente con l’Eni dove era stato una vita intera. Agli amici di Matelica aveva rammentato, sorridendo i suoi inizi: “Pensate, io ero già un ingegnere affermato e Mattei mi fa: Vieni a lavorare con noi, in Valle Padana, mensa ed alloggio, e pochi soldi perché tanto che te ne fai di uno stipendio vero? Non avresti neppure il tempo di spenderlo tanto è il lavoro che ti aspetta. Bada bene, aggiunse, seguirò personalmente quello che fai e se non funzioni, ti caccio!’. I suoi occhi però brillavano di fiducia e d’affetto: mi conquistò… ma mio padre, tornato a Matelica, stava per cacciarmi di casa!”.

Matelica, 27 gennaio 2013. Al telefono l’ing. Egidio Egidi ricorda Mattei ai tanti presenti nella sala del monastero piena
Qualche settimana fa, Egidi andò a rovistare, per me, nel suo archivio personale. Mi aveva mandato il suo primo discorso da presidente dell’Agip mineraria, nel 1975. Parlava a persone assunte negli anni ’50, gli anni di Mattei. Mi allegò una mail: “Il testo potrà apparire deamicisiano, ma desideravo che tutti lo comprendessero!. Va infatti considerato il grado d’istruzione di quei tempi: la 5° elementare era quasi una laurea! Molti venivano dalla campagna (mandatimi dalla mamma di Mattei). I matelicesi neo assunti costituivano un nutrito nucleo tant’è vero che il nome Snam veniva parafrasato da Siamo Nati a Matelica”. Poi un passo che a poche settimane dalla sua morte, rappresenta un testamento spirituale: l’eredità sostanziale del vero erede di Mattei -secondo la definizione di Giuseppe Accorinti, altro ‘enfant’ del grande Enrico, già AD di Agip che con Egidi ha intessuto una frequentazione di 45 anni. Scrive l’ingegnere che fu, più di tutti gli altri, all’uomo che vedeva il futuro e che veniva come lui da una piccola città delle Marche: “Nei miei rarissimi discorsi ho sempre cercato di enfatizzare il lato umano dei miei collaboratori: avevo assorbito molto dall’Olivettiano umanesimo della Civiltà delle Macchine nonché dall’esempio praticato quotidianamente dal nostro Mattei”.
