La leggenda del Santo Petroliere
Pubblicato il libro di Maurizio Verdenelli che racconta il grande Enrico Mattei e la sua Matelica attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quegli anni d'oro al fianco del fondatore dell'Eni. Il volume contiene tre capitoli di carattere esclusivo
“La leggenda del Santo Petroliere – Enrico Mattei e Matelica, l’ultimo sogno marchigiano” (Ilari Editore) di Maurizio Verdenelli con il contributo di altri quindici autori sarà presentato a Corridonia domenica 9 dicembre, ore 10,30, a Palazzo Persichetti come appuntamento straordinario all’interno della rassegna 2012 De Slow Gusti Books disputandum, a cura di Fabio Pierantoni, aperta a gennaio da Moreno Cedroni. Hanno collaborato all’opera (in ordine alfabetico): Ugo Bellesi, Lucio Biagioni, Gabriele Censi, Gianfilippo Centanni, Maria Fiorella Conti, Giuseppe De Rosa, Egidio Egidi, Vittorio Emiliani, Ennio Ercoli, Giovanni Giacchi, Nike Giurlani, Giancarlo Liuti, Alberto Sensini e Serena Sileoni -che ha curato la prefazione -, e Matteo Zallocco, direttore di Cronache Maceratesi, che parteciperà alla presentazione di domenica.
La pubblicazione contiene anche un ‘ricordo’ di Libero Bigiaretti apparso nell’82 su un volume dell’Eni a ricordo del fondatore, a vent’anni dalla sua tragica fine. “La leggenda del Santo Petroliere” presenta all’interno della storia personale di quello che gli americani definivano il ‘New Cesar’ italiano, tre capitoli di carattere decisamente esclusivo.
Due sono interviste. La prima è con Francesco Merloni il quale rivela gli stretti rapporti tra il padre Aristide, Mattei e lui (l’ingegnere che il fondatore dell’Eni voleva assumere) che furono anche e soprattutto alla base della realizzazione a Matelica, nel 1954, dello stabilimento delle bombole di gas. La seconda ha al centro il maresciallo dei Carabinieri (in congedo) Francesco Vescia, la guardia del corpo a Matelica di Enrico Mattei. Tanti gli episodi, commossi e significativi. Fra tutti un pranzo a Senigallia con lo Scià di Persia, appena esiliato da Mossadeq.
Il terzo capitolo è costituito dalla memoria scritta fino ad oggi riservata, da parte delle clarisse del monastero della Beata Mattia Nazzarei di Matelica, praticamente riedificato dal ‘Santo Petroliere’ C’è tuttavia un quarto capitolo che nessuno degli oltre 300 libri nel mondo che parlano del fondatore dell’Eni ha mai chiaramente toccato ad oggi (evidentemente per questioni temporali): le celebrazioni a fine ottobre scorso del 50° anniversario della morte di Mattei. In questo c’è grande spazio per Vincenzo Calia, il pm di Pavia (ora a Genova) che riaprendo il caso ha fatto definitiva luce su questa grande tragedia italiana che anticipò la stagione del terrore e della tensione: l’omicidio Mattei.
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di Maurizio Verdenelli
“Non ho mai conosciuto Mattei. Ho conosciuto chi l’aveva conosciuto: ad esempio tre miei direttori al ‘Messaggero’ tutti provenienti dal ‘Giorno’ il cui lancio pubblicitario io osservavo chiedendomi cosa significassero quei cartelloni con al centro il disegno di un ragazzo in pigiama, sui muri di Perugia nelle passeggiate con mio padre. Leggendo il ‘Giorno’ sono diventato giornalista, mestiere che faccio da 45 anni. Tuttavia scrivere “La leggenda del Santo Petroliere” è stato come aver pensato di attraversare il Sahara con un bicchiere d’acqua a titolo di approvvigionamento idrico. Meglio ancora, per restare nel tema, pensare di trovare il petrolio in un terreno già trivellatissimo da altre importanti, molto più importanti compagnie petrolifere. A Mattei in Sicilia andò benissimo, e lo disse a Gagliano Castelferrato nel suo ultimo discorso. Nel mio percorso, pure io ho scoperto pozzi, giacimenti inesplorati di cui tutti favoleggiavano: i rapporti con Aristide Merloni, Reza Pahlavi nelle Marche in esilio ‘nascosto’ nella villa dello stesso Mattei e l’operazione ‘Beata Mattia’ di cui Maria Fiorella Conti dettaglia ogni momento.
E’ stata l’avventura, fortunata, di un vecchio cronista che ha potuto aggiungere, virgolettato, esclamato, ciò che finora poteva essere riferito con mille sfumature e tanti giustificati ‘se’ e ‘ma’. “Mattei è stato ucciso” ha detto a chiare note nella Sala Boldrini, il 26 ottobre scorso, il dottor Vincenzo Calia, il ‘magistrato della Provvidenza’ del Caso Mattei. E con lui, il giorno dopo, il giorno della duplice cittadinanza onoraria) il regista del Caso Mattei, Francesco Rosi. Che ha dato atto a Calia di aver ‘riscritto un capitolo nuovo della Storia nazionale’. “Senza di lui –ha detto ai matelicesi- voi e soltanto voi avreste rimpianto quel grande uomo che è stato Mattei. Nessuno avrebbe avuto modo di conoscerne l’opera’.
Eppure nella ‘riscoperta’ del grande Enrico, era stato lo stesso Rosi negli anni ’70 ad aver per primo squarciato attraverso il ‘Caso’ il poco innocente ‘mausoleo’ sotto al quale si voleva seppellire la verità ed insieme il sogno di un grande marchigiano, che era il sogno di un Italia progredita da dove non si sarebbe più dovuto emigrare alla ricerca di pane e dignità. L’ultimo sogno di una Nazione povera e di queste Marche che con il Sud deteneva il più alto tasso di migranti. Quando fu inaugurato lo stabilimento Merloni di bombole a Matelica, i dipendenti erano ex contadini nelle cui tasche, se mancava la carta d’identità, c’era invariabilmente pronto il passaporto da usare prima o poi. Tutto questo (ed altro) ho scoperto nel mio viaggio da giornalista, perché questo non è un libro di uno scrittore (non lo sarò mai) ma il libro di bordo di una navicella solitaria di un uomo che continua ad essere curioso. Non è un omaggio, perché un cronista non ne fa e tantomeno sconti. Ecco perché se ne trovano in giro ormai pochissimi (ma quelli che restano, che Iddio ce li mantenga e le carceri non l’intimoriscano!). In questo itinerario ho (ri)trovato amici preziosi, e soprattutto reporter che mi hanno accompagnato. A cominciare, nella prima parte, da Claudio Ciabochi a Mandino Tiburzi e, particolarmente, a Genesio Medori. Con loro un giovane editore, Marco Ilari che ha pensato d’investire in un settore ormai sul punto di crollare come sembrava sul punto il monastero della Beata Mattia prima che ci pensasse Mattei”











Congratulazioni a te, caro Maurizio, e a tutti gli amici che con te hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera meritoria. Sul fatto, poi, che non sei uno scrittore, io avrei qualche rimostranza da porre al tuo alter ego così rigido: magari tanti che si dicono scrittori scrivessero con la luminosità seduttiva che hanno sempre le tue pagine!
Un caro abbraccio,
f.
Grande Maurizio. Con la stima e l’affetto di sempre.Intanto buon Natale.
Caro Maurizio,
complimenti per questa tua ennesima “fatica”, ancora più brillante di altre per la scelta del personaggio, di certo determinante per l’Italia e per Le Marche.
Spero che la tua curiosità di cronista non venga mai meno.
Un abbraccio sincero, Giuseppe
Un carissimo ringraziamento di cuore ad Enrico Maria, Filippo e Giuseppe (giornalisti ma scrittori e poeti che sanno parlare al cuore e all’anima della gente) per i loro interventi, garantendo a loro e a tutti che sarò cronista e curioso fino all’ultimo.
E Ringrazio pure quel meraviglioso ‘giovane’ novantenne che è l’ingegner Egidio Egidi, già commissario e presidente dell’Eni, matelicese, uno dei più stretti collaboratori di Mattei. A 27 anni lasciò un posto sicuro al Genio Civile di Macerata per seguire Mattei allora a capo di un’Agip da liquidare, un’azienda traballante, che perdipiù non l’assumeva ma che gli avrebbe dato un ‘misera’ borsa di studio con queste parole: “Ti seguirò, e se non vai bene, ti caccio subito!”. Il padre del giovane ingegnere, che aveva deciso di seguire Mattei, pure essendo amico di Enrico stava per cacciare il figlio da casa perchè lasciava il posto sicuro al Genio civile di Macerata per l’Agip. Poi diventato presidente dell’Eni, l’ing. Egidi si licenziò perchè un potente ministro socialista faceva ingerenze intollerabile. Ma qualche anno prima aveva avuto modo di salvare l’hard core di Eni dicendo no ad Eugenio Cefis che voleva liquidare il settore della ricerca per comparere il petrolio dalle altre compagnie mondiali. Così dopo Mattei, fu il secondo matelicese a salvare l’Agip mineraria. “Quando mi dimisi da presidente dell’Eni, non avevo un altro posto ed un altro ministro mi disse che per me la vita sarebbe stata durissima da quel momento in poi” ricordo con un sorriso l’ing. Egidi, un altro grande marchigiano che dopo Mattei non si piegò ad alcuno.
Da lui, e il fatto mi ha intuibilmente molto onorato, ho ricevuto una mail da Milano (dove l’ingegnere abita dopo aver girato numerose volte il mondo, su input di Mattei) in cui si dice tra l’altro: “Avendo letto il libro di Roth, a suo tempo, il titolo del libro dedicato al fondatore dell’Eni è a mio parere molto appropriato”.