Sanità e tagli: il Cimo lancia l’allarme
CIVITANOVA - I sindacalisti elencano le criticità dell'Area Vasta 3
di Laura Boccanera
Ospedali non a norma, personale costretto a fare “l’indiano vagabondo da una struttura all’altra” e nessun piano di assunzione. E’ un quadro drammatico della sanità locale quello descritto dai sindacalisti della Cimo (Confederazione italiana medici ospedalieri) che getta benzina sul fuoco della riorganizzazione delle aree vaste. In particolare, secondo il sindacato, ad essere particolarmente danneggiata è l’area Vasta 3 che comprende Civitanova, Macerata e Camerino. Questa mattina Luciano Moretti, segretario regionale, Daniela Corsi, segretaria aziendale e Enrico De Concilis, membro del direttivo, hanno tratteggiato uno scenario quasi “apocalittico” tanto che anche loro saranno presenti allo sciopero generale del 27 ottobre a Roma. Al centro del mirino ci sarebbero i vertici regionali della sanità, in testa assessore Almerino Mezzolani e direttore generale Piero Ciccarelli: “stiamo trattando come sindacato con il tavolo regionale per definire le linee guida e di indirizzo della riorganizzazione, ma Ciccarelli ha già fatto i piani di area vasta – commenta Moretti – ed è un controsenso. E’ assurdo che in alcune zone siano previsti tre primari di oncologia, come a Pesaro, Fano e Urbino e un’area come quella del maceratese ne abbia solo uno costretto a fare avanti e indietro fra le varie strutture, lasciando sguarniti i propri reparti”.
Ma il problema è strutturale secondo il sindacato e non riguarda un singolo reparto: “riguarda anche pediatria per esempio – continua – i pediatri di Civitanova vengono mandati a Camerino e San Severino, a Civitanova manca la guardia medica notturna, manca la guardia notturna di chirurgia, di radiologia, di anestetologia, è stata attivata quella di ginecologia, ma poi non c’è il pediatra. E a Civitanova ci sono 700 nascite annue. Se l’ospedale funziona è merito del sacrificio di chi ci lavora, c’è addirittura chi ha accumulato 900 ore lavorando 12 ore al giorno e non va in ferie da tre anni”. Ma la criticità maggiore sarebbe generata dall’assenza di investimenti sulle risorse umane, dal momento che non viene sostituito chi va in pensione o in mobilità: “il dramma è che non si assumono i giovani medici, ma anzi si assume ex pensionati che svolgono ulteriori ore all’interno della struttura ospedaliera. A noi va anche bene la riduzione dei posti letto nei singoli ospedali, ma occorre ripristinare una dotazione standard minima, i nostri ospedali non sono a norma”. E secondo Moretti non va meglio per il Pronto soccorso, anzi, è proprio qui che la situazione è al collasso: “nel pronto soccorso esiste una stanza chiamata di osservazione breve intensiva in cui il paziente non sosta oltre le 12 ore, ma di fatto questa viene utilizzata come medicina d’urgenza, un reparto che invece ha posti letto, infermieri e personale. Ora basta, siamo stufi”.

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Premier: ‘Sventati i malefici, tocchiamo benefici, ma ora serve sforzo perché nulla vada sprecato’ di cosa c’è da preoccuparsi va tutto bene? o qualcuno mente? O siamo a zelig?