“Solo il dialogo cura le ferite dell’odio”

DUPLICE OMICIDIO DI MONTELUPONE - Lettera aperta di Luigi Marconi, presidente della sezione Anpi di Potenza Picena
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Luigi Marconi

 

Da Luigi Marconi, presidente ANPI Potenza Picena sezione Scipioni e Cutini, riceviamo:

Cari concittadini,

nella nostra provincia, nella nostra terra accadono fatti gravi, tragedie che fino a poco tempo fa ci erano sconosciute. Ci riferiamo alla morte dei due coniugi Marconi, uccisi a Montelupone da un ragazzo macedone durante un assurdo tentativo di rapina. Ci riferiamo alla morte di Andrea Christina, ragazza rumena morta lo scorso gennaio a Porto Potenza, uccisa da ragazzi di questo paese, per vendetta, per soldi, per rabbia.

Alcune persone, alcuni gruppi politici, stanno tentando di strumentalizzare la morte dei due poveri anziani di Montelupone e trasformarla in intolleranza e rifiuto verso gli immigrati. Parlano di ronde e misure severe, parlano di un territorio sereno trasformato in un luogo insicuro e violento dall’arrivo di persone di altri paesi.

Noi pensiamo invece che non è giusto cercare facili risposte e soluzioni sbagliate per un problema complesso e dalle mille sfaccettature. Se un denominatore comune va cercato, per aiutare a capire, e a reagire, e a prevenire che fatti come questi si ripetano, questo va ricercato nella sofferenza, nella paura, nell’ignoranza che purtroppo accumuna italiani e immigrati.

Si possono uccidere due anziani per pochi soldi? Si può uccidere una ragazza di 27 anni per una delusione amorosa o per guadagnare poche centinaia di euro?

Trasformare il dolore in rabbia cieca, trasformare il senso di smarrimento e paura in ostilità verso gli immigrati potrà servire forse a chi, speculando sull’onda emotiva, promette misure severe e soluzioni effimere, sperando di incassare i voti dei cittadini spaventati. Riflettiamo su cosa rischiamo di diventare se alla sofferenza rispondiamo con l’odio indiscriminato.

Chi sbaglia va punito. Chi è pericoloso per sé e per gli altri va isolato dalla comunità. Nessun buonismo, nessuna giustificazione per chi commette crimini come questi. Ma questo non basta.

Tante persone vivono una situazione di disperazione, dovuta alla crisi economica e alla deriva morale.

Il tentativo di fuggire dalla realtà attraverso scorciatoie pericolose – siano esse il ricorso alle droghe, al gioco d’azzardo sempre più diffuso, alla frequentazione di locali notturni dove si esibiscono donne spesso sfruttate e maltrattate – peggiora la situazione e trasforma i problemi in tragedie.

Le vittime di queste tragedie sono italiani e sono immigrati. Sono spesso donne, che in Italia cadono a decine uccise soprattutto da fidanzati e mariti delusi. I carnefici sono italiani e sono immigrati.

La strada per uscire da questa spirale non passa per l’odio verso l’ “altro”, quello facilmente individuabile come diverso, per colore, religione, lingua. Senza ricordarsi che questi “altri” stanno dando un contributo fondamentale per la costruzione della nostra Italia, così come noi abbiamo dato enormi contributi per costruire l’America, o l’Australia o l’Argentina..

La strada passa per la comprensione delle difficoltà, per la prevenzione delle cause originarie – povertà, isolamento, sofferenza, mancanza di futuro, egoismo, chiusura mentale.

E per l’isolamento e la punizione di chi ha sbagliato ed è pericoloso, sia esso italiano che straniero.

Dunque non facciamoci ingannare dalle promesse di sicurezza di persone che professano fedi politiche nate dall’odio, persone che si sentono vicine “intellettualmente” a chi ha inventato le deportazioni e  i campi di concentramento. Non hanno nulla da insegnarci, non hanno vere soluzioni, e fomentano odio solo per bassi interessi elettorali.

E’ inoltre necessario che le istituzioni locali, civili e religiose (Comuni e Parrocchie) facciano sentire la loro voce con più decisione e promuovano una cultura del dialogo e del confronto.



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