Leopardi e l’agenda digitale

IL GRANDE QUADERNO - Come “Giacomo dei libri”costruiva il suo sapere. Percorsi testuali complessi simili a quelli usati dagli studenti "nativi digitali"

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grande-quadernodi Maria Luisa Lasca

Da qualche tempo il MIUR, nell’ambito dello sviluppo dell’Agenda Digitale Italiana e del Piano Nazionale Scuola Digitale, ha intrapreso diverse iniziative, ad esempio il patto per la Scuol@ 2.0, mirando a trasformare gli ambienti di apprendimento, cioè a rivedere, mediante l’inserimento delle nuove tecnologie, le  metodologie, i tempi e i contenuti del sapere scolastico. A tal proposito, lo scorso 18 settembre, tra l’Amministrazione Regionale delle Marche, il MIUR e l’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche è stato sottoscritto un accordo operativo, in relazione agli obiettivi dell’Agenda Digitale Italiana, finalizzato a: far confluire risorse progettuali e finanziarie a sostegno delle iniziative di innovazione didattica digitale; modificare gli ambienti di apprendimento in modo da renderli adeguati alle esigenze della  società dell’informazione e della comunicazione;  favorire l’utilizzo di contenuti digitali nella didattica; favorire la trasformazione del modello organizzativo- didattico, promuovendo ruoli attivi degli studenti, in modo da garantire il processo di costruzione delle competenze, superando  i parametri tradizionali di organizzazione dello spazio e del tempo a scuola e a casa; garantire, attraverso le TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), la piena funzionalità delle scuole di montagna e delle isole. Si intende implementare le seguenti azioni: LIM (lavagne interattive multimediali) nelle classi; Classi 2.0; Scuol@ 2.0; scuole di montagna e piccole isole (si veda il testo integrale in  www.marche.istruzione.it).

Il Grande Quaderno vuole ragionare sugli ambienti di apprendimento, cioè sugli spazi, i tempi  e i modi necessari agli studenti, in quanto protagonisti della costruzione del sapere, sia nel contesto scolastico che in quello domestico. Naturalmente si plaude all’attuale progetto dell’amministrazione scolastica, sopra descritto, ma si vuole fare una piccola digressione storica, per confrontare modelli di apprendimento e verificare ciò che è alla base di un autonomo percorso di crescita culturale.  Ci si riferisce a una toccante esperienza, di duecento anni fa, che si può ripercorrere direttamente, grazie alla mostra che la illustra compiutamente, con scientificità, e che permette di  porre a confronto due mondi: il presente  e quello  passato.

biblioteca-leopardiPartiamo da  ieri. È perfettamente ricostruibile, e immaginabile, come si studiasse a casa Leopardi, e sono visibili i testi, gli appunti, i manoscritti, nella mostra allestita a Recanati, a Palazzo Leopardi, “Giacomo dei libri. La Biblioteca Leopardi come spazio delle idee”, visitabile fino al 31 dicembre 2013. Giacomo studiava con i fratelli Carlo e Paolina nella biblioteca domestica che il padre Monaldo aveva iniziato a costituire prima ancora  di sposarsi e che nel 1812, esattamente due secoli fa, aprì al pubblico dedicandola ai figli, agli amici, ai cittadini (come si legge nella piccola lapide marmorea datata 1812: “Filiis Amicis Civibus”). Nel tempo la biblioteca di Monaldo diverrà composta da 14.000 volumi: Giacomo leggeva voracemente i libri a disposizione, sviluppava metodi di mnemotecnica, attraverso l’uso di schedine, appunti, e altri materiali ben illustrati nella quinta sezione della mostra. Il metodo di Giacomo era  interdisciplinare. Dialogava, attraverso i libri che aveva a disposizione, con  contemporanei e classici, scienziati, filosofi, scrittori e poeti, studiava le lingue, traduceva classici, sceglieva testi poetici e di prosa poco conosciuti per le sue antologie (Crestomazie). Prendeva appunti e predisponeva  elenchi di letture,  elenchi di parole chiave per reperire rimandi e citazioni, schede di memoria, schedari mobili che gli saranno utili per il suo Zibaldone, usava un metodo circolare, reticolare, diremmo oggi, ipertestuale.

scuola-digitaleMettiamo a confronto il progetto proposto dal Ministero  e quello del giovane Giacomo. I nativi digitali, gli studenti di oggi, lavorano in un ambiente di laboratorio, dilatando spazi e tempi grazie alla connettività della rete, cercano tutti i collegamenti possibili, ragionano in forma ipertestuale, circolare, integrando dati appartenenti a tutti i sensi. In tal modo scelgono e articolano il sapere, ragionano su dati, sperimentano un’operatività sugli strumenti che caratterizzano il loro mondo. Gli esiti di questo lavoro dipenderanno dalla qualità della persona, dalla  motivazione, dalla  immaginazione, dalla  determinazione, dalla  capacità di confronto con i maestri. Giacomo operava allo stesso modo, senza il supporto della tecnologia, anzi una tecnologia l’aveva a disposizione, erano i libri. Nell’ambiente biblioteca, gli si aprivano spazi e tempi, grazie alla sua passione per la conoscenza, attraverso la tecnica dei rinvii e richiami, costruiva percorsi testuali complessi, e intanto acquisiva una formazione letteraria, scientifica e filologica.L’ambiente di apprendimento significativo non è dato dalle tecnologie in sé, ma dalla mente lucida di chi ha un progetto e  sa utilizzare quello che ha a disposizione: le tecnologie più avanzate, o la tecnologia dei libri e della scrittura. Il contesto  è lo stesso, la differenza la fa la persona. Nel caso di Giacomo, la sensibilità, la motivazione, la determinazione, la passione, il genio hanno fatto la differenza.

 Non si può raccontare altro,  senza commuoversi, della visita alla mostra  di  Recanati,  ricordando quel righello di legno, usato  dal giovane Leopardi e dai nostri studenti fino a qualche decennio fa,  apprezzando  un grande  e illuminato Monaldo che, volendo diffondere i valori della conoscenza e della comunicazione, tipici dell’enciclopedismo, aveva predisposto tutto ciò che serviva a Giacomo per sviluppare il suo genio. Ogni studente, docente e genitore dovrebbe visitare questo percorso storico, didattico e umano. Per un attimo Giacomo può essere compagno di studi, e darci qualche idea, utile nella nostra attuale sbiadita cultura, fatta di cose leggere e fuggevoli. Merito di una mostra scientifica, che documenta un ambiente di apprendimento in cui “Giacomo dei libri”costruiva il suo sapere.

Pochi giorni fa un’istituzione scolastica di Macerata, di fronte alle autorità scolastiche e cittadine, ai familiari e amici, colleghi, personale della scuola e studenti, ha intitolato l’aula multimediale ad  una sua professoressa, scomparsa lo scorso anno, a testimonianza e ricordo delle  qualità umane e professionali. Il Grande Quaderno ricorda anche altre due colleghe, augurando ai nuovi docenti  di  avere come compagni di lavoro il sorriso, la grazia, la competente passione educativa di Franca, Tiziana, Liana.


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