Il tribunale di Camerino vittima dei tagli
Cavallaro: “L’ennesima decisione non ragionata”
Il parlamentare del Pd critica le scelte del Consiglio dei Ministri
Il Consiglio dei Ministri ha confermato i tagli ai tribunali previsti nell’ambito del provvedimento sulla revisione della geografia giudiziaria. A farne le spese anche il Tribunale di Camerino. Sulla questione interviene l’onorevole Mario Cavallaro:
«Da quanto riferiscono le fonti giornalistiche e pur nell’impossibilità di reperire finora il testo integrale del provvedimento ufficiale, appare evidente che nella revisione della geografia giudiziaria il governo ha ritenuto di non dover prestare pressochè alcuna sensibile attenzione all’opera del parlamento, che con grande impegno e diligenza aveva cercato di porre rimedio con i propri suggerimenti motivati anche alle gravi lacune del procedimento istruttorio da cui deriva ora la falcidia pressoché generalizzata della giustizia di prossimità, di quegli uffici e presidi – di regola efficienti – che si vogliono sostituire con grandi uffici dichiarati “ideali” la cui efficienza è stata finora assai discutibile.
L’ovvio presidio della giurisdizione nelle zone ad alta criminalità, e non tutti i territori graziati lo sono, non costituisce in alcun modo legittima motivazione per una progressiva ritrazione dal territorio nazionale del servizio giustizia; è facile prevedere anzi una serie ulteriore di ritardi dovuti alla assoluta mancanza di risorse per l’attivazione delle “nuove” sedi giudiziarie, in cui dovrebbero confluire migliaia e migliaia di procedimenti, finora trattati meglio che nei tribunali a cui sono da destinati.
Manca ogni seria valutazione degli effetti di queste misure assai poco ragionate e che costituiscono di fatto un ennesimo “taglio lineare” dei servizi ai cittadini ed un salto nel buio, di cui è facile prevedere al momento solo effetti negativi.
La cosa riveste particolare gravità per le Marche, contraddistinte da un territorio molto complesso e difficile e da una struttura reticolare priva di grandi centri urbani, con un diffuso tessuto economico e demografico; un’anteprima di quel che sta succedendo, senza alcun reale risparmio, nella nuova articolazione delle province, nella sanità e nei servizi.
La verità è che in tutti i comparti della pubblica amministrazione, giustizia compresa, vanno modificati dall’interno gli standard organizzativi, i tempi, e misurata la qualità e tempestività, anche dell’opera della magistratura, che molto soffre di quelli che considera impropriamente condizionamenti.
Senza campanilismi o arretratezze, ma anche senza piú infondate timidezze, le Marche, d’intesa con altre regioni virtuose, specie del centro Italia, debbono far valere la loro specificità e dimostrare da un lato di saper gestire con parsimonia, come del resto hanno sempre fatto, i servizi e dall’altro di volerli difendere nella loro articolata dimensione territoriale.
Nel tempo di attuazione del provvedimento, che ci auguriamo confermato con la prudente dilazione di diciotto mesi già prevista con l’originario decreto, c’è tempo affinché parlamento e forze politiche pongano certamente mano ad un riordino della geografia giudiziaria, purché effettivamente efficiente ed efficace e rispettoso dell’articolata complessità sociale e territoriale del paese.
