Il Pirandello che non ti aspetti
MACERATA . Al Cinema Italia è andato in scena la "Sagra del signore della Nave"
di Walter Cortella
(foto di Maurizio Iesari)
È proprio così. Vai al cine-teatro Italia dove la locale Compagnia C.T.R., per la regia di Piergiorgio Pietroni, rappresenta due atti unici di Pirandello e ti prepari ad assistere ad una delle solite combinazioni delle tre più note pièces del drammaturgo siciliano ed ecco la sorpresa, il Pirandello che non ti aspetti. Accanto a Cecè che apre la serata, va in scena, infatti, La sagra del Signore della nave, scritta nel lontano 1924 e in verità finora poco rappresentata, tanto da apparire una novità teatrale. Nando Bianchini è Cecè, brillante parassita della società, che vive di espedienti, imbrogliando il prossimo, impersonato per l’occasione dal Commendatore (Quinto Romagnoli), coriaceo campione di corruzione, personaggio ancora in ottima salute ai nostri tempi. Con l’involontaria complicità della bella Nada (Maria Laura Pierucci), una disinibita e piacente avventuriera, il furbo Cecè raggira elegantemente lo sprovveduto Commendatore che pagherà un conto salato per una favorevole mediazione. E l’ingenua Nada perderà il premio delle sue prestazioni amorose. Una pièce garbata, dal lieve umorismo e interpretata con raffinatezza. Di natura diversa La sagra del Signore della nave. Siamo in una imprecisata località marinara dove, in occasione della annuale prima macellazione del maiale, si celebra la festa del Signore della Nave, con la quale i marinai esprimono il loro ringraziamento votivo per essere scampati alla morte in mare.
Nella sagra due elementi si contrappongono fortemente: la carnalità del maiale e la religiosità dei marinai miracolati, che portano in processione un antico crocefisso insanguinato, appartenuto ad una nave proveniente dall’oriente e lasciato in paese da una ciurma straniera. Nel corso della festa, dai toni pagani e religiosi assieme, nasce una discussione animata tra il grasso signor Lavaccara (Riccardo Aureli), rammaricato per non aver salvato in tempo dalla macellazione il suo amato ed intelligente maiale Nicola, cui «mancava solo la parola» e il professore (Paolo Nanni), un giovane pedagogo, maestro di suo figlio.
Per Lavaccara il suo porco vale più di tanti esseri umani, mentre il professore sostiene fermamente che gli animali non hanno intelligenza, dono che Dio ha riservato in esclusiva agli uomini. Ma le sue parole sono smentite dai partecipanti alla sagra, una variegata fauna umana che sotto l’effetto del vino assume comportamenti orgiastici e lussuriosi. Torna alla normalità solo quando dalla chiesa esce, sostenuto dal prete, il grande crocefisso stilizzato e insanguinato che attraversa in processione la sala del teatro, mentre i fedeli in coro si battono il petto pentiti dei loro peccati carnali. Amara la conclusione del pedagogo: solo la paura della punizione divina fa distinguere gli uomini dai maiali. Da sottolineare le azzeccate interpretazioni di Quinto Romagnoli (il norcino), di Fulvia Zampa, (la tavernaja) e di Paolo Nanni, tuttavia non si può sottacere la esibizione di prim’ordine dell’intero cast, irriconoscibile dietro le stupende maschere «porcine», realizzate da Paolo Andrenucci, Giulia Ausili e Laura Perini, tre valenti allievi della locale Accademia di Belle Arti che hanno curato anche la scenografia, oltre ad aver ben interpretato ruoli di contorno. Bisogna anche dar merito al regista Pietroni per aver saputo conferire alla rappresentazione la giusta atmosfera della sagra paesana, con canti e danze popolari. Originale e d’effetto il grottesco mascheramento che ha accomunato tutti i personaggi, ad eccezione del professore. In conclusione, questa Sagra si è rivelata una piacevole sorpresa anche per i più fedeli e tradizionalisti estimatori di Pirandello.

