Talvolta i problemi psicologici… fanno davvero ridere
Una divertente commedia messa in scena dal T.A.F. di Fermo al 1° Festival Regionale U.I.L.T. di Loreto
Sempre più spesso l’uomo moderno deve far ricorso all’aiuto di psicoterapeuti per risolvere problemi psicologici, vero male del secolo, che gli rendono difficile la vita. Piccole fobie, complessi, nevrosi, turbe profonde e quant’altro creano ostacoli talvolta insormontabili nelle relazioni umane e allora che si fa? Ci si rivolge ad uno psicologo che in genere impiega la parola al posto dei farmaci per portare a guarigione il paziente. E non di rado l’esito finale è positivo. Questo, in sintesi, è l’argomento di «Non aprire quell’armadio», la divertente commedia scritta da Corrado Petrucco, con la quale la Compagnia T.A.F. di Fermo, sotto la regia di Graziano Ferroni, ha concluso la fase competitiva del 1° Festival Regionale della U.I.L.T.- Premio Simona Galassi, tenutosi al Teatro Comunale di Loreto. Carla è un’aspirante psicanalista che viene coinvolta dalla sua università in un interessante esperimento, pilotato dal celebre professor Atavich. La giovane professionista riceve nella sua casa-studio due pazienti: Giovanni e Maria, affetti da un particolare disturbo. Il primo, stressato dalla forte personalità della moglie, non riesce a tenere saldamente in mano gli oggetti di vetro che vanno regolarmente in frantumi; la seconda, a causa di una cocente delusione amorosa, non riesce più a relazionarsi con elementi di sesso maschile. Tale è il disagio che va in giro con la testa infilata in un sacchetto di carta. La psicologa è attratta da questa sua prima esperienza professionale, ma subito dopo viene colta dal panico. Il professor Atavich preme per avere al più presto i risultati del suo lavoro e lei si sente confusa e scoraggiata. Non sa bene quali tecniche seguire e il tempo a disposizione è breve. Inoltre Roberto, il suo convivente e Monica, l’amica di Maria, non le sono certo di aiuto. Sembrano, infatti, apprezzare poco il suo operato. Carla attinge nel suo modesto bagaglio professionale, ma senza risultati apprezzabili. Sembra sul punto di risolvere i due casi clinici, quando irrompe nella sua casa il docente, sotto le spoglie di un sedicente idraulico. È il caos. La situazione precipita e il giudizio del professore è tassativo e decisamente negativo: Carla non sarà mai una buona psicologa. Delusa e prostrata, pensa davvero di abbandonare la professione ma, con sua grande sorpresa, scopre che i due ragazzi sono quasi miracolosamente guariti. Anzi, forse sono addirittura innamorati. Lieto fine prevedibile, come si conviene per una commedia leggera e godibile.
Il testo appare ben costruito, forse un po’ lungo, ma dal ritmo serrato e ricco di gustose trovate che creano un’atmosfera di sana allegria, apprezzata molto dal pubblico. La protagonista principale, Micol Lanzidei, ha saputo dare la giusta carica al suo personaggio, grazie alla prorompente verve comica e alla notevole espressività mimica. È in grado di utilizzare al meglio il suo corpo. Ha tenuto bene e a lungo la scena, seppure con una lievissima flessione nella fase finale, dovuta forse a stanchezza. Buone anche le prestazioni di Stefano Girotti Pucci (Roberto) e Adele Leombruni (Monica), più in evidenza le performances di Massimo Berdini (Giovanni) e di Valentina Postacchini (Maria), agevolati anche dal maggior «peso» dei loro personaggi. Molto semplice e minimale la scenografia di Francesco M. Tulli, costituita essenzialmente da un armadio, simbolo dell’oscuro punto nodale intorno al quale ruota l’intera azione scenica. La storica Compagnia T.A.F., ben diretta dal Graziano Ferroni, ha messo in evidenza buone qualità complessive e individualità di un certo valore, che la collocano in posizione di privilegio nel panorama del teatro amatoriale marchigiano.
