Alla scoperta della Macerata sotterranea
LE GROTTE NASCOSTE - L'architetto Silvano Iommi racconta la città da un altro punto di vista nel secondo appuntamento di “C’era Macerata”
di Carmen Russo
Vi siete mai chiesti, passeggiando per Corso della Repubblica o costeggiando il Convitto Nazionale o percorrendo qualsiasi altra strada, su cosa stiate camminando? Silvano Iommi ieri, con il secondo appuntamento di “C’era Macerata” per Venanzetti Cultura, diretto da Filippo Davoli, ci ha parlato della storia che ha la “Macerata sotterranea” a cui anni fa si era tentato di accedere ma che ora resta ancora un’incognita ricca di attrattiva per studiosi e non.
La passione di Iommi traspare quando racconta di Macerata come punto magnetico, con un intenso intreccio tra geografia e storia. Ci illustra come sia diventata, da roccaforte ad uso militare, data la giusta vicinanza (o lontananza) al mare e la giusta altitudine, capoluogo di una provincia ricca di storia e di risorse. ‹‹Per fare un esempio -ci dice- l’orologio che ora c’è in Piazza della Libertà, è stato sostituito ad un altro, molto più antico, risalente circa al 1558, che per primo affiancava all’ora canonica quella “del mercante” denotando la fitta rete commerciale e notarile che caratterizzava Macerata. Infatti –continua- anche i mercanti fiorentini sentivano la pressione che esercitava questa città, come si evince da certi documenti ritrovati››. Grazie a questi mezzi – aggiungendo cioè il simbolismo alla funzionalità – si è aumentato il magnetismo di Macerata. Pian piano, però gli elementi che la rendevano “funzionale” si sono spostati al di fuori del nucleo cittadino, lasciando ad esso solo i simboli, ma se questi non vengono curati e riscoperti, il centro della città muore.
Ed è proprio per questo che, secondo Iommi, la mossa giusta da fare sia trovare nel passato il mezzo per migliorare il futuro. E a testimonianza di questo passato ci sono proprio le grotte sotterranee che si trovano a livelli molto profondi. Ogni maceratese è a conoscenza di almeno una grotta, a cui magari si potrebbe accedere dalla propria cantina, o che è ben visibile al pubblico come quelle che si vedono negli Antichi Forni. Sono grotte completamente rivestite e pavimentate, questo le differenzia dalle grotte rinvenute nei vicini comuni anconetani, quale ad esempio Osimo.
Secondo l’architetto Iommi, ogni realtà collinare potrebbe aver sviluppato questo sistema sotterraneo, ma quello di Macerata è diverso perché particolarmente curato. Esso poteva servire per scopi militari -dato che tracciando un ipotetico orientamento, tutte le grotte conducono fuori dalle attuali mura- o per scopi commerciali, dato che alle scale sono affiancati scivoli che probabilmente servivano al trasporto delle botti e le volte sono alte, probabilmente perché erano percorse non solo da uomini ma anche da bestiame.
I lavori iniziali di riscoperta di questo elemento storico, però, non sono proseguiti e a parere di Silvano Iommi le grotte ‹‹andrebbero riportate “alla luce” sia per ragioni culturali ma anche per sicurezza urbana, dato che potrebbero nascondersi dei rischi.›› Non è da sottovalutare nemmeno il risvolto sociale che potrebbe portare: investendo poco si ricaverebbero lavoro, arredo urbano, turismo e storia non ancora conosciuta. Anche il pubblico, sempre attivo, concorda con queste proposte attratto da una Macerata sopita, ma che respira sotto di noi.

Un ottimo resoconto, cara Carmen Russo. Mi premeva tuttavia aggiungere un altro spunto, fornito da Silvano Iommi, che almeno per me è risultato ancora più intrigante di tutti gli altri così ben esposti da te.
Mi riferisco alla presunta cisterna di Piazza Vittorio Veneto: quella che, in superficie è segnalata da un rosone in mattoni, più o meno all’altezza dei paletti che difendono la pedonalizzazione della piazza.
PRESUNTA CISTERNA, perché – dice Iommi – in realtà quel punto corrisponde perfettamente alla prima cerchia muraria fortificata, è l’angolo, la torretta, che poi svolta in direzione di S. Maria della Porta.
Si tratta di un’ipotesi, precisa il sempre calibrato Iommi, ma è dato credere per molti motivi che abbia fatto centro: non si tratterebbe per niente di un basamento di cisterna, bensì delle fondamenta di questa torretta difensiva, militare. Peccato non poter allegare al commento una cartina di quelle così esaustive e comprensibilissime mostrate anche ieri da Iommi ai presenti.
E un altro aspetto, che mi ha sorpreso tantissimo, è stato scoprire che il nostro centro storico non è nato così piccolo, ma è stato ristretto strada facendo. Praticamente in controtendenza mondiale, credo. Una delle riprove (non l’unica) sta nel fatto che le grotte più antiche si diffondono ben oltre la cerchia delle attuali Mura. Non l’avrei mai sospettato. Anche perché apre scorci interpretativi totalmente inediti, sulle potenzialità di Macerata. Ed anche sulla sua effettiva grandezza antica, addirittura altomedievale. Tanti fili che si raccordano e che mi stimolano ad approfondimenti ulteriori.
Spero che vi siano altre occasioni come queste, altre possibilità di organizzarle.
Si! Altri terreni che potranno essere portati alla rovina dai nostri amati …
Penso che di grotte fuori dal centro storico ce ne siano diverse. Mia madre che ha 91 anni ricorda una grande “grotta” che si trova sotto Piazza della Vittoria,più o meno sotto il bar CHICCO di CAFFè , secondo lei arrivava quasi al monumento dei Caduti, ce ne sono altre, più piccole, in via Roma.