Recanati celebra Nicola Badaloni
Si impose all’attenzione nazionale in campo clinico, sociale e politico. Incontro all'Aula magna del Palazzo Comunale
Importante manifestazione domattina alle nove nell’aula magna del Comune di Recanati, dove, nel quadro degli eventi per il centocinquantesimo dell’unità d’Italia, sarà ricordata la figura di Nicola Badaloni, il medico condotto che, nato a Recanati nel 1854, seppe imporsi all’attenzione nazionale in campo clinico, sociale e politico. Dopo gli interventi di saluto del sindaco Francesco Fiordomo, dell’assessore regionale Pietro Marcolini, dell’assessore provinciale Massimiliano Bianchini e del preside della facoltà medica di Ancona Antonio Benedetti, hanno svolto relazioni la docente universitaria di storia della medicina Stefania Fortuna, il docente universitario di storia Marco Severini e il presidente dell’ordine maceratese dei medici professor Americo Sbriccoli. Il convegno, la cui iniziativa si deve all’associazione culturale “Nicola Badaloni” presieduta dal professor Armando Masucci , si è chiuso con l’intervento di Giovanni Torluccio, segretario generale della Uil Fpl, sulla validità ancora attuale dell’impegno della politica e delle istituzioni per una sanità pubblica gratuita. Da ultimo è stata premiata la classe scolastica che ha vinto il concorso bandito dalla suddetta associazione.
La vita di Nicola Badaloni è un luminoso esempio, oggi, per una società, come quella italiana, che si dibatte fra mille contraddizioni sul significato di fare politica e sui valori etici del senso di dignità umana, di collettività e di uguaglianza dei diritti civili. Laureatosi in medicina a 23 anni presso l’università di Napoli, egli vinse il concorso per medico condotto e si trasferì a Trecenta, un piccolo e povero centro del Polesine, dove operò, con straordinaria dedizione e mettendo a frutto la propria scienza per combattere le affezioni legate all’analfabetismo, alla superstizione, alla mancanza di igiene e alla scarsità di cibo che affliggevano – pellagra, tisi, malaria – soprattutto la popolazione contadina. E non aveva certo ambizioni di tipo economico,visto che oltre a un modestissimo stipendio dal Comune riceveva una misera “indennità di cavalcatura” per raggiungere, a dorso d’asino e a qualsiasi ora, le zone più disagevoli.
La sua eccezionale capacità di medico ebbe un primo riconoscimento nel 1885, quando, trentunenne, fu nominato assistente della clinica universitaria di Padova e poi, l’anno successivo, quando divenne libero docente presso l’università di Perugia e, successivamente, presso quella di Napoli. Infine, nel 1907, entrò nel Consiglio superiore della sanità come esperto di legislazione in ambito sanitario e sociale. Ma si mise in luce anche in politica, visto che nel 1886, a soli 32 anni, fu eletto deputato per la circoscrizione del Polesine e nel 1920 entrò in Senato su designazione di Giolitti.
La relazione del professor Sbriccoli, domattina, verterà soprattutto sul ruolo sociale, allora, del medico condotto, visto come personaggio centrale della vita delle comunità. Un ruolo fondamentale dal punto di vista umano ma non disgiunto dal già significativo progresso della scienza medica, che vide in Badaloni, da medico sul territorio, un protagonista attento e informato e poi, da politico e da legislatore, un animatore di interventi pubblici strutturali e sociosanitari.
