Scontri a Roma del 15 ottobre
Misure cautelari per un civitanovese

Si tratta di D.B. 27 anni, aderente e leader del centro sociale Jolly Roger
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C’è anche un civitanovese tra gli indagati per gli i scontri e le devastazioni avvenute a Roma, il 15 ottobre 2011, a margine della manifestazione denominata “Giornata dell’indignazione” ad opera degli Indignados. Nella prima mattinata di oggi la Digos di Macerata,  in collaborazione con la Digos di Roma ed il Ros dei Carabinieri, a seguito di complesse e laboriose indagini, ha eseguito l’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Tribunale di Roma, a carico di D.B. 27 anni, un noto soggetto di area antagonista, residente a Civitanova le cui generalità non sono state rese note, il quale si è reso responsabile di atti di violenza durante gli scontri. Il 27enne è noto alla Digos di Macerata perchè aderente e leader del centro sociale Jolly Roger di Civitanova Marche

Il Tribunale di Roma, per l’evento ha ritenuto opportuna la  misura cautelare dell’obbligo di presentazione giornaliera oltre alla già vigente misura dell’Obbligo di dimora a Civitanova, provvedimento quest’ultimo, già disposto dal Tribunale di Torino a seguito di analoga laboriosa e delicata indagine conseguente agli scontri con i “No Tav”, avvenuti in Chiomonte di Torino il 3 luglio 2011.
L’intervento rientra nella costante attività di monitoraggio effettuato dalla Questura di Macerata, e dalla Digos in particolare, su tutti i fenomeni legati alla contestazione in generale e all’area dei cosidetti Black Block e delle frange violente della contestazione giovanile.

Il blitz del Ros e della Digos, con arresti e perquisizioni, nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri e le devastazioni, tra cui l’incendio di un blindato dei carabinieri, è in corso da questa mattina in tutta Italia.  Le indagini hanno coinvolto soggetti appartenenti all’area antagonista e anarchica nazionale e agli ultras. In manette, tra gli altri, due ultras romanisti e Davide Rossi, militante di Azione Antifascista Teramo, che è stato anche il primo dei non eletti alle ultime elezioni comunali a Teramo nelle liste di Rifondazione Comunista

Il provvedimento del Tribunale di Roma vede coinvolti altri 12 indagati residenti in varie regioni italiane che, a vario titolo, avevano partecipato agli atti di guerriglia urbana di quel 15 ottobre. L’individuazione del soggetto è stata possibile, oltre che con un dedicato servizio di intelligence svolto nello stesso 15 ottobre 2011, grazie alla visione di migliaia di riproduzioni fotografiche e video, acquisite in seguito ai predetti scontri. Le misure cautelari – 7 arresti domiciliari e 6 obblighi di dimora, oltre a 14 perquisizioni – sono state eseguite a Roma (2 ai domiciliari e 3 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) Teramo, Ancona, Civitanova Marche, Padova e Cosenza. La Procura di Roma aveva sollecitato al gip la custodia cautelare in carcere per tutte le 13 persone. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile del pool dell’antiterrosimo, ha annunciato, quindi il ricorso al tribunale del Riesame per ribadire una misura «più stringente» nei confronti delle persone raggiunte oggi dai provvedimenti. Le indagini, spiegano gli inquirenti, sono state sviluppate nei confronti di soggetti inseriti all’interno dell’area antagonista e anarchica nazionale, nonché in direzione di alcune componenti provenienti dalle tifoserie ultras. Tra queste, dicono ancora gli inquirenti, emergeva un gruppo proveniente dalla provincia di Teramo, all’interno del quale erano inseriti esponenti dell’area antagonista e di «azione antifascista Teramo», resisi responsabili di più azioni criminose lungo lo svolgimento del corteo e in particolare dell’assalto e dell’incendio al furgone blindato dell’Arma dei Carabinieri.

 

 



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