Il delitto Brandi e il mistero delle perline

Verso la conclusione il processo a carico di Sauro Muscolini, unico imputato dell'omicidio dell'ex barista di Tolentino. L'accusa chiede l'ergastolo, ma la difesa punta all'acquisizione di un ulteriore elemento: a chi appartenevano le perline trovate vicino al cadavere?

- caricamento letture

omicidio-brandidi Cristina Grieco

Colpevole o innocente? E se innocente, chi ha ucciso Felice Brandi? Il momento della sentenza si avvicina. Potrebbe già arrivare il 30 aprile se la Corte non riterrà necessario acquisire ulteriori elementi. Oggi è tornato in aula Sauro Muscolini, ancora unico imputato per l’omicidio di Brandi, ucciso con 24 coltellate nella propria abitazione di Tolentino nel luglio del 2009. Insieme a Muscolini sono riaffiorati tutti i dubbi e le incongruenze che fin da subito accompagnano questa torva vicenda fatta di droga, di dipendenza e di violenza. L’opinione pubblica è divisa fra innocentisti e colpevolisti e chi ha avuto modo di seguire l’intera vicenda, oggi sarebbe uscito dall’aula con qualche dubbio in più.

È stato il giorno delle arringhe, da quella analitica dell’accusa a quella creativa della parte civile, per finire con quella appassionata della difesa. Il primo a parlare è stato il pubblico ministero De Feis. Tra i punti nevralgici della tesi accusatoria, lo stato di tossicodipendenza del Muscolini, il rapporto dell’imputato con la vittima, l’arma del delitto e i tentavi di depistaggio delle indagini che avrebbe messo a punto lo stesso Muscolini per sviare gli inquirenti. In particolare il Pm De Feis ha ribadito in aula che Muscolini, oltre a far uso solo di cocaina, come sostenuto dalla difesa, sarebbe dipendente anche di eroina. Lo dimostrerebbe il fatto che l’imputato si recava abitualmente al Sert in quanto in terapia con il metadone. Questo, secondo l’accusa, spiegherebbe il motivo per cui quella sera il Muscolini, a quanto pare in preda ad una crisi di astinenza, si sarebbe recato da Brandi, che era invece notoriamente dedito all’eroina, per procurarsi della droga. Quanto all’arma del delitto, è la stessa pubblica accusa che ammette come vi sia stata confusione nelle dichiarazioni dei consulenti tecnici, i quali inizialmente avevano escluso la compatibilità del coltello rinvenuto con le ferite inferte al corpo della vittima. Solo le successive insistenti domande hanno invece portato ad ulteriori misurazioni sulla scorta delle quali il dottor Cingolani ne avrebbe dichiarato la compatibilità. Il pm De Feis ha dichiarato anche che non sarebbero state trovate tracce di sangue sul coltello se non un’unica traccia ematica di Brandi e questo in quanto Muscolini, che secondo l’accusa si sarebbe trattenuto all’interno dell’appartamento almeno per mezz’ora dopo l’omicidio, avrebbe provveduto a ripulire accuratamente il coltello prima di portarselo via.  Inoltre, a sorpresa, la pubblica accusa, smentendo quanto finora dibattuto sull’omicidio, che è stato da sempre definito un delitto d’impeto, citando la Cassazione ha sostenuto come in questo caso il movente non sarebbe rilevante. Alla fine dell’arringa, per Muscolini è stato chiesto il massimo della pena e cioè il carcere a vita. La stessa pubblica accusa ha richiesto l’assoluzione per il reato di spaccio.

La parte civile si è invece concentrata sul valore simbolico del risarcimento economico. In particolare a titolo di danno morale sarebbero stati richiesti 200.000 per la figlia di Felice Brandi, la più colpita dalla perdita del padre, 100.000 per ciascun genitore, 50.000 per ciascun fratello oltre ad euro 410.590,00 per il danno provocato alla vittima.

panni-muscoliniÈ stata poi la volta della difesa. La prima a prendere la parola è stata l’avvocato Roberta Barabucci che oltre a confutare punto per punto le conclusioni dell’accusa, dalla dipendenza da eroina del Muscolini ai rapporti con la vittima, ha rilevato altre due questioni che potrebbero rivelarsi determinanti. Innanzitutto la presenza sul luogo del delitto di due impronte rimaste ancora sconosciute agli inquirenti, una delle quali sarebbe femminile, e in secondo luogo il fatto che all’interno dell’appartamento non sarebbero state rinvenute tracce di Muscolini. L’avvocato Barabucci ha infatti sottolineato che se Muscolini avesse provveduto a ripulire il coltello, come sostenuto dall’accusa, dopo essersi trattenuto per oltre mezz’ora dentro l’appartamento inevitabilmente avrebbe lasciato delle tracce. Si è poi concentrata sull’importanza del movente che in un delitto di tale ferocia sarebbe invece fondamentale e che non sarebbe rinvenibile in Muscolini. La parola è passata poi all’avvocato Pierlorenzo Ariozzi, il quale si è concentrato soprattutto a smentire quanto è emerso riguardo al coltello. L’accusa, così come la parte civile, ha sostenuto infatti che Muscolini non avrebbe potuto ad omicidio avvenuto infilare il coltello nella cintola dei pantaloni sia in quanto si sarebbe ferito e sia in quanto sarebbero inevitabilmente rimaste delle macchie sugli indumenti. L’avvocato Ariozzi ha però sottolineato, che se così fosse, posto quanto sostenuto dalla stessa accusa secondo cui Muscolini sarebbe partito da casa già “armato”, lo stesso imputato si sarebbe dovuto presentare a casa della vittima con il coltello in mano, il che, ha proseguito l’avvocato Ariozzi, apparirebbe alquanto inverosimile.

Oggi l’attenzione si è però concentrata su un ulteriore elemento. Sul luogo del delitto infatti sarebbero state rinvenute delle perline che, per quanto già repertate nel corso delle indagini, non erano state successivamente oggetto di ulteriori analisi.

Nel corso dell’autopsia, nel descrivere il cadavere viene infatti rilevato che il Brandi indossava un braccialetto di perline di colore rosso giallo e legno. Viceversa intorno al cadavere e incastrate sui vestiti della vittima sarebbero state rinvenute delle perline di colore bianco e turchese. Pertanto l’avvocato Ariozzi ha chiesto alla Corte di disporre una perizia volta ad accertare il Dna presente sulle stesse. Qualora dovesse risultare che le tracce genetiche presenti non fossero né della vittima né di Muscolini, quelle perline, secondo quanto sostenuto dalla difesa, verosimilmente apparterrebbero all’omicida che, nell’infliggere i colpi, avrebbe rotto l’ornamento che aveva indosso lasciando sul luogo del delitto una traccia fondamentale. La difesa ha dunque concluso chiedendo per l’imputato l’assoluzione piena per non aver commesso il fatto.

Riguardo a questa ulteriore richiesta istruttoria, sulla quale l’accusa ha già sollevato l’eccezione di tardività, occorrerà attendere il prossimo 30 aprile quando a seguito delle repliche delle parti la Corte deciderà in camera di consiglio se riterrà sufficienti per la sentenza gli elementi a disposizione o se sarà necessario, per giungere alla soluzione dell’intricata vicenda, l’acquisizione di questo ulteriore dato.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X