Protezione Civile ed operai del Comune
al lavoro per ripulire i giardini di San Severino
Volontari del gruppo comunale di Protezione Civile e operai del Comune di San Severino Marche si sono messi al lavoro per ripulire e risistemare i giardini pubblici “Giuseppe Coletti” di viale Matteotti. Prima l’intervento per la potatura delle folte chiome degli alberi, con il taglio di qualche ramo pericolante da parte degli addetti al servizio manutenzioni, e poi quello che si è concretizzato in un vero e proprio “maquillage” di aiuole ed angoli più caratteristici, grazie all’insostituibile opera degli iscritti al gruppo comunale di Protezione Civile, coordinati dal presidente Dino Marinelli. Siepi e composizioni floreali hanno ripreso vita dando una nuova immagine del parco comunale frequentato, in questi giorni di vacanze pasquali, da tanti ragazzi settempedani ma anche, viste le temperature, da mamme e bambini. L’assessore comunale alle Manutenzioni, Giampaolo Muzio, che ha seguito personalmente l’avvio degli interventi di risistemazione, che proseguiranno anche nelle prossime settimane, ha voluto ringraziare i volontari del gruppo di Protezione Civile e gli addetti alle manutenzioni del Comune per l’egregia opera fin qui svolta. Poi ha lanciato anche una proposta, subito raccolta dai titolari di attività commerciali e da alcune industrie e botteghe artigiane settempedane, per l’adozione di un’aiuola. “Ciascuno avrà un angolo dei giardini pubblici da curare. Si potranno, sotto la nostra supervisione, piantare fiori e nuove essenze e mettere a dimora piccoli arbusti. In cambio indicheremo chiaramente, con una targa che sarà per tutti uguale, chi sarà l’autore della meritoria opera. Adottare un pezzo di verde aiuterà ad avere una città migliore – sottolinea l’assessore Muzio che ricorda che ci sono interi quartieri che hanno già chiesto al Comune di poter prendersi cura di alcuni spazi utilizzati solitamente per stare all’aria aperta. A nome dell’Amministrazione l’assessore poi conclude – Siamo sicuri che una volta ripulite queste strutture saranno anche più rispettate. Chi solitamente se ne serve sarà guardiano ed eviterà i vandalismi che costringono l’Amministrazione ad interventi straordinari anche piuttosto costosi”.

Sulla parete di un ufficio del Municipio di San Severino è attaccato un quadretto, inosservato dai più, ma che ha una sua lunga storia da raccontare. Venne dipinto nel 1884 dal giovane e promettente settempedano Amedeo Romagnoli, che era stato mandato a studiare a Roma dal sindaco Giuseppe Coletti a spese del Comune in quanto meritevole. Nel dipinto, di scarso valore artistico ma di grande valore documentario, è raffigurata una scena di vita nel giardino pubblico che porta ancora il nome del suo fondatore, appunto il sindaco Coletti. Non sappiamo che fine abbia fatto l’autore del dipinto, anche se riteniamo sia stato un modo come un altro per ringraziare il sindaco mecenate, mostrando i risultati fin lì ottenuti. Ebbene, nel giardino ripreso in un giorno di festa, si possono cogliere diversi elementi di costume: un chiosco/bar neogotico, un cameriere con tovagliolo sulla spalla, un bambino che gioca, gli uccelli, una coppia elegante seduta intorno ad un tavolino in ferro a tre piedi, bella gente che passeggia e le varie essenze arboree. Credo che questo sia un rarissimo documento di giardino pubblico, uno dei primi in Italia, che a sua volta riprendeva da quelli esclusivi delle ville, architettati ad immagine e somiglianza dell’Eden. Infatti il giardino all’italiana serviva a manifestare una volontà di ordinata bellezza e di regolata varietà, dentro una natura fatta obbediente e domestica e allineata in precisi disegni che dovevano stupire e far riflettere. Comunque il “Giardino Coletti” è ben conservato e nello stesso tempo poco valorizzato. E dire che una volta era una sorta di fiore all’occhiello per l’immagine di San Severino, tanto che è stato il soggetto preferito dai fotografi per tante cartoline, come ci dimostra la Fondazione Carima, che nel suo sito ne ha archiviate oltre quaranta (www.cartolinemacerata.it). Ma questa è un’altra storia.
http://www.youtube.com/watch?v=4DVwlFUERBs