La lezione di Roberto Vecchioni
CIVITANOVA - Il cantautore è salito in cattedra al teatro Conti di San Marone per il convegno organizzato dall'associazione italiana maestri cattolici sul tema dell'educazione
di Laura Boccanera
Passa dai Beatles a Saffo, da Euclide alla metrica greca, paragonando il verso dattilo al rock ‘n’ roll, spaziando dall’epica all’arte, dalla letteratura di Pessoa e Fitzegerald a Bob Dylan. E’ il professore cantautore per eccellenza, Roberto Vecchioni, che per una sera si è spogliato del ruolo di musicista per salire in cattedra e indossare la toga da insegnante. L’occasione è particolare, la due giorni di convegno organizzata dall’associazione italiana maestri cattolici sul tema dell’educazione. E il teatro Conti di San Marone ha ascoltato entusiasta la “lezione” di Vecchioni. E pensare che tutto è partito da una domanda: a cosa serve studiare il greco ed il latino? Vecchioni da oratore qual è ha sviscerato nozioni da manuale a storie di vita, esempi e citazioni, tutto a braccio, seguendo i voli pindarici della mente e congedandosi con due consigli per la vita, non solo quel sogna ragazzo sogna citato nella sua canzone di successo. “Oggi manca una conoscenza della memoria – dice il cantautore – il rispetto del passato, non posso accettare una gioventù che non apprezzi i vecchi, perchè sono la nostra storia, le nostre fondamenta, i giganti sui quali poggiamo. Quindi non sarai mai nessuno se non conosci il greco ed il latino, perchè tutto ciò che fai e il modo in cui pensi è forgiato in quella cultura. Sarai un essere tecnologico, che sa come si fanno le cose, ma non perchè le si fanno. Solo la bellezza, l’anima, l’arte dà la finalità. In un girasole di Van Gogh c’è tutta l’umanità e non lo scambierei per nessuna somma al mondo”.
